Joy Williams.
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I vivi e i morti.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Quick and the Dead.
Traduzione di: Marco Bertoli.
2010 Nutrimenti.
ISBN 978-88-95842-56-1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Io distinguo tra la vita e la morte.
Accecante inno alla provvisoriet dell'essere, ispido tributo al disallineato genio dell'adolescenza, I vivi e i morti racconta, nella cornice dell'aspro deserto del Sud-ovest americano, le assurde vicende di Alice, Corvus e Annabel, sedicenni orfane di madre, amiche per caso, eroine loro malgrado nella tragedia della loro vita. Alice non ha mai conosciuto i genitori: dopo la morte della madre, in un incidente aereo, ha sempre vissuto con i nonni, scoprendo solo da grande che il fratello maggiore era in realt il padre. Ecologista militante, vegetariana (quel cibo una volta aveva una faccia), preferisce di gran lunga gli animali agli uomini. Corvus fa del lutto una ragione di vita; ha da poco perso i genitori in un bizzarro incidente d'auto e, dopo aver dato fuoco alla casa ed essersi ritirata in una roulotte con il suo cane, sembra sprofondare in un'indolenza da cui la scontrosa Alice tenta di liberarla.
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Annabel, la pi aggrappata alla vita delle tre, invece, sembra solo una vanitosa intenta a prendersi cura della sua pelle. Intorno, una parata di personaggi che compaiono e scompaiono a formare un'obliqua rete di dipendenza, fiducia e sospetto. Tra questi, il padre di Annabel, Carter, che desidera carnalmente il suo giovane giardiniere buddhista ma continua a ubriacarsi e a litigare con il fantasma di sua moglie, che fa di tutto per portarselo dall'altra parte; Emily Bliss Pickless, una bambina di otto anni che si finge un po' tonta per compiacere gli dulti. Ray Webb,
diciannovenne ladruncolo schizzato, convinto di avere una scimmia nel cervello.
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Nel silenzio occhiuto del deserto tutto  sulla difensiva, combattivo, deciso a vivere a ogni costo; tutto  e rimane confine, paranoie di vivi gi morti e di morti che tornano in vita, e il silenzio  ogni tanto squarciato da qualche mentecatto che si diverte a sparare ai cactus, onnipresenti
sentinelle e miraggio di immortalit. Per la Williams, nella sua narrativa-cenotafio, vita e morte sono sullo stesso piano, come una trappola paziente,
e la mortalit  un fazzoletto di speranza, erba cattiva e risentimento. Vivere  come essere ospiti d'onore nei diorami tetri del destino; le barriere dell'uomo sono insufficienti, e non c' nemmeno il posto per una divinit distratta.
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L'autrice.
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Joy Williams (1944)  nata a Chelmsford, Massachusetts. Nel 1965 ha conseguito il Master Degree in Fine Arts presso l'universit dell'Iowa. Ha insegnato e insegna scrittura creativa in diverse universit americane distinguendosi per il rigore e il seguito delle sue lezioni. E autrice di quattro romanzi, tre raccolte di racconti, una raccolta di saggi su tematiche ambientali e una guida turistica non convenzionale dell'arcipelago Florida Keys. Ha vinto numerosi premi, tra cui lo Strauss Living Award e il Rea Award per la short story. Dal 2008  entrata a far parte dell'American Academy of Arts and Letters.
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A parte l'insegnamento, Joy Williams conduce una vita appartata tra Key West, Florida, e Tucson, Arizona. Non usa il computer n il cellulare, e ritiene che l'atto creativo richieda tempo e dedizione e che i temi da affrontare nell'arco di una carriera non siano pi di due o tre. Il suo primo romanzo, State of Grace (1973),  stato nominato per il National Book Award. Il secondo, The Changeling (1978),  diventato famoso per una dura stroncatura di Anatole Broyard che lo defin un grosso e arbitrario pasticcio. Oggi  un libro di culto.
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Nel 1982 la raccolta di racconti Taking Care  stata un grande successo di pubblico e critica che valse alla scrittrice paragoni con Flannery
O'Connor e Joyce Carol Oates. Tra gli ammiratori della Williams figurano scrittori come Don DeLillo, Richard Ford, Bret Easton Ellis. Nel 2000 I vivi e i morti  stato finalista al premio Pulitzer.
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Biografia del libro.
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Tre ragazze ritratte nello spinoso passaggio dall'adolescenza all'et adulta.
L'arte ha l'obbligo di confrontarsi con la singolarit della nostra condizione: pensiamo, ci meravigliamo, ci disperiamo, ci interessiamo al prossimo, moriamo. Forse faremmo meglio a spendere diversamente il nostro tempo, ma di fronte alle ingiustizie e alla stupidit della politica, alla distruzione del mondo, ho sempre la tentazione di credere che le cose non siano proprio quello che sembrano. Queste parole di Joy Williams sono il manifesto della sua poetica. I vivi e i morti, uscito nel 2000,  soltanto l'ultimo capitolo dell'indagine sul controverso bilico tra la vita e la morte, esistenza reale e percepita che ha caratterizzato tutte le sue opere. Questo libro  figlio del
nuovo millennio. In quel periodo la gente era forse pi desiderosa di riflettere sul pericolo di esistere.
La maggior parte dei miei sforzi di scrittura sono tesi a sottintendere ci che  esprimibile e viceversa, e la ricerca della concretezza  essenziale per entrambe le cose. Scrivere trasforma chi scrive, e c' sempre il rischio che la lingua s'incagli e non riesca pi a ottenere l'effetto desiderato. Ma per fortuna in letteratura non si  obbligati a dire qualcosa. I vivi e i morti  stato scritto su una vecchia macchina per scrivere mentre Joy Williams masticava i suoi immancabili chewing gum Wrigley.
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In verit ogni cosa, che non sia Dio,
 un nulla, e come un nulla va considerata.
Tommaso Da Kempis, Imitazione di Cristo.
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Me ne sono andato laddove
non avrei trovato riparo.
Canto yaqui della caccia al cervo.
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LIBRO PRIMO.
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Dunque non credete in un'altra vita?
Allora s che abbiamo il posto che fa per voi!
Come dicevano quei vecchi cartelloni, se abitaste qui, sareste a casa. Prima, per, qualche domanda. Per stabilire se avete i requisiti.
Che differenza c' tra il non essere ancora nati e l'aver vissuto, e l'essere morti?
Qui senza immaginazione la ragione non vi servir.
Una lepre  il segno determinativo del concetto di essere. Supponiamo che catturiate per davvero una lepre del deserto e che le mettiate uno specchio davanti al muso; notereste che sul vetro apparir l'umida traccia del suo respiro. Quell'umore esce dalla lepre bench in lei di umore non entri nemmeno una goccia. Basta questo a confutare l'assioma nulla viene dal nulla?
Considerate l'abisso che separa il mondo materiale da quello spirituale pura illusione?
Non preoccupatevi di catturare la lepre.
Siete convinti che quello che  gi stato continui ad essere e che quello che sar sia gi stato?
I morti hanno certi obblighi. Tra questi, c' quello di ricordarsi di noi?
Vi sembra una domanda irrispettosa?
I morti vi sembrano ridicoli? E se fossero i morti a trovare ridicoli i vivi?
Nulla di ci che facciamo  inevitabile, ma tutto  irreversibile. Pensate di riuscire a ricordarvelo in futuro, e se s, come?
A cosa paragonereste la vostra vita, al vento o alla polvere? Perch? Scusate.
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Capitolo 1.
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L'inverno era passato senza pioggia e fiori non ce n'erano, fiori
non ce ne sarebbero stati. Eppure non si poteva dire che il paesaggio,
in quella primavera dei sedici anni di Alice, avesse patito
la siccit. No, il deserto non conosceva siccit. Qualcosa di cos
abitudinario e protratto non poteva essere altro che vita: una vita
invisibile, in attesa. Quella primavera, le cose che attendevano
di germogliare avrebbero continuato ad attendere. Tra le cose
possibili non c'era n morte n vita. Ma una promessa di aiuto,
naturalmente.
Era ormai pi di un mese che, dopo la scuola, Alice faceva
la baby sitter a Jimmy e Jacky, due gemelli di sei anni. Vivevano
con la madre che era via tutto il giorno a tagliare capelli. Anche
il padre era via, in un altro Stato, a costruire sommergibili.
Capelli, sommergibili, che schifo, pensava Alice. Per i bambini
non provava il minimo interesse. Piangevano spesso, si perdevano
in racconti noiosi e interminabili, erano sdolcinati e crudeli
e, se contraddetti, mordevano. Avevano un coniglietto per
il quale Alice stava in apprensione. Fece in modo che smettessero
di lavarlo di continuo e cerc di convincerli a farlo loro, il
bagno, ma non ci riusc. Li aiutava in certe ricerche per la scuola.
Non era mai troppo presto per il giornalismo d'inchiesta. N
avrebbero dovuto farsi dissuadere dall'imbarazzo della maestra:
mettere in imbarazzo le maestre  un dovere morale. Non erano
per niente troppo piccoli per essere informati sui mali causati
dalle sovvenzioni all'agricoltura, dalle monoculture e dalla sovrapproduzione.
Avrebbero dovuto sapere qualcosa, anche se in
modo vago, almeno all'inizio, sui macelli. Non c'era bisogno che
imparassero tutto subito - avrebbero rischiato di scoraggiarsi -, ma era giusto che sapessero che alcune creature, come i pony per
esempio, prima venivano messe al mondo e poi venivano tolte
di mezzo per essere trasformate in borsette e giacconi. Avrebbero
dovuto promuovere una petizione contro l'illuminazione
dei campi sportivi che, se eccessiva, oblitera il cielo notturno.
L'eccesso di luce era una cosa cattiva. Al contrario, altre cose
percepite come cattive erano buone. Le vespe, per esempio.
Non avrebbero dovuto distruggere con il veleno il nido di vespe
scoperto in garage perch vederle mentre lo costruivano era
divertente, un po' come guardare un filmato accelerato. L'abilit
architettonica delle vespe, quella consapevolezza da insetti
di una struttura suprema e predestinata che solo loro potevano
creare, avrebbe dovuto suscitare la loro ammirazione. Gente in
gamba, le vespe! Le regine erano in grado di permanere tutto l'inverno
in uno stato di conservazione criogenica. Jimmy e Jacky
avrebbero potuto guadagnarsi una nota di merito grazie alla loro
conoscenza delle vespe, del settore agroindustriale, dei macelli,
solo per fare qualche esempio. Alice aveva questa certezza:
avrebbe reso interessante il loro apprendimento.
Con i compiti, invece, non era di grande aiuto. Perlopi si limitavano
a far passare il tempo. E Alice fu sorpresa di scoprire
che ai bambini non viene istintivo far passare il tempo. A volte
scendevano da Goodwill, che vendeva roba di seconda mano, a
guardare tutte quelle cose che un tempo la gente aveva desiderato
e che poi non voleva pi. Lei di solito non comprava nulla perch
non credeva nel consumismo, ma una volta aveva preso una
sfera di vetro con dentro una suora e la neve che cadeva. Costava
solo cinquanta centesimi perch la neve era diventata marrone,
si era rappresa e, quando capovolgevi l'arnese, ricadeva in grumi
ripugnanti. Ma poi, che ci faceva una suora dentro una di quelle
sfere con la neve? Alice non aveva mai visto una cosa del genere.
Nemmeno i gemelli avevano mai visto una cosa del genere.
Comunque Goodwill poteva andar bene una o due volte alla settimana.
Gli altri giorni i gemelli rimanevano seduti sulle seggioline
di plastica nella stanzetta piena di cianfrusaglie mentre
Alice parlava con loro di tante cose, soprattutto dei problemi
dell'ambiente. A Alice piaceva parlare degli animali e dell'eccesso
di imballaggi. Apriva i loro occhietti sul mondo della pesca a
strascico, sul recupero delle aree paludose, sul controllo dei predatori
e della sovrappopolazione. Li esortava a discutere con la
madre il problema della sovrappopolazione. Non sempre restavano
concentrati. Nella cameretta c'era un letto a castello e tutti
e due dormivano in basso. Solo dopo aver compiuto i sette anni
avrebbero avuto il permesso di dormire sul letto in alto. Non stavano
pi nella pelle.
La madre non l'aveva ancora pagata, e verso la fine del secondo
mese Alice le chiese quanto dovuto.
S, s, certo, disse la madre. Domani devo andare in banca.
Sabato, va bene?.
Sabato mattina eccola comparire a casa di Alice sulla sua station
wagon grossa e trascurata. Alice, la nonna e il nonno erano
in veranda a bere caff e guardare gli uccelli che mangiavano
dalla vaschetta. Anzi, a guardare gli uccelli era solo Alice, dal
momento che la nonna e il nonno erano tutti presi a discutere del
compost. Alice non sarebbe stata capace di parlare del compost
cos di prima mattina, ma loro s. Per loro il compost era munifico
quanto Dio, e di sicuro altrettanto interessante. Il motivo per
cui una pianta sana respinge i parassiti, dicevano,  che nelle molecole
delle sue cellule ci sono vibrazioni intensissime. Maggiore
 il grado di salute, maggiori sono le vibrazioni. Siccome le vibrazioni
dei parassiti si collocano su un livello molto pi basso, questi,
a contatto con una pianta sana, ricevono uno shock.
E perch no, pensava Alice.
Alice si avvicin alla station wagon stracarica di bagagli senza
affrettarsi. Sta partendo?, chiese.
Jimmy e Jacky non te l'hanno detto? Ah gi, li ho costretti a
mantenere il segreto. Vieni, andiamo a fare colazione. Ti offro
una ciambella.
A Alice quella signora faceva venire la pelle d'oca. Indossava
vestiti larghi e informi, lei li chiamava gli stracci.
Ho gi fatto colazione, disse Alice.
Devo parlarti, disse la donna. Non c' bisogno che facciamo
colazione. Perch non andiamo ai giardini pubblici?  una
bella passeggiata.
Alice si gir in direzione della veranda, ma la nonna e il nonno
erano rientrati in casa. Scroll le spalle, poi sal in auto. Le macchine
non le erano mai piaciute e questa le sembrava pure peggiore
delle altre. Si avviarono a buona velocit verso i giardini, a
una ventina di chilometri da l. Le dolci, care montagne scorrevano
lungo l'orizzonte.
La signora sollev il suo grosso braccio e rovist alla cieca sul
sedile posteriore. L'auto sband sulla carreggiata, Alice stoicamente
continu a guardare davanti e alla fine la donna trov ci
che cercava: un cocktail in lattina. Vuoi?, disse. Alice scosse la
testa. Sicura?, disse la donna. E praticamente succo di frutta.
Io voglio... una cicatrice, pens Alice. Una cicatrice che faccia
tremare la gente, ma che non susciti compassione. Non quel
tipo di cicatrice.
Dove sono Jimmy e Jacky?, chiese infine Alice.
Con la baby sitter.
Alice la guard.
Ne sto provando un'altra solo per la mattina, e poi comunque
ce ne andiamo. Torniamo da mio marito. Cos torneremo ad
essere una famiglia.
Mi deve trecento dollari, signora, disse Alice.
Ah s? Come volano le ore, eh?.
Vuole una ricevuta per le tasse?.
S, la vorrei la ricevuta.
Entrarono nel parco. In mezzo alla strada giaceva un animaletto
morto, l'auto che le precedeva ci pass sopra. Anche loro
ci passarono sopra. Un branco di uomini in pantaloncini fluorescenti
le super a passo di corsa.
Dio, come odio questo posto, disse la donna. Cerc a tentoni
un'altra bibita sul sedile posteriore.
Perch ci siamo venute, allora?.
Intendo tutto questo posto, questo Stato.
Parcheggi sterzando bruscamente. C'era qualche panchina,
e alcune piccole tettoie per ripararsi dal sole. Spense il motore e
scese dall'auto. Devo fare la pip, disse. Alice rimase seduta a
contemplare le montagne. Lungo il tragitto si incontrava prima
il cactus cholla, poi il ginepro e il cirmo, infine l'abete e il pioppo
tremulo. Da zero a duemilacinquecento metri in meno di settanta
chilometri. Vivere in un posto dove potevi fare una cosa del
genere era straordinario, come vivere a una velocit eccezionale
o in due corpi differenti. Gli animaletti del deserto nemmeno sospettavano
dell'esistenza degli animaletti delle montagne, sebbene
cos vicini. E lo stesso valeva per gli animali grandi.
Alice cerc carta e penna nel caos del sedile per scrivere la ricevuta;
le gambe le si erano appiccicate al fetido vinile del sedile.
Scese e rimase in piedi all'ombra. La pip, pens. Stava probabilmente
cacando, quella donna spaventosa. Dopo un po' eccola
che ritorna, lei e il suo straccio. Quel giorno i capelli erano rossi,
altre volte castani. Un genio con le tinture, niente da dire.
Sai cosa continua a ronzarmi in testa?, disse la donna. L'incredibile
prezzo esplosivo di Dak... Compreremo uno stereo nuovo,
non riesco a togliermelo dalla mente.
Alice le porse la ricevuta. Purtroppo  a matita, ma sono sicura
che va bene lo stesso. Se vuole pu darmi un assegno. Per
preferirei contanti.
E questo che ti ronza in testa a te, eh, come l'incredibile prezzo
esplosivo di Dak?. La donna si mise a ridere e lasci cadere il
foglio per terra. Se davvero pensi che ti pago, sei pazza. Pervertita.
Carognetta. Ma sta' attenta, sai.
Alice guard il foglio. Cosa aveva che non andava? Giaceva a
terra.
Hai detto ai ragazzi che il mondo starebbe meglio se loro non
ci fossero, me l'hanno raccontato. Mi hanno detto che hai ucciso
un pony e un contadino e che gli dai da mangiare sandwich
con lattuga e cacca di coniglio. Dicono che odi le suore e che non
 necessario tirare lo sciacquone ogni volta che vai in bagno, ma
solo quando l'acqua  gialla. Ma il colmo  stato il nido di vespe.
Sono allergica alle punture delle vespe e delle api, potrei andare
in shock anafilattico e morire. E quando ho spruzzato l'insetticida
su quell'accidenti, si sono messi a strillare. Era grande come
un fusto di birra. Mi hanno urlato contro perch ho distrutto
una cosa che avrebbe ucciso la loro madre.
In realt succede raramente che uno shock anafilattico sia letale,
disse Alice.
Met delle cose che mi hanno raccontato c' anche sulla
lista.
Quale lista?, disse Alice. La sua voce le suon strana. Se
vuole pu darmi un assegno, per preferirei contanti continuava
a girarle per la testa.
La checklist dei sintomi da abuso con rituale satanico redatta
dallo psicologo di un programma radio notturno, un'autorit
nazionale in materia. La lista comprende, tra le altre cose, l'interesse
per le feci e la morte, i capricci immotivati, i discorsi su
mutilazioni e smembramenti, la paura di mostrarsi normali e cooperativi,
disse lei contando con le dita.
Queste sono solo scemenze, disse Alice.
Qui l'unica scema sei tu, stupida che non sei altro, a pensare
che ti pago, disse la donna. Ho di meglio da farci con i miei
soldi.
Jimmy e Jacky devono aver frainteso le mie parole, disse
Alice. Era probabile che fosse tutta quell'enfasi su capelli e
sommergibili dell'ambiente familiare a renderli un po' duri di
comprendonio.
Stai attenta, disse la donna. Non ti avvicinare. Alice non
si era mossa. Stai attenta, continu ridendo mentre risaliva sulla
station wagon. Poi se ne and via.
Un uccello nero, una fainopepla, le sfrecci davanti e and a
posarsi su un tremolante arbusto di mezquite. Alice ebbe l'impressione
che il deserto la stesse osservando, che si stesse avvicinando,
ma non per curiosit. Fiss lo sguardo in lontananza, lo
contempl come qualcosa in lento e regolare progresso, qualcosa
in arrivo. Si alz un venticello feroce e un bicchiere di plastica
fluttu nell'aria fino a infilzarsi su un ocotillo. Alice riprese la
via verso l'ingresso del parco, non lungo la strada ma attraverso
il deserto. Ogni tanto un'auto o un furgone la superavano. Non
vedeva altro che piccole teste dietro finestrini chiusi. Camminava
veloce, ogni tanto si metteva a correre, attraversando gole e scavalcando
massi, passando accanto a quelle strane piante dalla vita
stentata e difficile. Non c'era niente che non avesse spunzoni o
spine. Niente che non fosse dentato o appuntito. Niente che non
fosse sulla difensiva, combattivo, deciso a vivere a qualunque costo.
Tutte cose che a lei piacevano. Cose piene di carattere. Allo
stesso tempo, cose che erano l solo perch si erano adattate alle
circostanze, alle circostanze esterne ed estreme dell'ambiente.
Le piante erano fortunate perch il loro adattamento non era
considerato un compromesso. Per un essere umano, per una ragazza,
era pi difficile.
Mai pi avrebbe cercato un lavoro retribuito come quello,
questo era poco ma sicuro. Si sarebbe tenuta fuori dal settore
pubblico. Avrebbe fatto l'anarchica, avrebbe corso con i giaguari.
Avrebbe imparato, previo addestramento, ad essere completamente
irrazionale. Si sarebbe innamorata di una persona del
tutto inappropriata. Ci si sarebbe messa di impegno, ma concedendosi
pure un certo abbandono. Avrebbe assunto nomi diversi,
Serpente, Neve... anzi no, quella era un'idea puerile. Voleva essere
straordinaria, possedere una scintilla selvaggia.
Era tornata sulla strada e non era lontana dall'ingresso. L'animale
spiaccicato era ormai un bacio rosa sull'asfalto. Tast le
monete che aveva in tasca. Si sarebbe comprata qualcosa da bere
e avrebbe chiamato la nonna. Desiderava... le sarebbe piaciuto
uno di quegli uccelli, quelle bigie che volano dal Maine al Venezuela
senz'acqua, senza cibo, senza posarsi mai. Ad un certo
punto sentono il desiderio di trovarsi a quattromila chilometri da
dove sono e quello  l'unico modo in cui sanno farlo.
Chiam da un telefono davanti al centro visitatori. Avrebbe
voluto conoscere qualcuno da poter chiamare clandestinamente.
Nonno, disse. Ciao.
Alicetta, rispose fievole il nonno, dove sei?.
Gli indiani chiamavano le voci che sentivano al telefono gli
spiriti che bisbigliano. Un bisbiglio, un bisbiglio, diceva il sangue
del nonno mentre scorreva nelle arterie della testa. Gli indiani
non si dilungavano mai nelle spiegazioni: una risposta chiara
ed esauriente non si addice ai modi di un indiano. E questo Alice
lo ammirava.
Faccio la baby sitter, nonno. Mi sembrava di avertelo detto.
Segu una pausa di preoccupazione.
Forse mi sono scordata di dirtelo, ma tengo i bambini fino a
tardi. Sar a casa tra un bel po'.
Non preoccuparti, noi siamo qui....
Lo so che siete l, nonno.
Lui riagganci delicatamente. Il nonno al telefono aveva certi
vezzi tra cui questo: interrompeva piano la comunicazione, nella
speranza di passare inosservato.
Al centro visitatori Alice and nel bagno degli uomini, e tanto
piacere. Si lav le mani e fiss lo specchio. La missione era
di non avere... assolutamente... nessuna espressione. Si guard.
Non pareva in s, ecco cosa. Se fosse andata in giro con quella
faccia l'avrebbero arrestata. Si lisci i capelli sugli occhi e usc.
Odiava gli specchi.
S'avvi di buon passo e poco dopo le si par davanti un enorme
supermercato, avamposto della cavalleria dei consumatori.
Era circondato dall'irregolarit del deserto e sfoggiava grosse
insegne che annunciavano la disponibilit di investimenti cuscinetto
per chi fosse intenzionato a combinare qualcosa nella
vita. Mucche al pascolo nel deserto; mucche di rappresentanza,
assunte per denotare una zona fiscale pre-cuscinetto. Pochi chilometri
oltre, il deserto era completamente svanito e delle mucche
nemmeno l'ombra. Prov a immaginare cosa avrebbe fatto
alla station wagon di quella donna. Avrebbe proceduto con calma
e metodo. Avrebbe forzato il cofano e tolto il tappo dell'olio.
Con un manicotto posizionato nel punto giusto avrebbe versato
acqua nel serbatoio dell'olio e rabboccato quello della benzina.
Nel garage avrebbe trovato una lattina di solvente, che avrebbe
versato nel radiatore. Si sarebbe astenuta dal manomettere i
freni per riguardo ai bambini, ma avrebbe cosparso di colla tutti
i sedili.
Si stava avvicinando alla Casa del Cerchione, uno dei suoi posti
preferiti. Si ferm per godersi la magnifica esposizione di cerchioni.
Le vetrine erano affollate da grandi ruote luminose le cui
fichissime gibbosit centrali riflettevano e distorcevano tutto.
Assomigliavano a macabre teste, intelligenti e disancorate.
Se l non avevano il cerchione che cercavi, allora voleva dire
che non esisteva.
Prosegu rinfrancata verso la casa di Jimmy e Jacky. Quei cerchioni
l'avevano rinvigorita. Le avevano schiarito i pensieri. Un
atto di vandalismo contro la station wagon sarebbe stato troppo
facile, troppo prevedibile e, a quel punto, troppo premeditato.
Avrebbe dovuto pensare pi in grande. Avrebbe dovuto tentare
di liberare i bambini, quei fetidi e diffidenti mocciosi. Dalla
madre non avevano ricevuto altro che un buon taglio di capelli.
Avrebbe dovuto salvarli da quella presenza corruttrice, da quel
mondo di sbronze, stracci e insetticidi velenosi, ma cos facendo
avrebbe commesso un rapimento, un reato punito con la pena di
morte, o almeno cos le pareva. Senza considerare poi che lei di
Jimmy e Jacky non sapeva che farsene.
La casa era abbandonata. Il cortile anteriore era disseminato
di scatoloni di cartone pieni di abiti e giocattoli rotti, tutti con su
scritto gratis. Il garage era vuoto. La conigliera era vuota a eccezione
di un fagiolino avvizzito. Il coniglio stava probabilmente
saltellando l intorno terrorizzato. Oppure se ne stava raggomitolato
da qualche parte, stordito dal fatto di trovarsi incomprensibilmente
senza pi una casa. Oppure la madre l'aveva bollito e
servito ai gemelli per pranzo, con pane e patatine fritte. Per quel
che Alice ne sapeva, sarebbe stata capacissima.
Rientrata in casa, Alice si mise in camicia da notte e mangi due
sandwich al formaggio e un piatto di spaghetti. La nonna e il
nonno erano in soggiorno e guardavano Furia che dormiva nella
cuccia, circondato dai suoi giocattoli. Furia si chiamava come il
bellissimo cavallo di Bette Davis in quel film in cui Gary Merrill,
che si spacciava per il marito di Bette, gli spara. Bette Davis era
la diva preferita della nonna. Tra le nuove leve non ce n'era una
alla sua altezza.
Alicetta, disse il nonno. Sono contento che sei tornata. Abbiamo
qualche domanda per te.
Difficili, stasera, disse la nonna.
Alice si prepar un altro sandwich al formaggio. In fatto di cibo
non si tirava indietro: mangiava come un cane randagio salvato
per il rotto della cuffia.
Una donna va dal dottore, disse la nonna, e il dottore le dice
che ha un cancro al fegato e che le restano tre mesi di vita. Il
cancro al fegato  dolorosissimo, terribile e non c' verso di sconfiggerlo,
le dice il dottore.
Tipico, disse il nonno.
Come?!, disse la nonna.
Tipico dei dottori. Il nonno prese un fazzoletto di carta da
una scatola sul tavolo accanto e cominci a frugare in un orecchio
di Furia.
Vabb, lei torna a casa e parla a lungo con suo figlio, e il figlio
le mette a disposizione la sua collezione di pistole, e lei si
spara. Le fanno l'autopsia e viene fuori che non aveva nessun
cancro al fegato.
Aveva delle sacche di pus e basta, aggiunse il nonno. Si mise
in tasca il fazzoletto usato senza guardarlo.
Allora, ecco la domanda: chi  il responsabile della morte di
quella signora? Lei, il figlio o il dottore?.
Questo genere di problemi aveva sempre il potere di mettere
Alice di buon umore. Non si trattava di etica o di logica e, comunque,
date le circostanze, la risposta era irrilevante. E a lei
piaceva da morire.
 
Capitolo 2.

Corvus aveva perso i genitori - morti annegati - verso la fine di
quella strana estate. Qualcuno aveva telefonato a scuola; era stata
convocata dal preside e le avevano detto come stavano le cose.
Sembrava incredibile ma i fatti erano andati proprio cos. I genitori
erano andati in viaggio nello Stato di Sonora, in Messico,
per festeggiare il loro anniversario. Erano stati in spiaggia. Avevano
nuotato, erano andati in barca a vela, avevano perfino fatto
le immersioni nel Golfo della California ma poi erano annegati
tornando da Nogales, su uno svincolo della I-10 nel corso del primo
temporale dell'anno, subito dopo uno di quei cartelli che avvisano
di non proseguire in caso di piena, cartelli che, come
sostengono i tecnici dell'autostrada (e avevano continuato a farlo anche dopo l'incidente sempre con quell'aria fastidiosamente
assennata), se sono l un buon motivo c'. L'ultima fotografia di
Corvus con la madre e il padre era stata scattata non molto tempo
prima in quella stessa sabbiosa citt di confine, Nogales, con
l'asinello nella via dei turisti, l'eterno, infaticabile asinello, e alle
sue spalle il mare di compensato e il tramonto. Al di l di quel
mare dipinto la gente viveva, dentro scatoloni di cartone, con
i tetti in lamiera fissati da pneumatici e vecchie batterie di automobili
e, ancora oltre, terra incolta che correva fino al mare,
quello vero, il mare dal quale i suoi genitori erano usciti ma da
cui non erano mai tornati. Un pensiero frequente di Corvus: non
erano mai tornati. Fatto sta che, pensava, nel trovarsi di colpo a
mollo, si erano messi a ridere, probabilmente, convinti che presto
li avrebbero salvati.
La cosa peggiore era quella foto con l'asinello, pensava Alice.
Alice passava un sacco di tempo a casa di Corvus, una piccola
casa di adobe con le immancabili modanature azzurre. Poich
era un terreno da pascolo, sul suolo indurito era rimasto soltanto
qualche arbusto di mezquite. Un vecchio furgone Dodge era parcheggiato
in un corral che per il resto era vuoto, e c'era una fiammante
roulotte Airstream a causa della quale i genitori di Corvus
avevano adottato la politica di traslocare ogni anno. E poi un segugio
con un gran testone, per il quale il mondo, al di fuori della
madre di Corvus, non esisteva. Poco distante abitava un vicino
di nome Crimmins, poi pi nessuno per chilometri e chilometri.
Il cane si chiamava Tommy.
Alice non ha fotografie. Cos si diverte a guardare quelle di
Corvus. Ogni volta Corvus ne elimina qualcuna, ma quella dell'asinello
continua a rimanere, insieme ad altre, mentre alcune
tra le preferite di Alice - quelle che raffigurano un ideale, quelle
che ritraggono un bambino, per esempio, con un vero padre
e una vera madre che lo guardano con aria seria e premurosa -
spariscono senza una ragione. Le foto stanno in una bassa cesta
intrecciata in cui Alice rovista con delicatezza. Anche se ce ne
sono sempre di meno, sembra in realt che aumentino, come se
sbucassero da qualche angolo della casa. Alice si domanda se la
maniera con cui Corvus maneggia le foto non sottintenda qualche
cerimoniale. A Corvus le cerimonie piacciono. Al cimitero,
il servizio era stato d'ambizione barocca, nonostante non ci fosse
nessuno, fatta eccezione per una cantante, pagata, e il prete.
Il marmista aveva detto che sarebbe venuto ma non si era fatto
vedere. Alice non aveva mai incontrato un uomo con un tale repertorio
di scuse. Quando lei e Corvus, il giorno prima dei funerali,
erano andati nel suo laboratorio per scegliere la lapide,
quello aveva detto: Non potr metterci mano prima di sette mesi
almeno. Mi devo prima occupare di una signora che sta rinnovando
tutto, lapidi nuove su tutte le tombe di famiglia, ed  una
famiglia che va tanto indietro nel tempo, diamine, praticamente
fino a John Wesley Powell. Le sta cambiando tutte, ha la fissa di
ristrutturare. Sopra ci vuole mettere uccelli, vagoni di treno. 
cos che vanno adesso, colorate. Su una ci vuole un caccia della
Seconda guerra mondiale in un angolo e all'altro angolo un cuore
con sopra delle iniziali intrecciate, D e B. Faccio schizzi su schizzi
e lei: Non  questo che ho in mente, non  questo che ho in
mente.....
Ma non porta sfortuna cambiare le lapidi?, aveva chiesto
Corvus.
No, no, ti dico io cos' che porta sfortuna: immischiarsi con
un Papago delinquente e con i soldi. Sono sdolcinati ma crudeli.
Crudeli. Hanno figli belli come bambolotti, ma crudeli anche
loro. Se non gli piace quello che fai, si era puntato un indice in
mezzo agli occhi, bang. Diventi mangime per coyote nel letto di
un torrente in secca. Il marmista era ingobbito e allegro, ed era
il primo ad ammettere le difficolt di tenere il passo della morte.
Il prete aveva una straordinaria voce da basso profondo, e la
funzione era stata allo stesso tempo runica e generica. Alla fine
aveva afferrato le mani delle due ragazze e aveva fatto una carezza
a Tommy. Tommy pareva spaventato.
Non posso crederci, non  venuto nessuno dei tuoi insegnanti,
disse Alice.
Dei nostri insegnanti, disse Corvus. Vabb, non conoscevano
i miei genitori.
E altri parenti? Non ne hai?.
Siamo soli.
Anche Alice era figlia unica; beh, diciamo, almeno in parte.
La sua situazione era piuttosto complessa.
Mia nonna e mio nonno sarebbero dovuti venire.
Non fa niente, Alice.
Ci deve pur essere un indirizzario da qualche parte, avremmo
potuto consultarlo.
Alice, disse Corvus, non c' nessuno. Non  di questo che
ti devi preoccupare. Guarda tutta quest'erba. Pensi sia giusto deprivare
ulteriormente il maestoso Colorado per fare crescere l'erba
in un cimitero deserto e poi tagliarla?.
Penso che hai fatto una cosa bella, disse Alice. Questo, intendo.
Tutti questi fiori. Hai fatto una cosa bella.
Non so nemmeno io cosa faccio. Corvus indossava un abito
nero della madre.
Stai facendo quello che va fatto, disse Alice. Le bare grandi,
la cantante... stai facendo benissimo.
Le ragazze si accucciarono insieme a Tommy accanto alla fossa.
Il rumore del traffico arrivava fin l. Tranquilla, pens Alice.
Ti fa sentire tranquilla.
Povero Tommy, disse Corvus. Sta cercando di pensare. Lo
vedi che sta cercando di pensare. Forse avrei dovuto farlo dormire
per sempre, mandarlo via con la mamma.
Ma non puoi. Non ha senso ora.
No, disse Corvus, grattando il cranio ossuto del cane. Ormai
non puoi pi raggiungerla, nemmeno se corri forte.
Alice cercava di pensare: cane. Correre dietro a qualcuno 
proprio del cane. Ma lo  anche stare a cuccia e aspettare. La
compagnia di Tommy ti far bene, disse.
Quando hai il cuore spezzato dovresti pregare che finisca di
rompersi, cos puoi ricominciare da zero, disse Corvus.
A Alice non parve granch come preghiera.
Ho anche cercato di pensare, disse Corvus, proprio come
fa Tommy. Nella Bibbia c' scritto che la morte  una casa per
l'eternit.
Per l'eternit?, disse Alice. Cio, eterna? Ma cosa... fa venire
la pelle d'oca, no?.
Tu non hai paura della morte, vero, Alice? Tu non vuoi rinunciare
alla tua personalit. Corvus la abbracci.
Rimasero l fino all'imbrunire, quando spunt la prima stella.
Era bello il crepuscolo del deserto, perfino in quel posto, forse
soprattutto in quel posto. I cancelli del cimitero erano stati
chiusi e Alice scese dal furgone per aprirli. Pi si avvicinavano
a casa, pi Tommy era contento. Viaggi con la testa fuori
dal finestrino e le orecchie al vento. Nell'aria piena, morbida
e intatta, c'erano, e sempre ci sarebbero stati, i suoi ricordi. Superarono
la casa dei Crimmins, l c'era una sola luce accesa. Il
terreno che circondava la casa aveva l'aspetto del cemento ed era
recintato con il fil di ferro. Il tramonto bagnava l'Airstream con
una luce penetrante, ma la casa di adobe era riparata, graziosamente
in ombra, le modanature di un azzurro gessoso, e i tageti
che la mamma di Corvus aveva piantato ammassati come
ceneri ardenti. Corvus accost lentamente alla casa e Tommy,
ansimante, salt gi per mettersi sulla porta ad aspettare fiducioso,
fissando, con quello che era di fatto un sorriso, Corvus
che apriva.
Le ragazze decisero di mangiare tutto quello che c'era nel frigorifero.
Un'idea di Corvus. C'era senape, marmellata, latte e un
melone. Pane d'avena, condimento per insalata, cipolle e limoni,
qualche patata molliccia, tre bottiglie di birra, una lattina di sciroppo
di cioccolato, un vasetto di maionese.
Voglio stare male, disse Corvus, e aspettarono di sentirsi
male ma non successe. Alla fine Corvus stette male, ma non
molto.
Mi sa che io posso mangiare di tutto, disse Alice per scusarsi.
Tommy se ne rest buono buono davanti alla porta a fissarla.
Era cos che sarebbe tornata. Ad un certo punto la porta si sarebbe
aperta e lei sarebbe entrata. Si sarebbero salutati come sempre.
Poi lui avrebbe bevuto qualcosa e si sarebbe addormentato.
L'increscioso banchetto ebbe finalmente termine, e Alice e
Corvus sparecchiarono.
Alice disse: A volte penso a quello che ci vorrebbe per quei
fast food che tirano su nel deserto, o anche per quei posti chic dove
servono vitello: organizzare vomitate dimostrative. Si entra, ci
si siede, si ordina e si vomita. Mica male come idea, no? Solo che
io a vomitare non ci riesco.
Mi sa che stasera svuoto il com di mia madre, disse Corvus,
e con i suoi vestiti ci faccio una cuccia per Tommy.
Ma non tutto insieme, sugger Alice. Io tirerei fuori una
cosa per volta.
Corvus disse: Nella casa dov' morta mia nonna, la notte che
 morta, il frigorifero ha acceso una luce in soggiorno.
E come ha fatto?.
Me l'ha spiegato mio padre. Ha detto che sono state le vibrazioni
del motore ad azionare l'interruttore della lampada che era
un po' difettoso.
Mi chiedo cosa avr voluto dire.
Mia nonna era molto orgogliosa di quel frigorifero. L'aveva
appena comprato.
Mi pare che succeda spesso, disse Alice. Uno compra un
frigorifero nuovo e gli succede qualcosa di brutto.
I miei genitori avevano appena comprato quella coperta l,
disse Corvus, indicando una coperta Navajo con dei ricami neri
appesa alla parete. Vedi com' in mezzo? Sembra il centro di
una ragnatela. In modo che i pensieri del tessitore possano fuggire
dal tessuto, quando ha finito. In quel modo la mente non ci
resta intrappolata.
E questa l'hanno pensata i bianchi o gli indiani?, chiese
Alice diffidente. A me sembra la tipica trovata di un commerciante.
Ma volle essere gentile e solidale, e disse:  bello come
significato.
Guarda che non significa un bel niente, disse Corvus.  solo un'uscita dal processo, una fuga dal completamento.
Alice fu sollevata di non dover accettare quel ricamo senza riserve.
Aveva in grembo la cesta delle fotografie e aveva ripreso a
esaminarle. Ne sceglieva una, ne spianava un angolo piegato, ne
sceglieva un'altra.
Ti piacciono, vero?, disse Corvus. Dovrei regalartele tutte.
Senti, chi  questa?.
 mia madre.
Sembra freddissimo. Dove abitavate? Cosa ha in braccio?.
 Tommy, da cucciolo.
Sembra... non so, una muffola di lana o qualcosa del genere.
Mio padre diceva che mia madre l'aveva cresciuto da quando
era un uovo.
E questa chi ?.
Sono io.
Ma dai?! Sul serio? Non sembri tu per niente.
Sono io da piccola.
Sul serio?, insist Alice.
Corvus guard la fotografia e scoppi a ridere. Non so chi
sia, disse.
E lei?.
Lei era la migliore amica di mia madre. Darleen. Quando ero
piccola mi ha lasciata cadere per terra.
Per quanto mi riguarda non credo che mi abbiano mai lasciato
cadere, disse Alice. Certo, si spiegherebbero un sacco di cose...
se mi avessero lasciato cadere, intendo.
A dire la verit, Darleen mi ha fatta cadere pi di una volta,
e sempre quando eravamo sole. Lo sapevo io e lo sapeva lei, stop.
Poi, quando sono diventata un po' pi grande, mi ha salvato la vita.
Stavo per annegare. Quella volta per c'era altra gente che ci guardava
e fu evidente che prima aveva cercato di annegarmi e poi mi
aveva salvato per discolparsi. I miei genitori ci avevano visto dalla
riva. Erano molto lontani. Quella volta me l'ha proprio fatta.
Pensi che fosse innamorata di tua madre?, chiese Alice.
Forse era innamorata di tua madre. Ma cosa sto dicendo, pens
Alice. L'amore non  cos disonesto. Anche se sospettava che
potesse esserlo.
Ricordo che era praticamente sempre da noi. Come una pensionante
o una zia, o la sorellastra di mia madre.
Non  che cercava di farsi passare come tua madrina?, chiese
Alice. Certa gente ha qualcosa di cos sinistro. Erano figure
inesplicabili, umbratili. Alice le immaginava barbute, latrici di
insoliti regali sottocosto come la crema per i piedi alla menta piperita,
piccole lampade a pila da fissare sui libri o un set di chiavi
a tubo. Non aveva mai sentito di padrini o madrine efficaci o
efficienti. Come genere di legame familiare erano tutto sommato
un fallimento.
Dopo, mia madre non si  fidata pi di nessuno. Nemmeno
di me. Sentivo che non aveva molta fiducia in me.  strano che
questa foto sia sopravvissuta per tutti questi anni, no?.
S, disse Alice, cio no, non  strano. La cosa in un certo
senso straordinaria era che ad annegare fossero stati alla fine i
genitori di Corvus. Si morse l'interno della guancia per bloccare
qualche commento avventato. Avrebbe fatto meglio a inventarsi
qualche altro modo visto che la guancia gi le faceva male. Ma
poi, i modi te li puoi inventare? Non sono loro che inventano te?
Allora hanno preso Tommy, non  vero Tommy?. Il cane alz
la testa per ricambiare educatamente l'attenzione, poi la riabbass
con un sospiro.
Alice guard la fotografia. La teneva saldamente nelle mani,
i pollici sulla gola della donna. Era bionda, ben piazzata, un panetto
di burro. Ci sono altre foto sue? O questa  l'unica?. Bisognava
piantarla con quel memento, ne era pi che convinta.
Ogni volta che eravamo da sole, Darleen e io, mi parlava con
una specie di cantilena sommessa. Quando c'erano i miei genitori,
invece, si guardava bene dal bisbigliare, parlava come tutti.
Quando c'erano i miei genitori non faceva mai nulla di strano,
mi guardava come se niente fosse e poi distoglieva lo sguardo,
sempre come se niente fosse, con naturalezza. Quando eravamo
da sole invece mi diceva le cose pi strampalate e maligne. Per lei,
tutto era grottesco. Io ne ero ipnotizzata.
A sentirla cos era pornografica, disse Alice. Cio, era come
se ti molestasse la mente.
S, mi rendeva partecipe del suo mondo, disse Corvus. E io
assorbivo tutto, qualunque cosa ci fosse in quei bisbigli. La gente
 convinta che l'innocenza assorba tutto.  a questo che serve,
l'innocenza. Non mi sono mai annoiata con lei, ma quando 
arrivato il momento, secondo lei, che io sparissi, ho lottato. Con
tutte le mie forze. Nulla in quei bisbigli faceva supporre una cosa
del genere. Mi aveva bloccata tra le sue gambe e si guardava a
destra e a sinistra, in modo che sembrasse che mi stesse cercando.
Il mare era calmo, e io dov'ero finita? Poi mi ha lasciato andare.
Sono risalita come un tappo di sughero, ero troppo scossa
per gridare e ho visto mio padre che nuotava verso di me. Era un
buon nuotatore, un eccellente nuotatore, e mi aveva quasi raggiunto.
Dietro c'era mia madre, in affanno. Cercava di correre
nell'acqua, di spingere via l'acqua con il suo corpo. Ho notato
i segni del costume sulla sua pelle. Le spalline non coincidevano
con i segni che avevano lasciato durante quell'estate. Non ci
avevo mai fatto caso prima, e proprio in quel momento mi sono
persa nei dettagli, i dolci fuggenti dettagli del mondo. Un attimo
dopo sono stata presa per le ascelle e tirata su e Darleen ha detto:
Alla prossima, Corvus. In questo mondo o nell'altro, e mi ha
lanciata a mia madre e mio padre.
 come se stessi nascendo di nuovo, disse Alice. Stava cercando
di aiutarti a nascere. A quel punto aveva accartocciato
completamente la fotografia. L'aveva appallottolata quella donna.
Era ora.
Ed  allora che ho avuto il mio primo pensiero. Avevo cinque
anni, probabilmente troppi per il primo pensiero.
Non credo affatto che siano troppi. Alice non intendeva
chiedere alla nonna e al nonno quando avesse avuto lei il primo
pensiero, per non rischiare una delusione. Di sicuro l'avevano annotato
da qualche parte.
Il pensiero  stato questo: esiste un altro mondo, ma non ci
troveremo nessuno di quelli che conosciamo.
Mica male per una di cinque anni, disse Alice. Voleva domandarle
se sott'acqua non avesse visto un kelpie. Si dice che assomiglino
ai cavalli, cavalli piccoli, e che ti avvertano se stai per
annegare, oppure che ti aiutino ad annegare. Come potesse fare
tutte e due le cose, non lo sapeva, ma cos aveva letto in un libro
che le era capitato tra le mani.
Ma la domanda sarebbe stata fuori luogo. Stasera a tavola
non c'era posto per spettri, fantasmi e apparizioni.
Poi che fine ha fatto? E uscita dall'acqua ed  scappata via?.
 uscita dall'acqua, ha attraversato la spiaggia ed  entrata
negli spogliatoi, un ampio spazio con i muri ma senza tetto. Io
l'ho sempre odiato. Dentro non c'erano camerini privati, era uno
spazio aperto dove donne e ragazze si mettevano il costume. Aveva
un pavimento di terra battuta e in alto il cielo pareva sempre
andare di corsa, a me faceva paura. C'erano donne di tutte le et
e di tutte le taglie, si spogliavano e si rivestivano in fretta e furia,
tutte a disagio, quasi senza parlare, ma nemmeno completamente
in silenzio. Tutti quei corpi sembravano un corpo solo, le differenze
soltanto provvisorie, e la cosa mi sembrava orribile.
Alice mise la foto accartocciata in un piatto. Prese una bustina
di fiammiferi dalla copiosa collezione dei genitori di Corvus.
Centinaia di bustine, e non due uguali, quello sveglio sceglie
il meglio, diceva una. Era la rclame di un mercatino dell'usato
al coperto di Gallup. Accese il fiammifero e lo infil tra le pieghe
della fotografia, ma si spense.
Corvus spian la foto, prese un'altra bustina e la appoggi,
aperta, contro il viso della donna; le bast accendere un fiammifero
che tutti gli altri divamparono.
Cos va meglio, disse Alice.
Mio padre mi ha riportato a riva, mi ha avvolto con degli
asciugamani e poi mi ha portato in macchina. La macchina era
parcheggiata al sole, con i finestrini chiusi, e dentro si stava benissimo.
Ero in braccio a mio padre, nella macchina calda, e non
ero mai stata cos bene in tutta la mia vita. Mia madre era andata
a cercare Darleen. Continuava a ripetere: Adesso le cavo gli
occhi..
Scommetto che l'avrebbe fatto. Quella frase aveva sempre
colpito Alice, ma dubitava che la madre di Corvus potesse arrivare
a tanto. La madre di Corvus le era sempre sembrata una
persona cordiale, ne aveva ammirato il petto punteggiato di graziose
lentiggini. Giudicare il padre di Corvus era pi difficile.
Aveva studiato per diventare medico ma poi aveva avuto un esaurimento
nervoso o qualcosa del genere. Sembrava un uomo forte,
per quanto imprevedibile. Se avesse deciso di fare i conti con
Darleen, quella l'avrebbe pagata cara, ma pare che non l'abbia
fatto.
Mia madre non  riuscita a trovarla. Quella sera non siamo
tornati a casa perch mia madre temeva che avrebbe cercato di
rapirmi, e cos siamo andati in un motel. Non c'ero mai stata in
un motel, per me era come una casa-giocattolo. Mia madre ha
buttato via il mio costume da bagno e le ciabattine con la stella
marina sulle fascette. Li ha buttati via tutti i vestiti che portavo
quel giorno, e me ne ha comprati di nuovi. E Darleen non l'abbiamo
mai pi vista. Non ne abbiamo pi parlato.
Che strana storia, disse Alice.
Domani devo andare a scuola, disse Corvus.
Oh, no che non devi!, esclam Alice. Se mai c'era una buona
scusa lei ce l'aveva, pens. Hai gi visto la psicologa?.
No, ancora no. Oh, intendi per la scelta dell'universit? Fisica,
ha detto.
Fisica?.
Penso che i suoi appunti riguardino qualcun altro.
Il ruolo della psicologa, in teoria, era di coadiuvare gli studenti
nella scelta della facolt universitaria, ma oltre a questo si
occupava anche della gestione del dolore, cosa che per Alice la
faceva somigliare a un'addestratrice di cani, come se anche al dolore
si potesse insegnare a stare a cuccia. Tra la psicologa e Alice
non correva buon sangue; Alice era dell'avviso che avrebbe dovuto
limitarsi ai suoi consigli melensi e non immischiarsi nella vita
di Corvus. Bisognava tenerla alla larga dalla gestione del dolore
di Corvus. Forse Alice sarebbe riuscita a ottenere un'ordinanza
restrittiva contro di lei.
Tommy si mise repentino sulle zampe e rest tremante nell'angolo.
Nel pelo tra i suoi occhi, le grinze formavano un omega di
malinconia. Aveva fatto un sogno, un sogno... ma ora era finito.
Nessuno di loro aveva una ragione per essere l quella sera, eppure
era l che stavano.
 
Capitolo 3.

Nella libreria Chilled-Out Pepper, Alice sfogliava un libro sulle
piante medicinali. Cercava qualcosa per Corvus, per il diabete
della nonna e la flatulenza del nonno, e magari anche qualcosina
per s, qualcosa che le desse un po' di carica o attenuasse quella
che gi aveva, non sapeva bene.
Si mordeva le unghie e leggeva. Scaglie di smalto rosso, un
tempo applicato con dedizione, cadevano sulle pagine. Ecco una
pianta fatale per le pecore. Eccone una buona per la cistite della
luna di miele. Puah, pens Alice. L'anil del muerto era indicato
per le gengive infiammate e le eruzioni da herpes. Il girasole
dei morti. Va da s che la puzza si sentiva fino in paradiso. Non
riusciva a trovare niente per Corvus. Non appena cominciava a
profilarsi l'argomento tristezza, in quel tipo di libri, tutto virava
leggermente sul vago, sul folkloristico, sul pittoresco. In un libro
c'era scritto che un bagno in acqua rossa poteva essere.di conforto,
un suggerimento che Alice trov del tutto irresponsabile. Dire
acqua rossa non significava in pratica evocare le vene? Alla fine
scelse la bignonia gialla e il ficodindia per la nonna, la
garrya elliptica per il nonno e l'anemone e la passiflora per s. Era come
compilare una lista di regali di Natale. In realt la passiflora le
cresceva proprio in casa, insieme a certi rampicanti appiccicaticci
e nocivi che i ragazzi del quartiere in affidamento ai servizi sociali
venivano a prendersi prima del test antidroga mensile. Probabilmente
la casa dei nonni non era mai stata svaligiata proprio
grazie a quei rampicanti e al fatto che, piuttosto sventatamente,
non avessero impedito ai ragazzi di accedervi, ma in quel libro
Alice quei rampicanti non li trovava. La passiflora era invece descritta
nel dettaglio. Secondo i botanici d'un tempo, i tre stigmi
rappresentavano la Trinit nonch i chiodi usati per crocifiggere
Cristo. Gli stami erano le cinque piaghe, i viticci i flagelli, i dieci
petali i dieci apostoli meno Giuda e Pietro, quei due rimbambiti,
quei traditori. Seppur tra l'arrabbiato e l'esasperato, Alice adorava
leggere quella roba: numerologia, questo-significa-quest'altro,
corrispondenze mistiche. Ma la passiflora era troppo, con
quei suoi rosa, azzurri e violetto, come se Dio avesse voluto pavoneggiarsi
in modo troppo spavaldo, troppo ovvio. Di e dai, la
passiflora le stava proprio venendo a noia.
Alla cassa una donna stava facendo una scenata perch il libro
che aveva ordinato non era ancora arrivato.
Si tratta dell'Enciclopedia dei miti e dei segreti per sole donne,
e sarebbe dovuta arrivare oggi. Oggi, cio adesso! E un regalo
che mi sono fatta, e io quel libro lo voglio ora!. Intendeva
approfondire la figura di Coatlicue, la dea che per gli aztechi
proteggeva le donne sole e quelle eccentriche che, per la potenza
delle loro idee, erano evitate da tutti. L'aspirante acquirente non
riusciva a trovare abbastanza materiale su Coatlicue. Cominciarono
a volare oggetti.
Vuole che chiami la polizia?, le intim il direttore. Chiamo
la polizia.
Alice continu a leggere il libro sulle piante medicinali, cercando
di rammentare quello che si era ripromessa di ricordare.
C'erano volte in cui le pareva di non essere proprio capace di
leggere. Le cose la attraversavano come se ignorassero la sua esistenza.
Poco tempo prima, la nonna e il nonno avevano fatto il
test di una rivista che misurava la predisposizione all'Alzheimer
per i successivi quattro anni. Dovevi scegliere dieci oggetti,
qualcuno li nascondeva e dovevi ricordarli tutti. Oppure dovevi
elencare pi oggetti possibili di una certa categoria, per esempio
verdura, in sessanta secondi. Oppure uno ti leggeva un
elenco di dieci parole e tu dovevi ripeterlo dopo dieci minuti.
Tutti e tre avevano fatto il test, e Alice era stata l'unica a
sbagliarlo. Era andata particolarmente male con l'elenco di parole.
Anche in quel momento, l'unica parola che ricordava dell'elenco
era scelta.
Eh no, tesoro, aveva detto la nonna. Non va mica bene.
Hai buone possibilit di sviluppare la demenza e di diventare incapace
di intendere e volere.
Non credo che debba farlo un giovane, aveva detto il nonno.
Non  un test per giovani.
Ripensando alla dbcle dell'Alzheimer, Alice arross. Alba,
ecco un'altra parola di quell'elenco. Forse aveva una memoria
a scoppio ritardato.
Si ritrov a leggere: Un arbusto insignificante che raggiunge
una modesta altezza, con foglie e fiori insignificanti; l'aspetto 
comune e privo d'interesse. Era la escoba de la vibora o lippia.
Per insignificante che fosse era rispettata, perfino riverita, da chi
ne faceva uso. Bene, pens Alice.
Era tutta presa dal libro quando sent una voce alle sue spalle:
Ehil.
Alice prese dalla tasca gli occhiali da sole e se li mise.
Non volevo spaventarti, disse l'uomo. Indossava un completo
e aveva denti incredibilmente bianchi. Alice lo guard con
freddezza da dietro gli occhiali, con suo rammarico pieni di ditate.
Alice aveva intenzione di essere l'artefice della sua crescita
e di non diventare mai diversa da come stava diventando, ma
l'eterno problema era da dove cominciare. Converrebbe cominciare
da un estraneo, ma gli estranei non badavano mai a Alice.
Per in quel momento ce n'era uno, quel tizio.
Niente,  che sembri avere pi o meno l'et di mia figlia, disse
lui.
Sua figlia  scomparsa?, chiese Alice. Se cos fosse stato, non
gliene sarebbe fregato nulla, ovvio.
No, no, disse l'uomo ridendo. Non che io sappia. Mi chiamo
Carter Vineyard, mi sono appena trasferito qui con mia figlia.
Non conosce nessuno. Pensavo che sarebbe bello se una sua
coetanea le facesse uno squillo.
Alice lo guard. Aveva un'aria sofisticata e sincera, e doveva
essere disperato, un po' stupido oppure ubriaco.
Hai pi o meno sedici anni, giusto?, disse Carter. Vai a
scuola?.
Alla Marquise, disse Alice. Ma siamo quasi alla fine. Ancora
qualche settimana.
La Marquise,  dove andr Annabel il prossimo autunno!,
esclam. Che coincidenza!  un'ottima scuola, vero?.
Presente nelle difficolt, raffinata nello stile, disse Alice.
Prego?.
Il motto della Marquise.
Oh s, certo. Bene, disse Carter.
Per la verit  un posto abbastanza vacuo.
Ah beh, anche questo va bene, per il momento, tanto siete
ancora cos giovani. Non vi manca l'energia per affrontarla. 
quando si cresce che la vacuit pu veramente abbattere. Si accorse
del senso di smarrimento che comunicava, ma stava ancora
meditando sul motto. Suonava bene, ma non era un po' troppo
tassativo per un collegio di lusso?
Com'?, chiese Alice.
Com' chi?.
Sua figlia.
La domanda sembr cogliere Carter di sorpresa. E simpatica,
disse. Annabel  molto simpatica. Ho qui la sua foto. Tir
fuori di tasca un portafogli.
Alice guard. Una foto non dice molto, disse, accordando
a quella ragazza il beneficio del dubbio. E lei?. Indic un'altra
fotografia: una donna che rideva, in un abito bianco da sera
attillato.
Mia moglie, disse Carter, la madre di Annabel. E morta.
 esattamente quello che volevo dire io, disse Alice animata.
Le foto, caspita, non ti dicono mai niente di quello che pu
succedere.
Mmm, disse Carter.
Alice temette di averlo offeso. Beh, l comunque sembra felice,
disse.
Carter ripose il portafogli. Era vero, all'epoca della foto Ginger
era felice; era euforica. Neanche un'ora dopo, sempre euforica,
aveva demolito quattro auto nel parcheggio del ristorante
causando danni per centocinquantamila dollari ( pazzo se crede
di avere le uniche chiavi della nostra Mercedes, Carter. Non
avrei mai dato a quel ragazzo le uniche chiavi della Mercedes).
Mi dia il numero di Annabel cos la chiamo, disse Alice,
visto che l'uomo sembrava aver perso di vista il motivo per cui
l'aveva avvicinata.
Il viso di Carter si contrasse brevemente. S. Magnifico.
Estrasse carta e penna dalla giacca con il gesto elegante con cui
certi uomini esibiscono quegli umili strumenti.
Hai qualche amica da portare?.
S, una ma non subito, disse Alice, cauta. Forse Corvus
avrebbe potuto riaccostarsi alla vita grazie a questa Annabel, o
forse no.
Mi sto solo domandando se non dovrei cercare qualcun altro.
 a questo che voglio dedicarmi oggi: ad aiutare Annabel a
inserirsi. Un sospiro soddisfatto. Mi piace, qui. La gente mi
sembra aperta.
Questo  un po' matto, pens Alice. Non le dispiaceva.
Fuori, la tipa dell'Enciclopedia dei miti e dei segreti per sole
donne se ne stava accovacciata, in lacrime e con le manette ai
polsi, sotto lo sguardo circospetto di un poliziotto. Signora, per
un manuale non valeva la pena, le stava dicendo.
Alice telefon a Annabel, che la invit subito a casa sua. Abitavano
ai piedi delle colline, avevano una grande piscina, la citt
in basso e alle spalle nient'altro che le montagne aspre e corrugate
ripiegate su s stesse, sempre intente a nascondere quello che
sapevano.
La prima cosa che Alice not di Annabel fu la sua eccezionale
abbronzatura. Annabel disse che anche la madre si abbronzava
cos, e abbronzarsi era la cosa che le piacesse di pi al mondo,
ma a quarantadue anni la pelle aveva smesso di assisterla. Niente,
rifiut di abbronzarsi oltre. Disse che un amico della madre le
aveva spiegato che era l'et, gli ormoni, non c'era niente da fare,
e la madre si era messa a piangere.
Certe persone non sanno nemmeno cosa sia l'amicizia, disse
Alice.
Sul pianoforte nel soggiorno c'era una foto della madre di Annabel
con una cornice d'argento. In quella foto non rideva.
Per pranzo Annabel prepar un'insalata di spinaci, fichi e
jicama, poi lei e Alice andarono a sedersi sul bordo-piscina, a mangiare
l'insalata, a bere acqua gassata e a chiacchierare restando
sul terreno sicuro delle banalit, come tanti fanno a un primo incontro
e in qualche caso per sempre. La vegetazione desertica intorno
alla piscina era molto curata. C'era un esemplare per ogni
pianta, ma niente era troppo alto a eccezione di tre saguari che si
capiva che erano stati appena comprati e che erano tenuti eretti
da alcune assi. Annabel le confid che secondo lei i saguari erano
graziosi, le cose pi graziose che aveva visto nel deserto fino
a quel momento.
Bella la casa, bofonchi Alice.
Adoro l'arioso articolarsi degli spazi, disse Annabel.
Alice la fiss.
Lo dice sempre mio padre.
L'indiano per  un po' di cattivo gusto, no?. L'indiano se ne
stava seduto su una sedia di vimini, lo sguardo scostante rivolto
alla piscina e al pianoro pi in basso. Quand'era arrivata, Alice
per poco non l'aveva salutato con rispetto. Era di plastica, a
grandezza naturale, con camicia, jeans e mocassini. Le braccia e
le gambe si piegavano, i capelli erano intrecciati. Voglio dire, se
pensi a cme abbiamo sterminato gli indiani, a come gli abbiamo
tolto la terra ed estinto il loro spirito.
Pap dice che  tassidermia di bassa lega, disse Annabel,
sbocconcellando un fico.  solo uno stupido regalo per la casa.
Alice segu lo sguardo cupo dell'indiano. Poi disse a Annabel
che i cervi spesso scendevano dalla montagna e finivano per affogare
nelle piscine, e le chiese se l non fosse ancora successo.
Annabel rispose che l non era successo, certo che no. Alice disse
che in quella zona pedemontana avvenivano un sacco di rapine,
chiese se fossero gi stati svaligiati e Annabel disse di no, che sarebbero
scattati un milione di allarmi, praticamente la casa era
programmata per assalire un intruso e decapitarlo. Alice le raccont
dell'assassino di Little Caesar: entrava nelle case, ammazzava
gli inquilini, poi si faceva la doccia e ordinava una pizza.
Annabel sembr preoccupata.
Devo dirtelo, disse Annabel. Io faccio certi esercizi, a volte
funzionano bene e non ho pi preoccupazioni, accetto tutto,
ma di solito sono molto consapevole del mio corpo e voglio essere
carina, avere belle cose, essere felice e aperta a esperienze nuove
e voglio che la gente sia interessante e mi diverta e insomma
sono fatta cos. Si attorcigli una ciocca di capelli intorno alle
dita e guard le punte.
Esercizi di che tipo?, chiese Alice. Fermi a mezz'aria, accanto
a loro, i colibr con i loro corpi gonfi come quelli dei topi.
Oh, sai, qualunque cosa ti passi per la mente. Te ne stai seduta
tranquilla e provi a crederci. Sono esercizi da fare quando ti
muore una persona cara. Non so chi li abbia inventati, di sicuro
c' diventato ricco sfondato.
Poi Alice doveva aver fatto una domanda sulla madre di Annabel,
la donna pallida nella cornice d'argento, perch Annabel
prosegu, in tono formale, senza un filo preciso. Non era successo
da molto. Era stata investita da una macchina. Fu questione
di un attimo, e poi era volata in cielo. C'entrava in qualche modo
un ristorante di pesce.
Alice, la cui rudimentale compassione per il prossimo non era
una novit, disse: Un ristorante di pesce qui? E dove lo avete
trovato un ristorante di pesce da queste parti?.
Aveva bevuto quattro martini ed era furiosa con pap.  corsa
fuori dal ristorante, sull'autostrada. Non  stato qui, eravamo
ancora a casa.
Io mi rifiuterei categoricamente di mettere piede in un ristorante
di pesce, disse Alice. Intere specie di pesci sono state
sradicate dal mare dall'avidit della pesca commerciale. Una
volta la gente pensava che i pescatori fossero gente in gamba, come
i camionisti, invece non guardano in faccia a nessuno, sono
dei bastardi ingordi finanziati spudoratamente dal governo per
svuotare gli oceani.
Annabel si sollev i capelli dal collo, li tenne su un attimo a incorniciare
il suo bel viso, poi li lasci cadere.
Sapevi che i pesci parlano?, disse Alice. Forse strizzano la
vescica natatoria, o digrignano i denti, oppure si strofinano le
lische. Producono una gamma di suoni che vanno dai ronzii e
schiocchi ai gemiti e singhiozzi.
Non vedo cosa c'entri questo con mia madre, disse Annabel.
Ho solo parlato di un ristorante di pesce.
Sono un po' fissata per i pesci, ammise Alice.
Restarono un momento in silenzio, poi Annabel le chiese:
Vuoi giocare a cribbage? Vado a prendere la tavoletta dei punti.
Alice si era distratta. Aveva visualizzato il nobile pescespada
decomporsi, preso nell'ordito predatorio della rete fantasma.
Cribbage? Cos'era il cribbage? Questa Annabel si trovava in un
profondo stato di rimozione. Quel pescespada non se ne andava.
No, disse, restiamo qui sedute.
Mi piace il tempo libero, disse Annabel,  il mio tempo
preferito.
Il tempo libero si adatta ai modelli di consumo, disse Alice,
ed  controllato da un'industria che vende beni per compensare
la noia.
In quel momento Annabel avrebbe proprio voluto avere con s
una limetta per le unghie.
Non hai mai la'sensazione di essere in libert condizionale?,
chiese Alice. Non solo in senso locale, ma cosmico? E che  per
questa ragione che non fai quel che davvero vorresti fare, anche
quando credi di farlo?.
Libert condizionale!, disse Annabel. Certo che no. Non
ho fatto niente di male. Andiamo a nuotare. Una nuotata  solo
una nuotata, no? Non c' niente di cui sentirsi in colpa.
Nuotarono. Annabel fece i complimenti a Alice per il vigore
delle sue bracciate a farfalla, uno stile che a lei, per, piaceva poco.
Fecero le immersioni e il morto a galla. Annabel parl di profumi.
Ogni ora del giorno, praticamente, aveva il suo profumo. Dovevi
essere impercettibile e appropriato. Potevi credere che a mezzogiorno
andasse bene tutto, invece no; era una trappola, il mezzogiorno.
Parl di viaggi. Annabel credeva, ne era proprio convinta, che
quando si va all'estero bisognerebbe sempre portare con s flaconcini
di bolle di sapone per i bambini e piccole saponette per gli
adulti, e regalarle;  cos che si stabilivano relazioni cordiali e quegli
stranieri sarebbero stati ben felici di averti l. Le disse dei suoi
sentimenti e delle sue paure. Le mancavano i fiori dell'est e la pioggerella
che accompagnava la nebbia quando sale dal mare. A volte
aveva timore di perdere un arto - un braccio -, sarebbe stato terribile.
Non aveva idea da dove venisse quel timore. Non conosceva
nessuno che avesse perso un arto. Parl di ragazzi. Era andata a
letto con due; era contenta che non fosse solo uno.
Uscirono dall'acqua e Annabel propose di fare la limonata,
una limonata vera, con limoni freschi e zucchero di canna.
Ma ti rendi conto, vero, disse Alice, che lo zucchero americano
sta distruggendo le Everglades? La Big Sugar  una banda di
ecoterroristi sovvenzionata dal governo.  ricca e potente. Inquinano
migliaia di acri di uno degli ecosistemi pi straordinari del
pianeta. La tua bustina di zucchero condanna a morte centinaia
di magnifici trampolieri, avvelenandoli con fosforo e metalli pesanti.
Sarebbe meglio che importassimo lo zucchero da Cuba e
cacciassimo i coltivatori dalle terre intorno al lago Okeechobee e - e questi cosa sono?.
Sul ripiano del lavandino, nel capanno, c'era un servizio di
bicchieri decorati con diversi motivi colorati, a strisce e pallini.
Ogni bicchiere raffigurava una scena con animali al pascolo o in
movimento, animali esotici come zebre, leopardi e giraffe, e un
cerchio attraversato da due linee, come la diottra del mirino di
un fucile.
Io non bevo da questi bicchieri disgustosi, disse Alice. Ma
dove la prendete questa robaccia?.
Un regalo per la casa, disse Annabel, un altro regalo per la
casa.
Certo che tuo padre ha degli amici..., disse Alice. Dove la
pesca gente simile?.
Non so, in giro suppongo!. Annabel vers un po' di Diet
Pepsi in due bicchieri qualunque e sper che non tutte le persone
che avrebbe conosciuto l, fossero ipercritiche come Alice.

 Capitolo 4.

Quella sera Carter entr in camera con il terribile presentimento
di trovarci Ginger. Si svest al buio e s'infil a letto. Quasi
immediatamente sent un rumore, come se qualcuno stesse sfogliando
un giornale. Accese la lampada. Ginger era seduta sulla
piccola poltrona boudoir foderata di chintz con un giornale a
coprirle il viso. Era abbastanza vicina perch lui stesso potesse
leggere, per quanto non ci tenesse a farlo. C'era una rubrica sul
vino con un'illustrazione che raffigurava un nido su un albero.
Il nido conteneva un uovo rotto che mostrava... beh, aveva dato
alla luce un bicchiere da vino, questo era chiaro, e uccelli dotati
di zampe e ali ma con bottiglie di vino al posto del corpo arrivavano
in volo a nutrirlo. Una cosa ripugnante, pens Carter.
Che giornale era?
Carter, disse Ginger, ti ricordi quel giorno al club, nella
sala-lettura, Jeannie Winters dietro il giornale? Aveva detto: 
morto uno dei miei mariti, fine. Non ha nemmeno messo gi il
giornale,  andata dritta alla pagina degli spettacoli. Che spasso,
no? Ho pensato, potessi anch'io fare cos. Abbass il giornale.
Ma non potrei, Carter, perch sono stata sposata solo con te.
Passare la vita con te mi ha impedito di essere cos chic.
Carter la guard. Ti trovo piuttosto deshabill stasera, cara.
S, ti amavo e compagnia bella, ma come mi sarebbe piaciuto
fare un'uscita come quella di Jeannie Winters. In che senso,
deshabill? Ce l'ho messa tutta per venire qui, in questa casa
estranea, poi. Perch hai comprato una casa cos grande? E in
mezzo al deserto, a migliaia di chilometri da casa nostra. So a cosa
stai pensando, Carter.
A cosa?, chiese lui.
Stai pensando che continuerai a spostarti, ogni volta pi lontano,
finch non riuscir pi a trovarti.
Carter era sempre stato orgoglioso della sua capacit di tenere
nascosti a Ginger i suoi pensieri, ma quella volta, constat allarmato,
ci era andata vicina. Ma se la morte non serve nemmeno
ad essere onniscienti, allora a che serve? Davvero a poco.
Voglio mettere radici qui, cara, per il bene di Annabel.
Che futuro pensi di avere, Carter? Sul serio, pensaci. Il tuo
futuro si assottiglia sempre di pi, e allora perch ti dai tanta pena?
Tu russi, lo sai.
Io non russo, disse Carter. Non ho mai russato.
Pensavo fosse solo una cosa fastidiosa, invece si tratta senz'altro
di apnea da sonno, un disturbo potenzialmente letale.  probabile
che tu smetta di respirare centinaia di volte a notte, Carter.
Io non russo, disse Carter. Cara,  sciocco litigare per questo.
Invece, perch non mi dici come si sta lass? Srotolate qualche
strana pietra da un panno e la adorate?.
Chi ti ha messo in testa un'idea del genere?.
Non so. Per la verit, l'ho sempre pensato.
Niente di tutto questo, per l'amor di Dio, disse Ginger. 
il pi stupido tentativo di rendere concreto l'ineffabile che abbia
mai sentito.
Fraintendo gran parte di ci che penso, disse Carter.
A proposito di pietre e lapidi, non me ne sarebbe dispiaciuta
una. Avresti potuto farci incidere: qui giace la vittima di
un matrimonio infelice. Niente di pi, lo stretto necessario.
Carter sent caldo, poi freddo, poi di nuovo caldo.
Dovresti andare a letto entro le nove, disse Ginger petulante.
 in quel momento, tra le nove e le tre, che il fegato si
autorigenera.  in quelle ore di oscurit che il tuo corpo si dedica alla
manutenzione del fegato. Lo vedo il tuo fegato, Carter, non ci
crederai ma lo vedo. Giallo, pieno di noduli, e gonfio.
Piantala, Ginger, disse Carter. Fammi il piacere. Te lo chiedo
per favore.
Sei un candidato ideale per la cirrosi, sai. Non hai un solo
pelo sul petto. Se solo fossi un pochino pi... scimmiesco avresti
qualche chance in pi.
Cara, non immaginavo che avessi tanto a cuore il mio fegato.
Sarai sempre nei miei pensieri, Carter. Quando te ne renderai
conto? Quando?.
Carter rabbrivid.
Che progetti ha Annabel per l'estate?, chiese Ginger con tono
inquisitorio.
Niente di particolare, deve ambientarsi un po' qui, guardarsi
intorno, fare amicizia.
Non mi sono mai piaciuti gli amici di Annabel. Sai cosa capiter
a Annabel? Diventer grande, poi morir.
Per un attimo Carter rimase attonito. Non che quella frase
fosse stata particolarmente sconvolgente, ma sent comunque il
bisogno di stemperare la tensione. Ma intanto avr avuto la sua
vita, cara.
Oh, credi pure quello che vuoi, disse Ginger irritata. Tanto
tu credi a tutto.
Annabel ti vuole bene, cara.
Beh, voglio vedere. Spero che nessuno la stia convincendo di
avermi idealizzato in maniera sbagliata. Si mise a far girare un
piccolo bottone di madreperla sul corpetto del vestito, che alla fine
si stacc. Merda, disse.
Carter ebbe paura di ritrovarlo sul pavimento al mattino e la
osserv per accertarsi che si infilasse il bottone in tasca. Poi lei
fece una predica sulla futilit dell'esistenza e sulla vanit di tutti
gli sforzi e desideri umani. I suoi monologhi, piuttosto, sembravano
allungarsi ogni volta. In circostanze normali, se qualcuno
l'avesse tirata tanto per le lunghe si sarebbe sentito dire di farlo o
tacere, ma naturalmente Ginger lo aveva fatto. Era morta.
Allung la mano sottile e indic i libri di lui, le sue cravatte,
perfino la sua sveglia da viaggio comprata da Tiffany, una delle
cose a cui teneva di pi. Niente di tutto questo serve, Carter.
Non gli piaceva il modo in cui lei stava fissando la sveglia.
Aveva gi subito vari danni in passato. Ginger, ti prego, non
romperla.
Una sveglia, Carter? Dico, ma fammi il piacere. Ti sei affezionato
a una sveglia?.
Carter copr la sveglia con la mano e ne avvert il ticchettio
rassicurante.
Se ne sta l acquattata a scrutare la tua vita che si disintegra.
Non ha altra funzione che assistere al tuo declino.
Mi piace, disse Carter. Ha una bella linea.
Il tempo  circolare, idiota. Non c' altro da capire.
Carter strinse con decisione il piccolo orologio.
Non aggrapparti a niente, Carter. Sono tornata proprio per
aiutarti in questo. Devi cominciare a liberarti dei beni materiali.
Tra l'altro, dove sono le mie cose? Che ne hai fatto dei miei
vestiti?.
Se mai lui avesse pronunciato le parole mercato dell'usato,
lei l'avrebbe ucciso, non importa che fosse per beneficenza, in
chiesa... per chi?... Per gli haitiani, gli pareva. I vestiti che, chiss
come, erano riusciti a infiltrarsi tra le cose da spedire l dov'eravamo
in quel momento erano stati donati a... quella transazione
non l'aveva seguita. Rest in silenzio.
Devi volgere i tuoi pensieri alla diminuzione, alla cessazione,
ponder Ginger. Ricordi l'ultima volta che ti ho chiesto di
guardare la mia vulva?.
Lui aggrott le sopracciglia.
Non hai voluto farlo, disse Ginger, cos alla fine l'ha fatto
Dennis Beebee.
A poco a poco, nella memoria di Carter affior un aperitivo
imbarazzante.
Dennis ha detto che non era pi fresca come una rosa, ma
grinzosa e paffutella, disse Ginger.
Per quanto non sembrasse affatto cosa da Dennis Beebee,
Carter ricordava con una certa riluttanza come Dennis si fosse
gettato la cravatta dietro la spalla, una sera, per guardare meglio
qualcosa.
Disse che era appassita e liscia. Dennis Beebee  stato l'ultimo
uomo a guardare la mia vulva, disse Ginger. Se qualcuno
me l'avesse predetto alla nascita, gli avrei riso in faccia. Lui comunque
era un gentiluomo. Che strana la vita, a volte.
Cara, disse Carter assonnato.
Sei dimagrito?, disse Ginger dopo una breve pausa.
Non credo. Sono sempre stato sui settanta chili.
Stai meglio. Non  che ti sei messo a dieta per qualche smorfiosa,
vero?.
A dieta per qualcuna?. Sent un brivido lungo il corpo, come
se una mano lo stesse toccando.
La tua pancia sembra molto pi piatta. Te lo giuro, Carter,
se ti becco in questo letto con qualcuno vi faccio venire l'infarto
a tutt'e due.
E con questo spar. Rimase uno strano odore. Non era sgradevole,
ma non era certo come l'odore che annuncia la pioggia, un
odore delizioso, un odore di cui qui sentiva acuta la mancanza.
Carter guard la sua piccola sveglia.

 Capitolo 5.

Proprio mentre la nonna e il nonno di Alice dibattevano sulle superiori
propriet coprenti di certe vernici, il gatto che di solito
s'aggirava in fondo alla strada aveva catturato uno scricciolo dei
cactus intento a esaminare un pezzetto di saggina staccatosi da
una scopa in veranda. Un'altra vittima di Zipper.
Io odio quel gatto, lo odio!, aveva esclamato la nonna.
Di solito i gatti neri sono nobili e cavallereschi, aveva detto
il nonno. Zipper, no. In giovent, da studente, il nonno aveva
avuto dei gatti e aveva sviluppato una serie di teorie su di loro.
Quelli tigrati erano intelligenti, docili e scaltri; quelli bianchi
erano i pi socievoli e tendevano ad essere cagionevoli di salute;
quelli bianchi e neri non davano gran peso ai loro doveri di animali
domestici, e via dicendo. In quel momento Alice sper che
il nonno non riattaccasse con la solita tiritera. Lei, in termini di
gatti, non faceva distinzioni, perch contro di loro nutriva un'avversione
profonda, e pi di una volta aveva cercato di far fuori
Zipper.
Quel cavolo di Zipper mi fa sentire vecchia, stupida e incapace,
disse la nonna.
Alice le accarezz la mano. In quel momento, la nonna non
sembrava particolarmente incapace o vecchia. Quando ripensava
al fatto che per tanto tempo aveva creduto che la nonna e il
nonno fossero la sua mamma e il suo pap, Alice restava di stucco.
Mamma, mamma, mamma, aveva urlato migliaia di volte,
fino a quel pomeriggio fatidico in cui arrivarono le sue prime mestruazioni.
Si stava allenando con il lazo. Aveva un bel lazo e con
una certa regolarit si esercitava a catturare una statua di san
Francesco posta a sette metri. Era una statua di cemento piccola,
delle dimensioni di un bambino, e aveva sulla spalla tre
uccelli intatti. Ne mancava uno. Di quest'ultimo restavano solo i segni
delle unghie incise nelle pieghe del saio. Era il preferito di Alice.
Stava riavvolgendo il lazo quando le sent. Come un rotolo di
monetine che le scivolavano nelle mutande. Poi il sangue le era
corso gi lungo la gamba in un allegro rivoletto. Era corsa in casa
a dirlo alla mamma, e almeno all'inizio le cose andarono lisce.
Ricevette le informazioni del caso, il pap fu inviato all'emporio
a comprare il necessario. Poi la mamma le aveva detto che, bench
fosse successo prima di quanto lei si aspettasse, Alice adesso
era una donna e che le sembrava il momento giusto per dirle come
stavano le cose: loro non erano la sua mamma e il suo pap,
erano la nonna e il nonno. Quello che lei credeva fosse suo fratello,
era suo pap. La madre di Alice, che non aveva finito le superiori,
aveva raggiunto una certa notoriet come Paula la Pulce
in una squadra di roller derby, le Hot Flash, prima di morire nelloschianto dell'aereo da turismo che le trasportava.
Il mattino seguente la rivelazione, la nonna e il nonno erano
diventati vecchi. La casa si era fatta piccola, erano comparse
un sacco di ragnatele, i piatti tutti sbeccati. Perfino Furia appariva
ingrigito. Per la verit, proprio Furia avrebbe dovuto farle
venire il dubbio. I vecchi di solito preferiscono i bassotti. Alice
non si perdonava di non essere stata pi sveglia. Il comportamento
del fratello, invece, non aveva mai tradito niente d'insolito. Il
fatto che la ignorasse, cos credeva, era del tutto normale. Non
la guardava mai negli occhi ma sempre di sbieco, e questo per
Alice era solo il segno di un fastidioso astigmatismo che si vergognava
di confessare. Lo trovava, in definitiva, noioso e inconcludente,
anche se il fatto che avesse un appartamento tutto suo
la colpiva. Apprendere che fosse suo padre ne min ancora di pi
l'importanza ai suoi occhi. In seguito, quella che era la sua ragazza,
un'appassionata di surf e di deltaplano, una che sembrava
sempre indossare l'imbragatura e il casco, divent sua moglie.
Alice aveva in orrore la sua chiassosit, le sue cosce possenti,
le sue cinghie e cinture, i colori pacchiani dei suoi vestiti luccicanti.
Gli sposini si erano trasferiti in Oregon, dove, a quanto
pareva, su qualche lago fuori mano tiravano i pi bei venti del
mondo. Avrebbero comprato altro terreno ed espanso la propriet.
Il vento sarebbe stato il loro unico profitto. Profitto? Alice detestava
chi ragionava in quel modo.
Verso la nonna e il nonno, tuttavia, non port rancore. Avevano
fatto del loro meglio per crescerla, per darle una vita dignitosa;
s, avevano sbagliato i calcoli, ma Alice apprezzava il
gesto. L'inganno li aveva mantenuti giovani, mentre la verit li
aveva consegnati quasi di colpo alla decrepitezza. Per essere due
persone vissute per anni nell'inganno, parevano rilassati e straordinariamente
fiduciosi. Ma suo fratello, cio suo padre, se ne
infischiava! E quello era assurdo. Il suo compleanno lo evitava, 
ovvio, ma ogni tanto le mandava delle cartoline d'auguri: senza
firma, si vede che non voleva lasciare traccia. Alice non aveva pi
avuto le sue cose dall'ultima volta che si era esercitata con il lazo
su san Francesco, ed erano ormai quasi cinque anni. Era allampanata
come un piovanello, misantropa e miscredente.
Ora, mamma, non farti deprimere da quel gatto, disse il
nonno alla nonna. Guardarono tutti e tre le piume del petto che
oscillavano nella brezza, unici resti dello scricciolo, incollate a
terra dall'umore del trauma. Perch non andiamo fino al negozio
di animali e non compriamo a Furia un po' di quei biscotti al
burro d'arachidi che gli piacciono tanto?. Si gir verso Alice e
bisbigli: Per toglierle Zipper dalla mente.
A Alice sarebbe piaciuta una fionda da competizione, con il
sostegno per il polso, un elastico a lunga gittata e l'impugnatura
ergonomica, e farla finita con Zipper una volta per sempre.
Mi sa che in quel posto Furia soffre di sovrastimolazione,
disse la nonna. Troppi collari coi lustrini, giocattoli istruttivi.
Troppi bidoni di orecchie di porco. E poi credo che l'ultima volta
sia rimasto disturbato da quel corgi che pensava di conoscere,
fuori in attesa su quel trabiccolo. Il trabiccolo era un'asse
imbottita dotata di due ruote su cui posavano le zampe posteriori
dell'anziano corgi, colpite qualche tempo prima da paralisi.
All'interno del negozio stavano tentando di persuadere la sua
padrona a comprare un cucciolo, un compagno di transizione,
cos, quando l'ora del corgi sarebbe venuta, lei si sarebbe gi trovata
sulla via della consolazione.
Non credo che conoscesse davvero quel povero cane, disse il
nonno di Alice. Il fatto  che Furia tende a preoccuparsi, mamma,
lo sai com' fatto.
Decisero di lasciarlo a casa, nella sua cesta, con la radio a basso
volume. La nonna di Alice and a prendere il suo grande ombrello
parasole e fecero a piedi i pochi isolati che li dividevano
dal centro commerciale. La vetrina del negozio di animali recava
un cartello:
OGGI SIAMO CHIUSI.
CI STIAMO PROCURANDO NUOVI ANIMALETTI PER VOI.
RICORDATE, SIAMO IN GRADO DI TROVARE
QUALUNQUE ANIMALE!
Che orrore, disse Alice.
Si stanno ingrandendo, disse il nonno meravigliato. Gi
dalla settimana scorsa questo posto  cambiato. Guarda, quella
piccola pasticceria l accanto  diventata un Just for Feet.
Erano cos buone quelle torte, disse la nonna.
Anche quella sala biliardi prima non c'era, no?, disse il nonno.
Anzi, non mi ricordo cosa ci fosse prima.
Vuoi fare una partitina?, lo sfid la nonna.
Non mi dispiacerebbe un po' di carambola, disse il nonno.
Non ha mai fatto male a nessuno. Fece l'occhiolino a Alice.
Cos non pensa a Zipper, disse. Svanirono dentro l'allegra
oscurit della sala.
Alice passeggi fin sul retro del negozio di animali. Senza una
reale intenzione di entrare, spinse uno dei battenti della porta,
che cedette di poco. Tra porta e stipite era tesa una catenella di
cui ebbe facilmente ragione.
Dentro faceva caldo. Avvert movimenti, cinguetti, il sibilo
degli aeratori dell'acquario. Ecco Alice, la vostra salvatrice, pens.
Sbatt malamente un ginocchio contro un tavolo da toelettatura.
Le gabbie erano quasi tutte inabitate, ma con un certo
cattivo auspicio. I proprietari avevano venduto tutti i loro prigionieri?
O avevano semplicemente abbandonato la citt, appena
prima di venire agguantati dai creditori di allevamenti e canili? I
bidoni di orecchie di porco in salsa barbecue erano ancora l. Alice
non pensava che a Furia quella roba piacesse, ma che andasse
a nasconderla, sensibile com'era.
Riemp un carrello di alcune semplici forme di vita - lucertole
e rospi, serpenti e topi - e lo spinse fuori, passando per la porta
che aveva forzato. Nella societ vige questa regola: non importunare
chi spinge un carrello della spesa. Pi lontano arrivava
un carrello dal negozio di partenza, maggiore era il rispetto tributato
all'individuo, probabilmente uno squilibrato, che ne era
al timone. Alice voleva portare quelle creature nella sua stanza,
parlare con loro - chiamarle a rapporto, per cos dire - ma, quando
fu vicina a casa, vide che la nonna e il nonno erano gi tornati,
evidentemente il biliardo era stato meno spassoso del previsto.
Alice port i suoi profughi sul letto di un torrente da quelle parti
e li liber con gesto solenne, anche se quelli non sembrarono
mostrare un grande istinto per la libert. Per troppo tempo erano
stati considerati cibo; senz'altro avevano visto troppo.
  Capitolo 6.

Ho ripensato molto a quel mio ultimo pasto, Carter.
Non sono pi tornato l, disse lui deciso.
Avevo preso del surimi, giusto? Perch diamine mi hai lasciato
mangiare il surimi?.
Cara, ti sei rifiutata di ordinare quello che avevo ordinato io.
Come sempre.
Perch tu sbagli sempre a ordinare e volevi farmi condividere
il tuo avvilente errore. Trucco di cui mi sono accorta gi durante
i primi tempi del matrimonio, Carter.
Non so nemmeno cosa sia il surimi, Ginger.
 una pasta di pesce, una disgustosa pasta di pesce che poi
colorano e gli danno forma per farla sembrare un frutto di mare
posticcio, tipo surrogato di granchio.
L'hai imparato l?.
Non farmi la paternale.
Cara, io non....
Qui le informazioni si raccolgono di volta in volta. Me l'ha
detto un pescatore.
Non ixous in persona!.
Non pavoneggiarti.
ixous, cara, ixous! Ma  meraviglioso. Ges Cristo figlio di
Dio. Il Salvatore!.
Non sopporto quando fai sfoggio di quella tua erudizione da
St. George.
Ma questo vuol dire che alla fine le cose vanno al loro posto.
Beh, ecco una buona notizia davvero!.
Non so cosa ci sia da scaldarsi tanto, disse Ginger. E un
tipo della Louisiana, un pescatore dilettante. Faceva l'agente
immobiliare, uno di quei tipi estroversi, intraprendenti, inarrestabili,
che andava a pesca per distendersi.
Per poco non mi scoppia il cuore, ammise Carter.
Mi ha raccontato una storiella. Un uomo sensibile non deve
per forza essere una mammola, Carter. Lui aveva inventato
una specie di doppia griglia a cerniera, ma senza tutti quegli
ammennicoli delle griglie; quando prendeva il pesce, lo toglieva
dall'amo, lo metteva in quell'arnese e lo sfilettava seduta stante.
Taglia, gira, taglia. Due sole mosse in economia e poi ributtava
in acqua i resti del pesce. A lui non pareva niente di speciale, e
nemmeno agli altri.
Whoa, pens Carter rivolgendosi al suo cuore che sembrava
deciso a fuggirsene dalla stalla nervata del suo costato.
Senonch, una volta il pesce  rimasto l accanto alla barca,
a respirare con le branchie e a muovere la coda, anche se era
ridotto solo alla lisca. Ginger si ferm un attimo. Il pesce lo
fissava.
Fissava?, disse Carter.
S, stava l che lo fissava.
Che pesce era?.
Un salmone, mi pare che mi abbia detto.
E ha detto qualcosa il pesce?.
Certo che no. Lo guardava e sembrava che non distogliesse lo
sguardo. Poi  andato sott'acqua, e non l'ha pi visto.
Carter non pot nascondere la sua delusione. Ginger, dovunque
fosse in quel momento, non sarebbe mai arrivata da nessuna
parte, se fosse rimasta a chiacchierare con un tizio, di tanti luoghi
possibili, della Louisiana. Il paradiso degli sportivi.
Dopo l'incidente  pi andato a pesca?, chiese Carter acido.
Non pi di tanto, disse Ginger con tono sognante. Ma poi,
con un'occhiataccia aggiunse: Non so perch ma quando provo
a condividere qualcosa con te, non afferri mai il punto. Non 
stato un incidente. E stato un momento, un momento significativo
che gli ha cambiato la vita.
Non per essere rude, Ginger, ma ora  morto, giusto? La
sua esistenza  stata sorpassata, insieme a tutti i suoi momenti
significativi.
Non sentirti superiore ai morti, Carter. Non sei superiore ai
morti, nemmeno per sogno.
Sai, cara... sai dove penso che tu sia? Penso che tu sia in
purgatorio.
Oh Cristo santissimo, disse lei esasperata.
C' una montagna l? E un buon programma di studi?. Si
sent inondato da un brivido dantesco. Dante Alighieri! E l'aula
di Lingue romanze del St. George: l'odore di cera per pavimenti,
il bagliore delle camicie bianche dei ragazzi, i giochi della luce riflessa
sui muri e la neve che cade e svanisce nel mare.
Sempre a ripensare a quella scuola di second'ordine, eh?,
disse Ginger. Senti, ti dir com' qui. Ti do giusto un indizio.
Se vediamo un formicaio, non lo pensiamo come un formicaio.
No?.
Non  per niente un formicaio. Qui le cose vanno cos. Ci
vuole un po' per abituarsi.
Ginger stava per andarsene. Carter poteva avvertire il grottesco
appello a ogni risorsa che ci sempre comportava.
Eccoti un altro indizio, signor Sempliciotto, disse. Non ci
sono montagne.
  Capitolo 7.

Alice non sapeva decidersi tra la fionda da competizione e una
pistola ad aria compressa a pallini tondi. Quest'ultima era pi
precisa a grande distanza, ma Alice non voleva lasciare troppe
munizioni in giro. Qualche animale avrebbe potuto mangiarle,
una tartaruga o una quaglia, e cos s'accontent della fionda. Era
pur sempre un inizio, disse a Annabel. Ma padroneggiare l'arma
richiese pi impegno del previsto.
Annabel disse: Forse non dovresti dare la caccia a quelli che
hanno i campanellini al collo.
I campanellini non fanno grande differenza, disse Alice.
Almeno mostrano che il padrone si  fatto dei riguardi, disse
Annabel.
Alice aveva con s una paletta pieghevole, in caso di successo
dei suoi tentativi. In un attimo il gatto sarebbe scomparso in una
buca nel deserto.
E poi questi cartelli sui pali del telefono stanno cominciando
a darmi ai nervi, disse Annabel. Tina, per esempio.
TINA  UN MEMBRO DELLA FAMIGLIA. AIUTATECI, PER FAVORE!
E Poco Bueno Trouble.
POCO BUENO TROUBLE HA BISOGNO DELLA SUA MEDICINA!
Io non ti conosco molto, Alice, ma mi pare che uccidere un
gatto non sia una cosa alla tua altezza, per pi di una ragione.
Secondo recenti teorie sociali progressive, l'assassinio non
 pi considerato una faccenda molto rilevante, disse Alice.
Comunque, i gatti sono figure sostitutive. La gente li tiene per
non doversi occupare di animali veri.
Ma allora nemmeno il cane  un animale vero. Che cosa vuoi
dire?.
Erano alla Marquise e Alice stava facendo visitare la scuola
a Annabel. In quel pomeriggio di fine settimana il posto assomigliava
a un centro commerciale chic seppur deserto. C'erano
fontane scolpite, opera degli studenti pi dotati, basse e signorili
costruzioni di adobe, vecchi pioppi americani e ulivi.
Se ami gli animali, devi amarli tutti, insistette Annabel.
Stanotte ho fatto un sogno in cui tu eri innamorata di un animale.
Ci hai presentati. Era... beh, a vederlo era una persona, ma
io sapevo. Inoltre tu hai detto... cio, l'hai ammesso. Io non ero
molto contenta per te, ma ho fatto finta. Poi mi sono svegliata.
Nella mia stanza ho un quadro con una donna in convegno
amoroso con una piovra in una camera d'albergo. Anzi, pi che
una piovra, un calamaro. Un incrocio tra i due. E grande, il quadro.
Il calamaro sta come seduto su una sedia, e la consola. Dalla
finestra raggi di sole sul letto sfatto.
Che razza di quadro ?, disse Annabel.
Io lo guardo e penso: le donne sono capaci di tutto.
Intendi dire che solo una donna pu averlo concepito?, disse
Annabel. Le pareva incredibile che in quella scuola non ci fossero
ragazzi, che avrebbe frequentato una scuola dove non c'erano
ragazzi. I ragazzi erano simpatici, i ragazzi erano normali. Alice,
chiaramente, normale non era ma, al momento, era tutto ci che
Annabel aveva: senza contare Corvus, che Annabel faceva fatica
a considerare un'amica, malgrado il fatto che loro tre stessero
spesso insieme, costituendo, come aveva detto Alice, un gruppo
non propriamente rassicurante. Tipico di Alice, rifiutarsi di apparire
rassicurante. Annabel aveva l'impressione d'intuire qualcosa
di Alice, qualcosa di cui non voleva sapere di pi. Quando
sarebbe cominciata la scuola, Annabel sperava che ciascuna di
loro avrebbe preso una strada diversa. Avrebbe conosciuto altre
ragazze; si sarebbe fatta nuove amiche. Alice l'avrebbe salutata
con un cenno quando l'avrebbe incontrata nel corridoio. Di Alice
le sue nuove amiche avrebbero detto che era sempre spettinata,
che non si depilava e che era spiacevolmente intensa. Annabel invece
sarebbe stata gentile con lei. Avrebbe detto: Sapete, ha una
situazione familiare davvero strana, oppure: Non sembra ma 
molto intelligente.
Avrebbe difeso Alice con discrezione, ma non si sarebbe pi
fatta vedere in sua compagnia. Che sollievo sarebbe stato sfuggire
allo scrutinio di Alice. Non le si poteva nemmeno mostrare
un catalogo. Annabel aveva fatto ordini su ordini da un certo
negozio dell'Idaho: gonne a ruota marrone e cobalto, gilet imbottiti
leggeri con motivi a zig zag, collane liquide, grazie a una
delle due carte di credito di Carter, ma Alice quel cataloghetto lo
detestava, rischiando in pratica l'apoplessia di fronte al cubo di
foglietti per appunti a forma di lamantino, alle pietre con finte
iscrizioni rupestri in borsine di velluto e alle calamite racchiuse
in laminati plastici sagomati a farfalla, anche se il colmo dell'indignazione
lo raggiungeva con la fotografia di un lupo offerta
per la somma, secondo Annabel del tutto ragionevole, di settantacinque
dollari.
Ma senti qui!, disse Alice. Seminascosto ma chiaramente
incuriosito, il lupo ci scruta da questa stampa incorniciata a giorno,
perpetuamente occhieggiando dal folto del bosco, protetto
da una lastra di acrilico trasparente. Protetto da una lastra di
acrilico trasparente! E certo, giusto l  protetto, perch per il resto
non ci sono che trappole e veleno per lui, oltre alle fucilate da
aeroplani e gatti delle nevi.
Questi orecchini qui, alla pagina dopo, sono carini, disse
Annabel. Non ti sembrano
Tutto ci  spregevole.
Ma no, invece. Guarda. Vedi, sopra il numero verde c' scritto
che parte dei profitti va alla conservazione dell'habitat faunistico
e che si impegnano a devolverla a buone cause. Qui, vedi?.
Non salverai la terra comprando orecchini a forma di lucertola.
E questo, poi, cosa vuol dire? Questa bizzarra coppia, in
argento 925,  caratterizzata da un'indole allegra e contagiosa.
Che vuol dire!.
Perch deve per forza voler dire qualcosa?, chiese Annabel
soddisfatta del buon senso della replica. Con Alice bisognava fare
cos.
Una lucertola sfrecci loro accanto, dalla bocca le penzolava
un pezzo di un'altra lucertola. L fuori ogni cosa era cos luminosa,
cos violenta. Non c'era traccia di delicatezza, nemmeno nella
luce. Alice?, chiam Annabel. Dove sei?. Mentre Annabel
era tutta presa da quel processo di ingestione cannibalesca, Alice
era sparita da qualche parte con la sua orribile fionda. Asciutto,
il vento solletic il viso di Annabel. Si esamin le unghie dei
piedi. Erano perfette.
Annabel riprese il cammino, passando da un cortile a un altro.
La scuola aveva praticamente un cortile per studente. Una
cosa grottesca. Fin per ritrovarsi in una specie di anfiteatro separato
da una ventina di cipressi rinsecchiti. Alice le aveva detto
che alla Marquise si mettevano in scena parecchi spettacoli teatrali.
Annabel avrebbe sostenuto tutti i provini, perch adorava
l'arte drammatica. Poi, vide una donna farsi strada incerta tra le
panchine di marmo. Indossava un abito rosso e pareva incinta di
otto o nove mesi. Era troppo lontana per farle un cenno di saluto,
cosa che altrimenti Annabel avrebbe senz'altro fatto. Avrebbe
detto: Che bello! Tra poco avr un bambino!. Annabel voleva
avere bambini, ma tanti tanti. Col tempo, si capisce. Chiss,
magari avrebbe avuto quattro gemelli. Ma prima bisognava che
qualcosa non andasse per il verso giusto, non  cos che vanno le
cose? Non  che si possono avere quattro gemelli cos, spontaneamente;
sono richiesti potenti ausili farmacologici e interventi
scientifici. E poi i piatti, c'erano dei piatti speciali...
Quella donna non s'era neppure accorta di Annabel. Procedeva
a testa bassa, avanti e indietro intorno alle panchine, come se
si stesse sforzando di fluire intorno a esse in modo del tutto naturale.
A quel punto Annabel si augur di cuore di non doverla
salutare. Se la donna si fosse messa a partorire, con un piede o
un braccio che uscivano da dove dovevano uscire, Annabel non
avrebbe saputo come comportarsi. La donna, invece, continu a
trascinare il suo corpo ingrossato tra una panchina e l'altra. E se
fosse stata una senzatetto che viveva l? Annabel non era mai stata
una di quelle che si preoccupa per i senzatetto, per quanto, secondo
Alice, da quella gente piena di risorse ci fosse parecchio
da imparare. Andavano a Green Palms, la locale casa di riposo,
all'ora di pranzo, fingendosi in visita ai loro cari per aiutarli a
mangiare, invece il pranzo se lo mangiavano loro. I vecchi, povere
anime, si convincevano pure di aver avuto il loro pasto. Ma se
ne possono avere troppe, di risorse?, si domand Annabel. Per
quella donna non si portava dietro cartoni. Non hanno sempre
cartoni con s quelli? Di cartone qui nemmeno l'ombra.
D'un tratto la donna si ferm e si gir verso Annabel. Annabel
batt ritirata verso l'esasperante successione di cortili. Trov
Alice seduta vicino la statua di un coyote con un mazzo di
erbacce in mano. Una targa spiegava che la scultura era opera
di Samantha Melby, classe 1997, realizzata con materiali recuperati
da una discarica di rifiuti non tossici. Era incredibilmente
ben fatta per una della sua et,, pens Annabel. La ragazza aveva
un futuro.
Conosci questa Samantha Melby?, chiese Annabel.
Scherzi?, disse Alice. I suoi compagni di classe avevano deciso
che Samantha Melby era destinata a un sicuro successo, Alice,
invece, alla raccolta di carcasse d'uccello sulle rive del Salton
Sea.
Ad una pi attenta ispezione, Annabel s'accorse dei numerosi
preservativi appiccicati dietro la testa rovesciata del coyote. Povera
artista. Povera Samantha Melby. Ecco il problema delle opere
d'arte nei luoghi pubblici: si rischiavano figuracce tremende.
Cosa sono?, chiese a Alice, indicando le erbacce.
Le colgo, me le porto a casa e le cerco sul mio libro sulle erbe
aromatiche.
Annabel le rivolse un sorriso vitreo. A volte Alice era come
una bambina. Si comportava come una ragazzina e parlava come
una ragazzina, e uno poteva trattarla con l'affabilit e la falsit
che si usano con i bambini.
Mi piacciono le erbe aromatiche, disse Annabel. Suo padre
aveva previsto, con l'aiuto del nuovo giardiniere, Donald, un
angolo riservato alle erbe aromatiche. Tutto organizzato a dovere:
ogni piantina nel suo bel vasetto colorato.
S, in effetti non sono male, concesse Alice. Quell'erba che
Ulisse ha preso per proteggersi da Circe. Lo ha salvato dai suoi
incantesimi, mentre tutti gli altri si sono trasformati in maiali.
Annabel avvert le sopracciglia aggrottarsi. Mio Dio, Alice,
 successo un sacco di tempo fa. Anzi non credo proprio che sia
mai successo, o no?.
Alice rimase assorta a contemplare il suo mazzo di erbacce,
che le si erano clamorosamente appassite in mano.
 difficile la scuola?, disse Annabel. Spero proprio di no.
Alice scroll le spalle.
Odio la sufficienza, disse Annabel. Mi fa venire il vomito.
Non danno i voti in questa scuola.
Ecco un giudizioso modo di valutare! Annabel si sedette, finalmente
soddisfatta, alla luce molesta del sole, dimentica del
disagio dei gatti, dell'inquietante donna incinta e delle sue intenzioni
di liberarsi di Alice non appena la scuola sarebbe iniziata.
Il suo cuore si apr verso Alice e verso la semplice giustizia delle
cose, la correttezza della vita, la sua essenziale lealt. Le cose
erano e basta. O potevano essere.
Tu scherzi!, disse estasiata.
S, rispose Alice.
Annabel ebbe il desiderio di far piangere Alice, almeno una
volta. Se l'era prefisso: voleva vedere le lacrime sgorgare da quegli
occhi, qualunque fosse il motivo. Poi avrebbe detto: Non volevo,
e l'avrebbe consolata, per quanto possibile.
Avresti dovuto vederti, come hai abbassato la coda, disse
Alice.
Avresti dovuto vederti, come hai abbassato la coda. Non ti
sopporto quando parli cos. Sembri ritardata. Oppure sembri la
nonna di qualcuno.
Mia nonna ha conosciuto mio nonno alla fiera'. Sai cosa
vuol dire? Vuol dire: amore a prima vista.
La donna in rosso entr nel cortile in cui stavano loro. Si ferm
con le mani sul ventre e scrut le ragazze.
Oh-oh, disse Alice.
C' qualche problema?, sibil Annabel. La nascita. Non c'
niente di male nella nascita.
La donna si avvicin. Non era in fondo molto pi grande di loro.
Aveva una massa labirintica di riccioli neri al posto dei capelli.
Gli occhi erano lucenti e vacui. Volete toccarmi il pancione?,
chiese a Annabel.
Oh no, grazie, disse Annabel. Grazie mille. Davvero, lei 
molto gentile, ma adesso no. Adesso no, disse.
La donna fece un lento sorriso pieno di spregio.
Ciao, Candy, disse Alice cupa.
Lo scoppiettio di fucili a chilometri di distanza rotol gi dalla
montagna. Non una rapina o un omicidio, piuttosto la perenne
spoliazione e sottomissione della natura in pieno svolgimento.
Ho perso il lavoro, disse Candy. Insegnavo all'asilo. Non
pensavo proprio che mi avrebbero licenziata. Pensavo che avessero
paura che gli facessi causa, ma l'altro giorno ho perso la pazienza
con i bambini e li ho mandati via. Niente, ho aperto la
porta e gli ho detto di tornarsene a casa. Molti nemmeno sanno
dove abitano, sono rimasta molto sorpresa. I loro genitori si credono
furbissimi, ma i loro figli non hanno la minima capacit di
sopravvivenza. A stare in mezzo alla gente sono bravissimi. Sono
educati, altruisti, solidali e attenti agli altri, ma qualcuno ha
mai considerato quanto conti stare in mezzo alla gente di fronte
a una folla inferocita o a un maniaco armato di coltello? Mi viene
da ridere.
In realt era solo a Annabel che sorrideva, con spregio.
Quanto manca, Candy?.
Due settimane. Cos mi hanno assicurato, due settimane.
Le mani della donna sembravano decise ad afferrare quelle di
Annabel. Erano mani piccole, mani con le fossette. Esitarono
nell'aria. Sono sola, disse rivolta a Annabel.
E il padre? Annabel sent s stessa pronunciare quelle parole.
Il pap dovrebbe mostrare un interesse reale.
Il pap? Il colpevole, vuoi dire. Il sorriso di Candy si era
fatto pi riservato.  cos occupato... Fa il buttafuori al White
Shark, quella sala da ballo country-western con fuori l'insegna al
neon. Lui  quello di pattuglia, a cavallo.
Oh, ho visto la sua foto sul giornale!, esclam Annabel.
Che fico, ho pensato. Un immenso spazio per ballare e stare insieme, mi piacerebbe molto farci un salto.
Candy rimase a bocca aperta.
Quelli carini a volte se ne approfittano, disse Annabel a
disagio.
Chi  quesquest'idiota?, strill Candy. Sput mancando
di un soffio le perfette dita dei piedi di Annabel, poi si trascin
via, mugugnando.
Ma che schifo, disse Annabel. E se mi avesse preso il piede?
Ma scusa,  matta?.
Non sai che storia ha avuto Candy..., disse Alice.
S, e quale sarebbe questa storia?, domand Annabel, accarezzandosi
le dita dei piedi.
Quando era di sette mesi il battito cardiaco del bambino 
improvvisamente sparito, ma i dottori non hanno voluto fare n
il cesareo n il parto indotto, e cos le tocca portare a termine la
gravidanza con il bambino morto, e lei cerca di farne il nuovo cataclisma
mondiale. Il ciclo  stato spezzato, il reticolo della vita
strappato, il mondo dei morti in arrivo eccetera eccetera....
Eccetera? Ma come fai ad essere cos fredda, scostante e insensibile?
Questa  la storia pi disperata che io ab....
...ogni cosa rovesciata, ogni cosa il suo opposto e fuori luogo.
Tutto morto morto morto eppure continua. Lei continua a
voler coinvolgere i media. Vuole sensibilizzare la gente per non
lasciare l'evento in mano a qualche setta che ne faccia un cattivo
uso, ma nessuno vuole parlare con lei.  normale. Nemmeno
le sette se la filano. Ha tra le mani roba che scotta, ma le manca
il carisma.
Annabel voleva tornare nella sua stanza, la stanza con le pareti
color pesca, verniciate con quel pennello speciale e con quella
speciale tecnica con cui anche il pi comune cartongesso sembrava
tappezzato del lino pi fine. Voleva stendersi con gli occhi coperti
da fettine di cetriolo.
E gli sputi, poi, dove pensa di arrivare sputando in quella
maniera?.
Annabel voleva alzare al massimo l'aria condizionata della
sua stanza e raggomitolarsi sotto una coperta. Annabel si chiese
se anche Alice notasse come i colori del deserto stavano perdendo
mordente, come se una gigantesca spugna grigia li precedesse
nel loro cammino.
Quel tipo a cavallo  un gran coglione. L'ha piantata in quattro
e quattr'otto. Stagli lontano, disse Alice, lecca le rane per
sballarsi.
Nessuno leccherebbe una rana, disse Annabel non troppo
convinta.
Al confine del cortile della scuola sventolava un pezzo di carta,
trattenuto da un arbusto di fior d'arancio. Era una fotocopia
sfocata con un gatto con tanto di cappellino conico in testa, di
quelli per le feste di compleanno.
SMARRITO GATTO BIANCO DI NOME TU-TU.
TU-TU  SORDO!
Alice, ti prego.
Non sono mica io la responsabile della scomparsa di Tu-Tu.
Oh, ti prego ti prego ti prego, la implor Annabel.
Mai visto quel gatto in vita mia. Alice stamp i suoi occhi
in quelli fotocopiati e pazzi del gatto. Di sicuro era stato per l'oltraggio
del cappellino che Tu-Tu era andato in cerca di una nuova
vita.
Ti prego, diceva Annabel, promettimi che, almeno per un
po', non ucciderai altri gatti.
Nello sforzo di rendere il mondo pi giusto e naturale si finisce
col renderlo pi ingiusto e pi innaturale, pens Alice. Ok,
disse.
Per un attimo ho pensato che avrei avuto un esaurimento nervoso.
Era tutto cos pallido, accecante... tremante. Possiamo trovare
dell'acqua in bottiglia qui, da qualche parte?.
Certo, disse Alice.
Quella trattata con osmosi inversa e con sali minerali aggiunti?
 di qualit superiore. Bisogna leggere l'etichetta. Dopo un
po' disse: Povera Candy.
Non nascere mi sembra una cosa ecologicamente responsabile,
disse Alice. Non si sarebbe fatta intenerire da Candy. Ha
pi buon senso lui della madre.
 
Capitolo 8.

Annabel voleva festeggiare il compleanno della madre con una
bella cena a tre: lei, il padre e la madre. Costolette d'agnello e un
bel dessert.
Non mi pare una buona idea, disse Carter.
A me pare che ci farebbe bene recuperare un po' di ritualit
nelle nostre vite, pap. Voglio condividere con la mamma alcuni
ricordi che ho di lei. I ricordi se non li condividi scompaiono, e di
ci che dimentichiamo siamo responsabili, pap.
Carter voleva molto bene alla figlia ma si era trovato spesso a
chiedersi se non fosse un po' troppo ingenua. In effetti Ginger,
durante il primo trimestre di gravidanza, aveva insistito per dipingere
tutto il secondo piano. Aveva esagerato con i Bloody Mary
a pranzo. O no?
La ricorderemo nel giorno del suo compleanno, disse Annabel
risoluta. Dedicheremo a lei la cena. Se andr tutto bene
faremo lo stesso per le altre festivit. Apparecchieremo per la
mamma, le metteremo vino nel bicchiere, cibo nel piatto.
Confonde Ginger con Santa Claus, pens Carter. Durante la
vigilia di Natale lasciavano sempre qualche mela sul focolare per
le renne. E per Santa Claus un bel bicchierino di whisky. Carter
si pass le mani sul viso. Davvero farai le costolette d'agnello?,
chiese.
Annabell fece cenno di s; erano il piatto preferito della madre.
Naturalmente Alice l'avrebbe ammazzata se fosse venuta a
saperlo, ma non bisognava mica informarla di tutto. Le avrebbe
detto che avevano mangiato pasta. Da parte sua, Annabel
non vedeva cosa ci fosse di male in una costoletta d'agnello ogni
tanto.
Penso io a tutto, pap.
O forse, medit Carter, aveva in mente come facevano i messicani.
Un certo giorno dell'anno offrivano cibo e fiori ai morti, insomma
si davano un gran daffare per tenerli tranquilli, in modo
che non li infastidissero per il resto dell'anno. L'interesse di Carter
si ridest di colpo: Posso fare qualcosa per aiutarti, tesoro?.
Niente regali, per favore, disse Annabel.
Si vestirono di tutto punto e apparecchiarono la tavola con cura.
All'inizio fu strano, ma il cibo era cos buono. Annabel chiacchier
con Ginger raccontandole delle sue nuove amiche senza
mai distogliere lo sguardo dalla sedia vuota. Le disse del brufoletto
che le era spuntato chiss come. Le disse della nuova Corvette
che Carter aveva comprato.
No, no, disse lui, alla mamma non piace. Annabel lo guard
perplessa, e lui rise.
A met del pasto Annabel si mise a piangere.
Oh, tesoro, disse Carter.
Non c'!, disse Annabel tra le lacrime.
Probabilmente non s' ancora abituata alla casa.
Non mi aspetto che ci sia veramente, pap. Non sto dicendo
questo. Sarebbe stupido.  solo che ho l'impressione che non stia
qui ad ascoltarci. Non percepisco la sua presenza.
Ma dove diavolo  finita, si chiese tra s e s Carter.
Mi manca, disse Annabel. Vorrei che non avessimo disperso
le ceneri. Pensavo che la parte migliore sarebbe stata la sedia
vuota, invece no. Sparecchi in fretta e scomparve in cucina.
Carter rest seduto. Sul serio, Ginger, pens Carter,  orribile
da parte tua. Essere un'arpia  un conto, ma non hai proprio
nessuna compassione?
Mi manca, grid Annabel dalla cucina. Mi manca.
Carter sapeva che la figlia non mentiva e inorrid. Si vers un
altro bicchiere di vino e usc nella sera stupenda, nera e immobile.
Non riusciva a vedere niente, in realt, ma sapeva che tutto, l intorno,
portava il mirabile tocco di Donald. Donald, il giovane
giardiniere, si era presentato alla loro porta appena una settimana
prima, offrendo i suoi servigi di architetto paesaggista. A Donald
bastava spostare una roccia per ottenere un miglioramento.
Come un'anima in pena, Carter rientr in casa, si vers un ultimo
bicchierino e si prepar ad andare a letto. Scost le lenzuola,
sistem entrambi i cuscini dietro le spalle e apr Jack London facendo
scrocchiare il dorso.
Pap, chiam Annabel, mi faccio un bel trattamento ai capelli
e magari pure la ceretta.
Va bene, tesoro.
Buonanotte, pap.
London era stato compagno di Carter per pi di una notte.
Carter lesse: Nessuno seguiva il funerale tranne un enorme cane
lupo, che ancora sentiva il dolce sapore del guinzaglio del padrone.
Cos si scrive. Sangue sulla neve. Lo scherno del silenzio
bianco. Ancora sangue. E nessuno a cui importi. A nessuno importava,
e non esisteva legge. Balenio di sguardi, fauci e bava, e
disperazione. Oh, una vita da larve, un cosmo di morte. Ma cos
andavano le cose... Carter abbass il libro e chiuse gli occhi.
I suoi pensieri tornarono dolcemente a Donald. Era cos alto. Il
suo viso era liscio e innocente come quello di un bambino e il suo
torace era fitto di peli. A Carter sarebbe piaciuto premere la bocca
contro quella pelliccia fantastica, salata e morbida ma, naturalmente,
non l'avrebbe fatto per nulla al mondo. Era un uomo
divertente, un uomo spensierato, voleva essere felice, non passare
per un idiota.
L'ho sempre saputo che eri un finocchio, Carter.
Ma che dici, cara!, disse Carter. Non capisco. Perch non
sei venuta, prima?.
Cos' tutta questa storia, comunque?.
Annabel sarebbe stata contenta.
Non abbiamo mai festeggiato il mio compleanno, Carter, lo
sai benissimo. Ora, per, stiamo parlando della tua flagrante
finocchiaggine, non della mia et. E di questo tipo, questo Donald.
Carter, davvero, sei cos comune, cos ordinario. Quella piccola
cicatrice che ha sulla guancia! E il modo in cui tu gli parli...
Questa  l'unica cosa che devi ricordarti, disse Ginger con voce
smancerosa. Mozart  piacere, Beethoven  gioia, Wagner brama
inestinguibile, inappagabile, mai sazia di nulla..
Carter arross; avevano parlato di musica, era vero.
Quella cicatrice  falsa come i tatuaggi delle patatine.
Gli  caduto un seghetto da potatura in faccia. Per poco non
c'ha rimesso un occhio.
Ah beh, io ho perso tutto, idiota, e non permetter che te lo
dimentichi. Perch sono stata cremata? A pensarci prima, avrei
lasciato scritto che non volevo essere cremata. E poi, il posto
dove mi hai disperso, quel braccio di mare. E l che alcuni dei
peggiori inquinatori del New England buttano tutte le loro porcherie!
Io mi aspettavo di venire alloggiata in una bella cripta.
Sai cosa m'immaginavo in realt? M'immaginavo che il primo
saresti stato tu ovviamente. E poi che quando sarebbe venuto il
mio turno e sarei stata calata nella nostra tomba, il tuo scheletro
avrebbe spalancato le braccia per accogliermi.
Questa scena  presa di peso da Abelardo e Eloisa, pens Carter,
la coppia pi noiosa della storia. Si augur che Ginger non
avesse intenzione di scrivergli. Cara, ti prego, disse, lascia
stare. Erano mesi che era morta ed eccola ancora l a lamentarsi
della sua guida, del fatto che si schiarisse in continuazione la
gola, delle mance che dava (venti per cento), a suo dire eccessive.
La studi. Aveva sempre lo stesso aspetto e lo stava fulminando
con lo sguardo.
Non ti  mai piaciuto il mio seno. Non ci hai mai prestato la
dovuta attenzione.
Su questo devo contraddirti, cara. Mi dispiace doverti contraddire
categoricamente. Io vado - andavo - pazzo per il tuo seno,
il tuo seno argenteo. Il tuo seno madreperlaceo.
No, no, no, gemette Ginger. Tu eri un falso allarme, e io
ho risposto.
A Carter faceva male lo stomaco. Laggi le costolette d'agnello stavano
pensando: e adesso cosa ci  capitato? Dove... caspita,
 incomprensibile... Chiuse gli occhi, sperando cos che Ginger
svanisse, per quanto in passato la cosa non avesse mai funzionato.
Ginger rimaneva l, rimaneva a volte per delle ore, senza una
pausa nella sua magistrale ed elaborata condanna nei suoi confronti.
Era chiaro che Ginger non era altro che un suo pensiero,
e dunque l'avrebbe potuta sostituire con un altro pensiero. Perch
non ci riusciva? Forse avrebbe avuto bisogno di un po' d'aiuto
in questo senso, un po' di allenamento. Carter riapr gli occhi.
Ginger era ancora l.
Non capisco, disse lui, perch non ti sei fatta vedere quando
Annabel ti voleva.
Mai, non lo far mai. Andrebbe fuori di testa se lo facessi.
Ma cosa vuoi, Ginger?, chiese Carter. Il suo stomaco stridette,
poi ripiomb nel silenzio.
Voglio che tu ammetta le tue responsabilit. Sei un uomo
sposato e il matrimonio  un sacramento. E indissolubile. Questa
faccenda di Donald la trovo mortificante. Mortificante. Sei
diventato una vecchia checca, Carter. Hai un'aria cos stupida
quando ti prendi una cotta. Sembri strabico.
Di colpo la porta della camera da letto cominci a tremare sui
cardini. Le cravatte che pendevano da un gancio caddero flosce
sul pavimento. La porta si spalanc e fu riempita da Annabel che
urlava in preda al delirio.
Pezzi - in tutti gli angoli. Piccoli, per troppo grossi -,
pezzetti.
Ginger evapor mentre Carter correva verso la figlia. Aveva
addosso un paio di enormi boxer azzurri.
Chi  mancino muore prima, url Annabel, agitando le braccia
e colpendolo in bocca.
Non  vero, gli riusc di dire. No, non  vero niente.
Oh pap, scusami, disse Annabel e se ne torn a letto. Carter
and in cucina e si vers ancora da bere. S'infil del ghiaccio
tra labbro e gengiva, facendolo poi scivolare. Nessuno sapeva che
lui era mancino. Mise sul giradischi Tristano e Isotta e si sedette,
al buio. Amava il Tristano. Tutto il suo senso era nelle cose che i
personaggi non facevano, non dicevano; ogni cosa vibrava entro
i limiti dei personaggi immobili, sospesi in un'azione sempre differita.
Era meravigliosa, l'opera, pens felice Carter. Un'arte devota
all'amore e alla morte e alla loro criptica alleanza. Un'arte
devota alla definizione e alla permutabilit dei sessi, alla pazzia,
all'ubriachezza e alla bestemmia! I personaggi dell'opera non obbediscono
ad alcuna legge n morale n sociale, questo era pi
o meno quello che avrebbe voluto dire a Donald. Rimase seduto
nell'oscurit ad ascoltare l'oscuro e invisibile accadere delle cose.
E stava ancora seduto quando tutto fin. Gli sembrava che ormai
avrebbe dovuto lasciarsi Wagner alle spalle. Voleva dare una
festa, riempire la casa di gente. Usare quel pianoforte. Era stato
proprio quel pianoforte a convincerlo a comprare la casa, quel
pianoforte gi l, nelle stanze altrimenti vuote. Non aveva mai
posseduto un piano prima. Fino a quel momento era servito soltanto
a reggere le fotografie di Ginger e, negli ultimi tempi, le
composizioni floreali che Donald gli donava ogni settimana. Che
giovanotto dotato! Carter avrebbe dato una festa, certo, avrebbe
portato un po' di vita in quel posto.

 Capitolo 9.

Ray Webb provava a vendere scarpe a Houston, Texas, universalmente
riconosciuta, in questo pianeta, come luogo di pena.
Non conosceva nessuno. Non aveva nemmeno un amico l. A dire
il vero, passati gli otto anni, di amici non ne aveva pi avuti a
parte quella ragazzina pelata al centro di riabilitazione a cui piaceva
un po'. Di anni, in quel momento, ne aveva diciannove, e vagava
senza meta per il paese, lavoricchiando e rubando di tanto
in tanto. Gli sarebbe piaciuto fare il cameriere ma gli tremavano
le mani quando portava i vassoi, e alla gente non piaceva guardare
la sua bocca mentre recitava i piatti del giorno. In quei posti
resisteva s e no un paio di minuti. Se la ragazzina pelata fosse
entrata a comprare un paio di scarpe, si chiese, si sarebbero riconosciuti?
Certo, non avrebbe pi avuto otto anni. Si erano fatti
delle belle chiacchierate ai tempi. Anzi, era pi che altro lei a
parlare. Per via dell'attacco ischemico che aveva avuto, lui non riusciva
a parlare bene, che era poi la ragione principale per cui si
trovava al centro di riabilitazione. La ragazzina pelata era stata
colpita da un fulmine. Era all'aperto, raccoglieva mirtilli giganti
e saltellava allegra da un cespuglio all'altro senza rendersi conto
che la giornata si stava incupendo, quando whupl Era in grado
di indovinare quante monetine uno aveva in tasca, nove volte su
dieci. Il fulmine l'aveva dotata di poteri speciali.
Ray non beveva e non assumeva droghe, tuttavia una serie
di attacchi ischemici gli avevano conferito un'indole smaniosa e
incostante e una quantit di contorsioni facciali in ragione delle
quali qualsiasi tipo di impiego permanente gli sfuggiva di mano
quasi subito. Detestava vendere scarpe, specie quelle basse.
Avrebbe voluto vendere stivali, ma non era nelle grazie del direttore
del negozio. Detto questo, Ray adempiva al suo compito con
entusiasmo. Dopo appena una settimana aveva escogitato un discorsetto
di cui andava orgoglioso, anche se pi spedito lo diceva
pi i clienti diventavano sospettosi. Non ci poteva fare nulla.
Per scegliere le scarpe ci vuole tempo, cominciava cos. Deve
scegliere le scarpe giuste per lei. Meglio non prendere una
scarpa che finisca per guardarla con disapprovazione quando se
la toglie, la sera, offesa da tutto quello che lei ha o non ha fatto.
Ci sono scarpe che semplicemente non hanno voglia di portarla
in giro. Ma di questo, in negozio, non te ne accorgi. In negozio
adottano un atteggiamento neutro che rende la scelta difficile.
Ma la rotta delle nostre scarpe corrisponde al corso della nostra
vita. Sceglierle bene  una decisione importante.
Devo pensarci su, gli aveva detto l'ultimo suo cliente.
Ray si mise in bocca un paio di gomme da masticare e torn
nel magazzino.
Il direttore gli and dietro: Mica bevi, eh?.
Ray lo guard, masticando. Io odio l'alcol. Non lo tocco proprio,
disse con difficolt. Non ho rispetto per l'alcol.
Di sicuro hai la personalit del bevitore, disse il direttore.
Strano. Tipo quegli alcolizzati che hanno smesso.
Ray non disse niente. Si stava godendo la sua gomma. Le prime
fasi della masticazione gli facevano sempre venire in mente
quella parte di Nella colonia penale in cui mettono la mordacchia
inzuccherata in bocca al condannato, giusto prima che l'immensa
macchina cominci a trafiggerlo a morte con gli aghi da
tatuaggio. Era il suo racconto preferito. La macchina, secondo
lui, era il massimo, ma non trovava nessuno disposto a parlarne.
L'immagine era piuttosto sadica, ne doveva convenire, ma
l'ordalia simboleggiava soprattutto l'illuminazione. O la colpa,
dal momento che la colpa dell'uomo  sempre fuori dubbio. Anche
a Kafka sarebbe piaciuto fare il cameriere, in un ristorante
tutto suo. Probabilmente non ci sarebbe entrato nessuno. Ray
avrebbe voluto essere un accademico, ma non gli si era mai presentata
l'occasione.
Mi dai ai nervi, gli stava dicendo il direttore.
La dolcezza, eccitante per quanto nauseabonda, della gomma
era gi svanita. Ray cerc in giro un punto dove appiccicarla, un
posto dove potesse risultare sgradevole per qualcuno.
Il direttore gli disse di stare attento alle scatole sul bancone
di vendita. C'era chi entrava, trafficava con le scatole, a volte ci
metteva le proprie scarpe scalcagnate e se ne andava con un paio
nuove. Se succedeva durante il tuo turno ci rimettevi parecchie
ore di paga. Parecchie ore di paga per ogni paia di scarpe scambiate.
Ray esamin cupo una decina di scatole, tre delle quali
contenevano calzature che avevano chiaramente visto giorni migliori.
Quand'era successo? Quel giorno doveva essere nel mondo
dei sogni.
Il direttore parve compiaciuto. Vado a fare uno spuntino,
disse. Per te, niente pausa pranzo. Il direttore amava mangiare
cinese, era convinto che gli conferisse una qualche distinzione.
Ray sedette su uno sgabello e pens alla ragazzina pelata. Aveva
anche altri problemi, non solo quello di essere stata colpita dal
fulmine. Ultimamente ci pensava molto. Divideva lo spazio della
sua testa con la scimmia, anche se era la scimmia a comandare.
Ray cominci a sentirsi irrequieto. Aria patata fogna vite,
pens. Non funzionava. Fece una perlustrazione del suo reparto,
poi, giunto agli stivali, sbirci al di sopra di un tramezzo. Era un
mondo del tutto diverso, un mondo di uomini, sebbene vuoto in
tutto e per tutto. Si fece un bel giro, prese un paio di stivali di serpente
azzurri. Si mise in testa un grosso cappello nero con larghe
tese e prese una borsa di pelle con la tracolla. Ficc gli stivali nella
borsa, nessuno poteva impedirglierlo. Si diresse senza fermarsi
fuori dal negozio e nel grasso ventricolo del centro commerciale.
Procedette di buon passo, provando una sensazione magnifica,
come se stesse facendo uno slalom tra la neve fresca e farinosa.
Scivol in fretta oltre la fetida piazzetta dei ristoranti dove vide
il direttore che indicava la foto di un piatto. E cos che mangia
la gente oggigiorno. Indicano una foto e poi gli viene servita una
cosa indistinguibile dal ritratto appena visto. Lo stomaco di Ray
rugg. La scimmietta che aveva in testa si stir tutta accanto a un
piatto vuoto e sbeccato. A Ray non piaceva quando la scimmia
se ne stava stesa cos, senza fare niente, coperta solo da quei suoi
quattro peli. Gli faceva paura.
S'infil in una toilette poco prima dell'uscita del parcheggio.
Il posto era lercio e c'era un forte odore di pizza. Si lev le scarpe
da tennis e si mise gli splendidi stivali di serpente. Erano di
una misura troppo grandi, si sarebbe dovuto procurare delle calze
pi spesse. Il cappello andava bene, gli calzava meglio degli
stivali, anche se portava l'attenzione sulla sua bocca, che era piegata
in basso per via dell'attacco ischemico. Tuttavia il cappello
conferiva alla sua bocca un'aria di dominio, come se stesse
per proferire qualcosa di importante. Col cappello in testa, lui e
il mondo sembravano avere qualcosa in mente. Non sapeva perch
non ci avesse pensato prima, al cappello. Addio Houston! La
sola cosa che gli sarebbe mancata erano le sue sporadiche visite
alla cappella Rothko, dove pi volte aveva cercato timidamente
di arrendersi alle oscure pretese di quell'artista. Gli avevano detto
che l'intera visione di quell'uomo era tenuta insieme da colla
di coniglio.
Il grassone era nel tepee dieci, Ray nel tepee due. Il cartello sull'autostrada
diceva: stanotte dormite in un wigwarn!, e l'uomo si
era cos agitato che Ray pens che avrebbe avuto un arresto cardiaco.
Si era offerto di pagare a Ray una notte in un tepee in cemento
sulla vecchia Route 66, la madre di tutte le autostrade, e
Ray aveva detto che andava bene. Non aveva mai fatto obiezione
ai bizzarri impulsi altrui, soprattutto di chi lo raccoglieva durante
la lunga e tortuosa strada della vita. Erano due giorni che faceva
l'autostop verso nord e di solito sulle auto c'era da mangiare
e la gente lo divideva con lui. Il grassone aveva solo un sacchetto
di mandarini. Ray non sapeva nemmeno che esistessero ancora.
Il grassone disse che non gli avrebbe pagato la cena, ma che gli
avrebbe pagato la colazione il mattino seguente.
Nel suo tepee Ray fece una lunga doccia calda. Gli piaceva restare
sotto la doccia fino all'esaurimento dell'acqua calda, ma
l l'acqua calda sembrava non finire. Non c'era modo di averla
vinta. Era come se lo stesse sfidando, in un certo senso. Alla fine
si arrese. Usc dalla doccia e, non trovando un telo da bagno,
si asciug con un paio di asciugamani piccoli. I suoi begli stivali
avevano cominciato a fargli venire le vesciche, perci ridusse
a strisce la federa di un cuscino e si bend stretti i piedi. Si sent
pieno di risorse, al pari dello scout che era stato un tempo. Sperava
che tutti i suoi compagni scout fossero morti, quei bastardelli.
Sempre in campeggio a intrappolare tamie sotto le pentole
e a dargli fuoco con il gas dei fornelli. Facevano sempre la posta
presso i canali per infilzare di frecce i lamantini, facendo finta
che fossero balene. Questo succedeva in Florida, dove un ragazzo
era costretto a prendere parte a un certo numero di tradizioni
mostruose per guadagnare la piena virilit.
A Ray la Florida non era mai piaciuta; era nato nello stato di
Washington ma dopo la terza gravidanza della madre non andata
a buon fine si erano trasferiti, abbandonando una citt in cui
tutti avevano gravidanze disgraziate, dove i pesci nel fiume erano
morbidi come il pane, gli alberi verrucosi di funghi e met dei
cani aveva tre zampe. Una di quelle rudi localit d'America, una
citt sottovento, lontana da tutto, sfigata ma tenace, abitata da
persone piene di difetti ma coraggiose. Naturalmente non ci sarebbe
mai tornato. E comunque ormai doveva essere stata evacuata,
e tutto quanto sotterrato in bidoni.
Ray giaceva nudo sul letto, con gli occhi che fissavano i piedi
bendati. Si sentiva come se fosse stato smembrato. Probabilmente
non erano affatto morti, i compagni lupetti. Probabilmente lavoravano
con i primati da laboratorio, lavando le gabbie con il
getto d'acqua, tenendo puliti gli elettrodi, sterilizzando gli strumenti
per la decerebrazione. Quando si insegnava loro il linguaggio
dei segni, le scimmie dicevano: Ti prego. Ti prego. Ciao.
Ciao. Fa' il bravo, ragazzone mio. Niente chiacchiere, andavano
al sodo. Aiuto, facevano. Solo. Freddo. Aiuto. Michael brava
ragazza, brava.
Ray era ossessionato dagli animali da laboratorio dal giorno
in cui un bieco terapista, dopo l'attacco, gli aveva raccontato che
una scimmietta aveva dato la sua vita perch Ray potesse guarire.
Ray odiava i terapisti, i loro sorrisi, i larghi camici bianchi,
la loro allegria. Erano tutti biechi. La vivisezione, effettuata in
esperimenti di laboratorio controllati, permette di curare meglio
le piccole vittime come te, gli aveva detto il terapista. Se ti dicono
che non  vero, non crederci. E poi guarda, oggi hai imparato
una parola nuova, vero? Vivisezione. Non  una parolaccia.
Certo, vaffanculo, aveva pensato in quel momento Ray, ma aveva
paura. La scimmietta non gli dava tregua; sentiva che non era
voluta diventare sua amica. Le aveva fatto spazio nella sua testa -
erano anni ormai che quello era diventato il suo rifugio -, ma lei
continuava a negargli l'amicizia.
Ray?, bisbigli il grassone alla porta del tepee. Ray rest immobile.
Rest disteso e fermo sul letto, chiedendosi oziosamente
cosa ne fosse stato di quel bambino cresciuto dalle scimmie in
Africa. L'avevano trovato dei contadini dalle parti del Tanganika,
l'avevano strappato alle scimmie, l'avevano ripulito, gli avevano
messo dei Levi's della sua misura e una camicia di flanella e l'avevano
spedito in orfanotrofio. Ma era troppo tardi perch imparasse
a parlare, e non era in grado di aprire una porta. Maniglie
e chiavistelli gli sfuggivano. Ormai quel bambino sar un adulto
rimbambito, desideroso solo di farsi spidocchiare da amorevoli
dita pelose.
Ray?, disse il grassone. So che ci sei. Mi piacciono le tette
belle grosse. A te piacciono le tette grosse?.
Ray aveva un rivoltamento di stomaco ed era certo che il grassone
potesse sentirlo.
Che delusione sei, Ray, disse il grassone.
Ray si raggomitol sullo stomaco e cerc di prendere sonno.
Premette i cuscini contro le orecchie. Gli avevano detto che se assassinavi
qualcuno nel sonno non potevi esserne ritenuto responsabile.
Il tribunale ti avrebbe assolto.
Il mattino seguente Ray trov sulla soglia un ricciolo di escrementi
umani. Doveva smetterla di accettare passaggi da gente
con secondi fini. Sent un tintinnio nel cervello, come qualcosa
di incatenato che si aggirava sbattendo in una pentola vuota.
Era met mattina. Ray aveva aperto la porta per capire che ora
fosse, perch i tepee non avevano finestre. Il cemento della struttura
era curvato all'indietro intorno alla porta e dipinto di strisce
colorate, a suggerire coperte o pelli. La giornata era fredda
e serena. Di fatto la merda aveva cominciato a gelare. Ray vide
una ragazza messicana con una giacca a vento gialla che avanzava
verso di lui spingendo un carrello per le pulizie. Era accompagnata
da uno di quegli strani cani senza pelo con la testa piccola
che una volta gli indiani allevavano per poi mangiarseli. Questo
indossava un pullover a maglia e le sue zampe tremavano dal
freddo. Eppure, pens Ray, sar contento, il cane, di starsene
all'aperto. Qualunque cosa  meglio della cucina. Spost la merda
con la punta dello stivale, poi la raccolse e ne fece un lancio
da dieci metri in uno dei bidoni della spazzatura pitturati da farli
sembrare un tamtam. La ragazza lo guard con sdegno.
Va via oggi?, gli chiese.
E dove dovrei andare?, rispose lui, ma senza far colpo.
Se resta, le ricordo che deve pagare ancora quattordici dollari
entro le undici.
Duemilatrecento ore, eh?. Ray mantenne il suo sorriso
sghembo ma lei lo scost ed entr con il suo giaccone sgargiante,
i capelli con due toni di nero e il cane scodinzolante al fianco.
Meno di un'ora dopo Ray era di nuovo sull'autostrada. Era
curioso di vedere cosa avesse in mente il suo cervello, che in quel
momento era molto silenzioso. Pini alti e slanciati crescevano
ben ordinati lungo la strada. Tutti con lo stesso DNA. Se se ne
fosse ammalato uno sarebbero morti tutti. Custodivano identici
segreti e avevano carriere limitate. Perfino i corvi li trovavano
noiosi, anzi, soprattutto i corvi. Camion carichi di tronchi passavano
sfrecciando. Si trovava in una foresta nazionale, nella terra
dai pi svariati usi. Nell'aria l'odore febbrile della fatica delle
macchine.
Una Fleetwood Brougham color perla pass a velocit impressionante,
poi fren e torn indietro ondeggiando. Ray, con un sibilo
lieve degli stivali, le corse incontro, apr l'enorme portiera e
sal. Il conducente era una donna bassa e snella; il suo viso pareva
bagnato, gli occhi erano dilatati; secondo Ray, la macchina
era di sicuro rubata. Un sacchetto aperto di patatine al mais blu
stava in equilibrio sul cruscotto. Lui lo guard e si sent debole.
Procedettero in silenzio, a Ray pareva di sentire lamenti e invocazioni
provenire dal bagagliaio. Di colpo la conducente accese
il mangiacassette.
Dopo averne ascoltata un po', Ray stabil che si trattava della
musica pi deprimente che avesse mai sentito.
Hugo Wolf, disse lei con un certo rispetto.
 davvero particolare, disse lui. Fa venire voglia di tagliarsi
la gola.
Wolf non ce l'ha fatta, disse lei. Mahler andava a trovarlo
in manicomio. Mahler ce l'ha fatta ed  per questo che tra i due 
quello che vale meno. Che mi dici di Schumann?.
Schumann, disse Ray circospetto.
 inutile, url la conducente, cercare cose straordinarie nei
suoi lavori tardi. Roba scadente, ecco tutto!.
Superarono chilometri e chilometri di terra bruciata. Gli alberi
non avevano cambiato posizione, stoici, tutti in file della stessa
altezza, sempre neri. Erano convinti di continuare a fare il loro
lavoro, ma non era vero. Accordi folli e desolati riempivano
la Cadillac. Ray si strofin la mano sul lato sinistro della bocca;
fredda e gommosa al tocco, una sensazione che gli dava un certo
conforto.
Un cane trottava per i campi carbonizzati che non andavano
avanti per sempre. Ray riusciva a scorgere dove finivano e tornava
il verde.
La donna fren con violenza. Guarda, disse, un animale
domestico. E di un animale domestico che abbiamo bisogno.
Ecco una che sta ricominciando da zero, pens Ray. Nell'effettuare
la curva, la macchinona parve raccogliersi tutta su s stessa
e accasciarsi.
Attenta, disse Ray, potrebbe finire male. Una volta, quando
avevo la macchina, mi sono fermato perch avevo visto un
cane abbandonato. Faceva caldissimo e il cane se ne andava in
giro proprio come questo qui, con la lingua di fuori. Nei paraggi
non c'erano uscite dall'autostrada. Allora ho fatto marcia indietro,
mi sono fermato dietro di lui, ho preso una bottiglia d'acqua,
ho cercato una ciotola o qualcosa del genere ma non l'ho
trovata, stavo per versarmi l'acqua in mano per dargliela. Esco,
mi avvicino, lui s'infila la coda tra le gambe e corre nel bel mezzo
dell'autostrada dove in men che non si dica finisce tritato dalla
processione di macchine. La guard facendo di s con la testa,
per assicurarle che diceva la verit. Si ricordava di come si era
chinato tendendo le mani, proprio tra gli stessi fiorellini azzurri
in cui trotterellava il cane.
Perch tu non sei capace di fare un cazzo, caro mio, disse la
ragazza. Diede gas, sempre in retromarcia, gir l'auto con uno
scossone e abbandon l'asfalto, finendo fuori strada. Il cane port
indietro le orecchie ma prosegu bravamente col suo passo,
forse appena pi veloce. La donna usc. Indossava una giacca di
jeans ricoperta di spillette e di bottoni scintillanti sopra una lurida
calzamaglia color pesca. Che tipetta sinistra, pens Ray. Allung
la mano verso le patatine blu e se ne riemp quanto pi pot
la bocca. Lei, l fuori, immobile, batteva le mani come facevano
i suoi genitori quando volevano accendere una luce in casa... le
luci, a casa loro, funzionavano cos. I suoi genitori abboccavano
a qualsiasi gadget. Ray si mise un po' di patatine nella tasca del
giaccone e continu a masticare. Il cane scapp, la donna lo segu
prima a passo sostenuto, poi di corsa. Ray chiuse gli occhi. Il
lungo stridio del clacson di un semiarticolato. Sapeva che sarebbe
stato meglio uscire dalla macchina, che non sarebbe stato prudente
restare oltre in quel carro funebre della Fleetwood.
Con uno strattone, la donna spalanc la portiera. Testa di
cazzo, buono a niente, url. Cosa hai fatto, brutto coglione?.
Ray apr gli occhi. Quelli di lei erano asciutti ma iniettati di
sangue. Emanava una forza sconcertante. Gli vol via il cappello
quando lei lo cacci dall'auto e lui caracoll sulla cenere,
strappandosi i jeans su un ginocchio. Altra cenere gli ricadde
sulla testa scoperta quando l'automobile sgomm via. Cerc a
tastoni il cappello. Nella sua testa, la scimmietta si arrampicava
sulle pareti, manifestando un chiaro desiderio di uscire. Ray
non si sentiva bene. Mangi qualche altra patatina e rest per
un po' a tastarsi l'angolo della bocca. Era come l'asciugamano
con il cappuccio che gli piaceva tanto quand'era piccolo, quello
che aveva gli animaletti dell'arca di No in gomma. Quando si
rialz non guard la carreggiata ma tenne gli occhi fissi al suolo.
Per terra trov un portafogli di propriet di un certo Merle
Orleans, povero bastardo. La faccia sulla patente era quella di
uno che mai avrebbe sospettato di aver comprato la sua ultima
Cadillac. Non era la prima volta che Ray trovava un portafogli,
gli era successo un sacco di altre volte e nei posti pi incredibili.
Con la collezione di carte di credito di Merle avrebbe potuto
comprarsi un camioncino di seconda mano e un bel paio di calzini,
i calzini di sicuro, e poi una giacca pi pesante e un paio di
guanti. Doveva procurarsi un mezzo di trasporto tutto suo, cos
non avrebbe dovuto pi contare sui volubili favori di qualche
folle. Poteva benissimo essere che Merle Orleans fosse in viaggio
per l'aldil. Uno scrupolo di pudore gli imped di esaminarne
il volto con attenzione.
Dopo solo qualche chilometro, la terra arsa era gi lontana e
Ray si affacciava su una vallata. Alla sua sinistra, c'era una rampa
d'arresto con un semiarticolato incagliato nella ghiaia. Non
aveva mai visto usare una di quelle rampe prima d'allora. Se sei
una rampa d'arresto, probabilmente hai voglia di aspettare che ti
capiti qualcosa. Suppose che si trattasse del camion che era sfrecciato tra la tenebrosa ragazza della Fleetwood e il suo agognato
animaletto, e che lei avesse spinto il guidatore fuori strada. La
cabina ammaccata era decorata con silhouette di animali - cani,
cervi, uccelli - disposti in serie di nove, separati da una riga. Che
buontempone! Nella cabina non si muoveva niente. Era cos...
quasi moralmente accettabile, pens Ray. L vicino c'era un'auto
della polizia con il lampeggiante acceso.
Oddio, disse Ray al poliziotto, che lo ignor.
Ray us la carta di Merle Orleans per comprarsi un camioncino
in un posto chiamato Gary's Beautiful Cars. Il camioncino, di
un nero opaco, aveva fari supplementari e cerchioni cromati ed
era un'eccezione nel parco macchine di Gary, perlopi composto
da veicoli scassati con l'aria d'avere molti chilometri alle spalle.
Ray guid per un quasi duecento chilometri e poi, attirato da un
grande cartello, svolt nell'ampio parcheggio del Lariat Lounge.
Il locale di per s non era altro che un edificio buio e maleodorante,
illuminato solo da un grosso televisore. Sullo schermo
campeggiava una gara di off-shore, in cui era avvenuto un incidente
e che quindi veniva ritrasmessa. Un motoscafo di nome
Recondita Armonia era andato a impattare lateralmente contro
il Bat/Frank's Marine, decapitando sia l'addetto al motore sia il
guidatore.
Il barman accolse Ray cos: Sembra che quello che vola sia
solo un casco, ma dentro c' una testa.
Wow, disse Ray. Dov' successo?.
Poco prima, uno aveva fatto uno di quei salti col fischio che
fanno loro e anche lui si  ammazzato, per non l'hanno fatto rivedere
cos tante volte.
Wow, disse Ray. Dov' successo?.
Il barman lo guard.
Cio, quando?, disse Ray, annaspando in cerca della domanda
appropriata.
Che cosa bevi, amico?, disse il barman. Non posso mica
stare tutto il giorno appresso a te.
Ray ordin una birra. Non era molto fredda, ma evit di lamentarsene
per non perdere altro credito agli occhi del barman. Non
 che si va in un bar tanto per andarci; Ray lo dimenticava sempre.
Entrare in un bar richiede pensiero e preparazione. Occorre
decidere in anticipo il personaggio, assemblarlo - Ray partiva
praticamente da zero - e proiettarlo.
Ray volse gli occhi verso lo schermo, dove il piccolo casco continuava
le sue evoluzioni in aria. Dev'essere in Florida, riflett.
Solo in Florida c' quell'acqua verde da uovo di Pasqua. Per un
attimo si stup di trovarsi dov'era, migliaia di chilometri lontano,
in Arizona, davanti a quell'intermezzo come se fosse un balletto,
in contemporanea con centinaia di migliaia di altre persone
da una costa all'altra, tutti come un uomo solo nel grande mondo
della coscienza umana, tutti a osservare e ad assorbire e probabilmente
a dire whoa e a cercare di dare un senso a quel
problema...
Ordin un'altra birra, che risult appena pi calda della prima,
poi si ritir con calcolata nonchalance nell'altra sala. L era
pi buio e per sbaglio si sedette dietro l'unico altro tavolino occupato.
Due uomini stavano parlando e quando uno di loro scost
la tendina da una finestra sudicia, la scena prese pi luce, un'attonita
luce del deserto tutta disorientata nel ritrovarsi al chiuso.
Gli uomini erano nel bel mezzo di uno scambio di aneddoti
e con un gesto invitarono Ray a unirsi a loro, come se fosse stato
tutto il tempo seduto l, si fosse alzato un attimo e ora fosse
tornato.
E cos ha passato il giorno di Natale in una stanza di motel
con mia figlia di sedici anni.
Ges. A Natale.
Era sparita subito dopo i regali. E tornata quella notte stessa,
ma a me e al mio amico ci  voluto fino all'ultimo dell'anno
per trovarlo.
Sempre stati buoni amici voi due, mi pare.
L'hai detto, buoni amici. Mai un problema tra me e Modesto,
fino a quel momento. La mia piccolina pu darti un sacco di
guai alle volte, sono il primo a dirlo. Dunque, Modesto ha questa
ragazza, una per cui va matto, e lei ha un bambino. Figlio di Modesto.
Lui va matto per tutti e due, comunque lei  andata via per
Natale, da sua madre. A Bisbee. Sua madre ha uno di quei motel
fichi da morire che ci sono l.
L'uomo sorrise a Ray, che non poteva fare a meno di chiedersi
perch avessero fatto amicizia con lui.
Allora dico a Modesto, quando lo troviamo: Amico mio, ora
devi scegliere. L'avevamo portato nel suo camioncino. Eravamo
seduti l dentro, lui in mezzo a noi due. Devi scegliere, gli dico.
O stai l e guardi la tua ragazza e il bambino finir male - e intendo
proprio guardare e finir male - oppure puoi mangiarti queste
cartucce avvelenate..
Naaa!.
S.
Stricnina!.
L'avevamo prelevato davanti casa della sua ragazza. Proprio
l fuori intendo, cazzo. Dentro si vedeva il pensile sulla culla del
bambino. Insomma gli dico: Prendi, mangia, o loro muoiono..
Ray tracann la birra. Se l' fatta sotto, eh?, butt l.
Allora quella canaglia se l' mangiate. Credeva di essere in un
film, non so. Credeva di sfoggiare una dimensione etica.
Magari l'ha creduto un rito d'iniziazione o qualcosa del genere,
disse Ray. I riti d'iniziazione erano sempre come il buio
prima dell'alba. Dopo, di solito, le cose andavano meglio.
Cos lui inghiotte quella roba e io e il mio amico ce ne andiamo
dal camioncino. Modesto se ne sta l seduto per un minuto,
poi comincia a dimenarsi nell'abitacolo, in preda alle convulsioni.
Si  andato a spiaccicare da solo. Dev'essere andato avanti per
dieci minuti.
Non era proprio stricnina, vero?.
Alla fine arriva la polizia, e sai la loro conclusione? La loro
conclusione  che Modesto era andato in overdose. Dicono che
si  suicidato.
Furbi i poliziotti da queste parti, eh?, disse Ray.
Rito d'iniziazione, bella parola, disse il compagno del narratore.
Mica la si sente tutti i giorni.
Sta cercando di mettersi nei panni di Modesto.
Allora deve essere proprio uno stronzo.
Considerando che Modesto  uscito dai suoi panni a forza
di convulsioni, mi sa che hai ragione. Quei dieci minuti hanno
oltrepassato, beh, le mie pi rosee aspettative, disse l'uomo
compiaciuto.
Ray pens che avrebbe fatto meglio a rimettersi in strada. Non
aveva nemmeno voglia di finire la birra. Ma allo stesso tempo
gli sembrava che avrebbe fatto bene a offrire un giro a tutti i presenti,
anche se nemmeno quella, con ogni probabilit, era una
grande idea.
Cio, tu magari ritieni che Modesto pensa che cos  stato
iniziato, boh, al club dei Senza paura? Quegli stronzi con gli striscioni
sul parabrezza, quegli schermi parasole con scritto senza
paura,  un club, no?.
Non  mio quel camion, disse Ray.
Ti abbiamo visto scendere di l.
Non  mio.
Troiette salariate, solo loro prendono quei veicoli a nolo.
L'ho rubato, disse Ray.
Ooh-hoo.
No, davvero. Ray voleva darsi un'aria da criminale incallito,
ma anche di mondo, amichevole. Cominci a pensare alla
frase di congedo.
Conosci per caso la preghiera di Ges, pisciasotto?, indag
il narratore.
Ray non disse nulla. La sua bocca sembrava pi insensata del
solito.
Se inizi a ripetere a bassa voce la vecchia preghiera di Ges,
vedrai che prima o poi qualche miracolo si compie.
Compie?, azzard Ray. Io non la... com'?.
Signore Ges Cristo, figlio di Dio, figlio del Padre Onnipotente,
abbi piet di me, peccatore.
Non la conosco.
Tu inizia a ripeterla, il narratore rote gli occhi e sventol
la lingua nella rozza imitazione di un deficiente, ripeti oggi, ripeti
domani, alla fine capirai che tutto quello che ti succede  solo qualcosa che succede. Ma ancora pi importante: capirai che
qualunque cosa tu fai a un altro, anche quella  solo qualcosa
che succede.
L'altro fiss il camion di Ray, tutto preso dalla flagrante infrazione
all'etichetta che esso rappresentava.
Adios, signori, disse Ray.
Lo guardarono sbalorditi. Adios?, esclamarono all'unisono.
Vedi di non rimetterci le penne da queste parti, fu il cordiale
consiglio del narratore. La cosa verrebbe completamente
fraintesa.
Ray era gi in piedi e filava dritto fuori dal bar, oltre il grande
schermo del televisore, concentrato sul Recondita Armonia nel
bacino di carenaggio. Non aveva neanche un graffio.
 
Capitolo 10.

Anche con un cospicuo numero di invitati, la casa era lungi
dall'essere affollata. A Carter venne in mente che forse era un
po' troppo grande per le necessit sue e di Annabel, ma avevano
sempre abitato in case grandi. Per Ginger, sotto i mille metri quadrati
qualunque alloggio era un tugurio. Nel fiore del loro matrimonio,
le tante stanze erano necessarie per la ritirata, specie
quando le liti raggiungevano l'apice. Di fatto, per ogni casa che
avevano comprato (e avevano traslocato spesso, durante la breve
permanenza di Ginger sulla terra) uno dei requisiti era sempre
stato avere stanze riservate per i postumi dei litigi. Ma sebbene
Carter avesse pagato fior di quattrini, quel posto non era quello
che si definirebbe il luogo di smaltimento degli alterchi. La cosa
gli andava a genio, perch qualunque luogo alludesse a un sistema
di vita diverso da quello che aveva condiviso con Ginger era
per lui una perla senza prezzo.
Per la festa di quella sera si era lambiccato il cervello a pensare
diversi possibili temi, ma alla fine aveva deciso semplicemente di
lasciar scorrere lo champagne e guardare quello che succedeva.
Aveva suggerito l'abito elegante. Carter amava vestirsi elegante.
Niente come uno smoking lo metteva a suo agio. Aveva un che di
rilassante, lo smoking, ti prendeva e ti portava via, un milione di
chilometri lontano.
Annabel si era messa la sua giacca di alpaca al ginocchio e la
gonna di chiffon con le perline, due dei suoi capi pi preziosi.
Alice portava dei pantaloni pied-de-poule bianchi e neri, presi da
Goodwill, e una semplice maglietta senza slogan violenti. Annabel
l'aveva costretta a mettersi un po' di trucco, ma Alice se l'era
levato via quasi tutto. Eri cos sexy, la rimprover Annabel.
Ecco, magari proprio sexy no, ma quel rossetto color mattone
ti stava benissimo. Ce ne sono di cose che si possono fare, Alice,
certo bisogna aver voglia di sperimentare. Corvus indossava
un prendisole bianco qualunque, ma non era certo col vestito
che attirava l'attenzione; era piuttosto il fascino ambiguo del suo
viso, i suoi capelli neri e lustri. Tutte e tre le ragazze non avevano
madre. Annabel pensava che avrebbero dovuto avere qualcosa
di pi in comune.
Attorno, lo sciabordio dei martini in preparazione, suono della
vita civilizzata.
Carter si ritrov a godere della compagnia di alcuni giovanotti.
Ora, se parliamo di Wagner, andava dicendo, per lui l'opera
era un credo politico e un vangelo spirituale; aveva per scopo
la rivoluzione e la salvezza. Wagner voleva trasfigurare le vite di
chi ascoltava i suoi lavori. I raffinati giovanotti si mostravano
ricettivi a questi sentimenti.
C'erano un centinaio di ospiti. Carter li aveva raccolti qua e l.
A Ginger i suoi amici non erano mai piaciuti, ragion per cui s'era
abituato a farsene continuamente di nuovi senza starci a pensare.
Ancora nell'est, Ginger si era anzi fattivamente adoperata perch
uno degli amici pi simpatici di Carter fosse deportato nel suo
sciaguratissimo paese d'origine, un posto dove non c'erano due
che parlassero lo stesso dialetto e al minimo malinteso scoppiavano
risse con il morto. Prima di andarsene da l, l'amico era riuscito
a offendere inavvertitamente un buon numero di suoi compatrioti,
e Carter temette che il suo ritorno in patria non fosse stato dei
pi piacevoli.
Sa, stava dicendo a Carter uno dei giovanotti, in auto Wolf
House  solo a pochi giorni da qui, nella contea di Sonoma. Se
lei  un appassionato di London, deve visitarla. Era la casa dei
suoi sogni, ci ha messo anni per costruirla ed  andata bruciata
la notte prima che ci traslocasse.
Voglio assolutamente visitare Wolf House, disse Carter. Sentiva
un'affinit per il decadimento strutturale su grande e minacciosa
scala, tendenza di solito pericolosa per un architetto. In quel
caso, il disastro non era stato colpa dell'architetto? Il sogno di un
grande scrittore frustrato a livello tellurico da un difettoso progetto
del sistema di sfiato? Fu lieto di non aver mai praticato sul
serio la sua professione.
Donald richiam discretamente l'attenzione di Carter sulla
luna crescente, che aveva superato nel suo corso l'angolo della
montagna, come un'immensa nave da crociera.
Corvus era silenziosa come sempre, anche se non le sfuggiva
nulla, o cos sospettava Annabel. A lei non sarebbe piaciuto essere
quel tipo di persona che deve sempre tenere nota di tutto.
Corvus la faceva sentire come un piccolo insetto divertente, in
un certo senso, e non perch fosse snob o altezzosa, no davvero.
Aveva una pelle perfetta, quasi diafana, e a volte Annabel era costretta
a guardarla a bocca aperta. Per quel prendisole bianco
era pieno di peli di cane, not con una certa pena.
Alice, su un divano, guardava un uomo in smoking che suonava
il pianoforte. Una donna in tuta di seta gli sedeva accanto
sullo sgabello e Alice li guardava con il broncio. La donna si mise
a cantare. Non aveva una brutta voce e cantava con sicurezza
e vivacit. Alice si mordicchi le unghie, estraendole di tanto
in tanto di bocca per ispezionarle. La donna cantava motivi spiritosi
con voce leggera e ferma e l'uomo in abito da sera le sorrideva,
una sigaretta all'angolo della bocca, le mani che volavano
sui tasti.
Alice, a cosa pensi?, sent la voce di Annabel chiederle. Te
ne stai l tutta ingobbita! Vuoi un po' di hummus?. Gliene spalm
un po' su un cracker.
Non riesco a mangiare, disse Alice.
Annabel la guard con rispetto.
Io... lui... non lo faranno uscire prima. Continuiamo a sperare
che lo facciano uscire prima. La ragione per cui non usciva
con i ragazzi, aveva spiegato loro Alice, era che il ragazzo lei ce
l'aveva, purtroppo in prigione.
Peccato che tu debba sempre avere in testa la libert condizionale,
disse Annabel.
Alice si rammaric di essersi inventata quel fidanzato in contumacia.
Io per non credo che la prigione sia qualcosa di cui vergognarsi,
disse Annabel. Ci sono passati in molti, bisogna semplicemente
lasciarsela dietro le spalle.
Ma perch poi era in prigione, si chiese Alice? Niente di buono.
Sono sicura che non  nemmeno un tipo da prigione, disse
Annabel. Conoscevo un ragazzo, dove abitavo prima, che una
notte stava guidando il motoscafo di suo padre e si  scontrato
con una boa e ha ucciso due suoi amici. L'hanno sbattuto in prigione.
C' rimasto un anno intero, e neanche lui era il tipo.
Alice la guard.
Cio, era un bravo ragazzo. Voglio dire, in fondo. E poi avevano
bevuto tutti... anche i due che sono morti. Com' il tuo,
non me l'hai mai detto. Non me lo immagino molto carino... ma
pi come un tipo interessante.
 difficile descrivere qualcuno che ami, disse Alice.
Ma dovr restarci per sempre? Per quanto? Hai una gran bella
responsabilit. Vogliono fargli provare il rimorso, ecco cosa.
Dovrebbe ammettere che sente il rimorso.
Annabel, disse Alice, non mi va di parlarne.
Ti capisco, disse Annabel.
In quel momento la cantante stava abbracciando l'uomo in
smoking e gli stava stampando un gran bacio su un lato della
testa. Poi scivol vezzosamente dallo sgabello del piano e and
a unirsi agli altri. L'uomo rest seduto dando le spalle alle ragazze,
e per un attimo rimase immobile. Poi si accese un'altra
sigaretta.
Alice sent le parole di una donna: Prima di mettermi a scrivere
mi sento affettuosa, interessata e frustrata. In quest'ordine.
Dopo, mi sento sollevata, disgustata e confusa. Talvolta non mi
sembra che ne valga la pena.
Che genere di poesie scrive?, le chiese qualcuno.
Questa soire, pens Alice,  piuttosto svitata.
L'uomo in smoking si gir verso di lei. Cosa le piacerebbe
sentire, cara?, chiese.
Mi piacerebbe sentirti gemere di piacere a letto, pens Alice,
sorpresa lei stessa.  cos che fanno gli uomini, no? Lei gli fece un
sorrisetto e sent il labbro impigliarsi al dente, come a volte succedeva
a Furia quando sbadigliava; il nonno doveva chinarsi e rimetterglielo
a posto.
Se non ho richieste dal pubblico di solito suono I Get a Kick
Out ofYou". Dopo che ebbe finito, si avvicin e si sedette tra loro
due.
Quella l che cantava con lei, disse Alice con voce incerta, 
la sua amante?.
Annabel fece un risolino. Non aveva mai visto Alice comportarsi
in quella maniera.
Ci sono donne, disse l'uomo in smoking, a cui piacciono gli
uomini come me. Le affasciniamo, rappresentiamo una sfida per
loro. Chiss se mi scoperebbe,  questo che si chiedono. Pensi sul
serio che mi si scoperebbe?.
Davvero?, disse Alice.
Si d il caso, disse l'uomo.
Certe persone sono cos superficiali, disse Alice.
Certe persone sono tremendamente superficiali, disse Annabel.
Conoscevo un ragazzo, dove abitavo prima, che quando
qualcuno che non gli piaceva gli diceva una cosa che secondo lui
era una stupidaggine, rideva, come per noblesse oblige, poi guardava
qualcuno che invece gli piaceva, si stringeva nelle spalle e
diceva: Noblesse oblige..
 mai stata con un uomo, cara?, chiese l'uomo a Annabel.
Ho sperimentato un po', rispose lei. Per la verit erano solo dei ragazzetti. Pi o meno. Dove vivevo prima. Quel pianista
le faceva un certo ribrezzo. Si lasciasse incantare Alice, se voleva.
Gira sempre vestito cos?, chiese Alice.
Sempre, disse lui. Mai senza il mio smoking. In chiesa non
si vede, perch ho la tonaca.
In chiesa?, esclam Alice turbata.
Dio  la rete. Noi siamo le creature nella rete.
Oh, mi sembra carina questa, disse Annabel. Ma non le pareva
carina per niente.
Perch la rete funzioni, devi vederla, sentirla, disse lui.
Non basta starci dentro. Non dobbiamo mai smettere di esserne
consapevoli.
Ognuno si fa la sua rete, disse Alice. Non riusciva a credere
che quel tipo fosse praticante. Se ne doveva fare una ragione.
Noi, per, le nostre reti non le filiamo con quel meraviglioso
tessuto impalpabile, disse l'uomo. Facciamo quegli orrendi,
duri, rozzi e rumorosi anelli.
Davvero lei va spesso in chiesa?, chiese Alice.
Suono gli inni. Mi pagano, ma lo farei anche gratis. Credo
che la chiesa sia molto sexy. E poi adoro i protestanti.
Allora non  credente?.
Credente? A cosa dovrei credere, cara?.
 solo perch la eccita?.
A Annabel usc una risatina stridula e allarmata.
Per le mie notti e giorni L'ho fuggito / E L'ho fuggito nell'arco
degli anni / Nel dedalo del cuore l'ho fuggito / e a Lui mi sono
nascosto tra gli affanni, la la la la. Da quell'orme possenti
alle mie spalle / sempre presenti..., salmodiava l'uomo in smoking,
con gli occhi socchiusi. Il ministro adora i mistici antichi.
Ormai ogni domenica mi aspetto che si prenda un esaurimento
nervoso. Le aspettative sono alte. Per la prima volta sembr fare
caso a Corvus e le sorrise con un leggero inchino.
Bene, disse Alice, Dio non  il mio custode.
Di sicuro le piacciono i gatti, disse lui.
I gatti?, disse Alice.
Alleati elettivi del genere femminile.
Qualcuno vuol bere qualcosa?, disse Annabel.
I gatti sono abituati a decidere per s e ad attuare le loro decisioni
lontano dalla vista del padrone.
I gatti non mi piacciono per niente, disse Alice.
Caff, magari?. Annabel non demordeva.
Niente caff per me, cara, disse il pianista. Se bevo caff
di sera poi faccio brutti sogni: uomini senza testa, con un solo
occhio e la bocca sotto le ascelle che mi chiedono... beh, avete
capito, e roba del genere.
Annabel non aveva pi raccontato un suo sogno da quando
aveva chiesto alla madre se volesse sentirne uno che, secondo
Annabel, era particolarmente terribile e misterioso. Ho sognato...,
aveva cominciato Annabel. Ho sognato che ero all'inferno,
la interruppe la madre, come se fossero quelle le parole che
Annabel stava per pronunciare. Erano le nove del mattino e la
madre stava prendendo uno screwdriver con un biscotto.
Acqua con un po' di ghiaccio?, chiese Alice.
Acqua con ghiaccio andrebbe benissimo, disse lui, senza
ghiaccio per  meglio.
Alice and a prendere l'acqua tutta contenta. Ottenere dal
barman quel semplice elemento in un bicchiere richiese faticose
negoziazioni.
La plastica  prodotta con una risorsa non rinnovabile, si
lament Alice. Non  completamente riciclabile, e il petrolio
richiede, per la sua raffinazione, un abbondante utilizzo di sostanze
tossiche. E poi la plastica  il rifiuto pi contaminante per
gli oceani. In quanto ristoratore, lei dovrebbe esserne consapevole
e dare l'esempio.
Chi ti ha invitata, se posso?, disse il barman.
Alla fine torn con qualcosa di accettabile.
Un bicchiere d'acqua perfetto, disse l'uomo in smoking.
Stettero a guardarlo bere, il movimento dei muscoli del suo
collo.
Di cosa parlavamo?, disse Annabel. Oh, la chiesa....
Lui ripose il bicchiere vuoto. Consumo quasi ogni pasto su
un piatto della chiesa, disse. Mi spiego: un piatto decorato con
l'edificio della mia chiesa. E il solo che possiedo. Le guard con
aria pia. Possiedo ben poco.
Mi piacerebbe vederlo, disse Alice.
Le parole non esprimono molto bene i nostri pensieri, vero,
cara?, disse lui.
L'ho sempre pensato!, convenne Alice. Chi  che se n' venuto
fuori con l'idea che possono? Qualche maniaco del controllo.
Lei intendeva il piatto, credo, disse Annabel.
L'uomo in smoking se la rise di gusto.
Grazie, Annabel, disse Alice.
Esasperata, Annabel si allontan in cerca del padre, per vedere
che stesse combinando. Parlava con un giovane che i lunghissimi
capelli biondi e l'abito bianco crema facevano sembrare un
cavallo palomino.
Il nostro matrimonio era una solitudine condivisa, come dicono
i francesi, stava dicendo Carter.
Oh, pap, sospir Annabel. Usc all'aperto sentendosi eterea
e fuori posto come la madre. Uno dei suoi esercizi mentali
preferiti consisteva nello scegliere una stella, far finta che fosse
Ginger e confidarsi con lei. Non sono felice, mamma. Quaggi
non c' niente da fare, solo feste e natura. Perfino mentre parlava,
sentiva un trambusto sommesso provenire dal deserto appena
oltre la piscina, poi ci fu un grido non umano seguito da un
silenzio carico d'apprensione.
Non piacerebbe nemmeno a te, mamma, continu Annabel.
Resisteresti al massimo cinque minuti. Non sapeva cosa dirle.
Non c'era niente che le sembrasse appropriato. Di certo non
avrebbe fatto cenno alla sua dbcle come Big Sister. Tanto per
passare il tempo, Annabel si era offerta di diventare una Big Sister.
La sua Little Sister le era venuta in casa, e non aveva fatto che
parlare del campeggio delle ragazze. In quel posto, la cosa peggiore
era che ti davano un trattamento per capelli una sola volta
a settimana. Lo shampoo, poi, non era del tipo idratante con
umettanti naturali, e tutte le ragazze avevano i capelli ossigenati
e un gran bisogno di un nutriente follicolare. Di tutto ci, Annabel
si commiser a lungo con lei. Little Sister era una ragazzina
incredibilmente timida e maldestra, che riusc a versare un intero
bicchiere di succo di pomodoro sul pianoforte. Ne fu cos mortificata
da telefonare al suo fidanzato taxista che venne a portarsela
via prima che Annabel fosse stata una Big Sister per quarantacinque
minuti. Come si vide pi tardi, aveva rigato la Corvette di
Carter, ficcato banane in tutte le toilette e rubato una bottiglia
di Patron. Di sicuro di tequila se ne intende, aveva detto Alice.
Annabel ricominci con un'altra stella. Mamma, se tu fossi
al mio posto....
Qualcosa di molto grande impatt sul muro e cadde nella piscina.
Aveva le dimensioni di una motocicletta e si agitava in
modo sinistro. Lei grid, la cosa faceva schiumare l'acqua spegnendo
le candeline, sbattendo contro la scala, impigliandosi
all'anatroccolo-termometro. La cosa affond, poi riemerse poderosamente,
a fatica. Due narici nere erano puntate come occhi
vuoti.
Carter accorse con diversi giovanotti al seguito, tutti col bicchiere
in mano.
Signor Vineyard, disse Donald,  un cervo. Carter trott
fino al garage, dove si trovavano appesi tutti gli attrezzi, ciascuno
all'interno del suo profilo di gesso tracciato sul muro, rastrelli
e martelli, tubi di gomma e cesoie. Quando ne prendeva uno per
usarlo, agli effetti del garage, era come se l'arnese fosse morto.
A quel punto tutti si erano lentamente riversati fuori. Non
posso guardare, disse la poetessa, poi aggiunse: Se si rompe
una zampa, non resta che chiamare i vigili del fuoco.
Donald torn di corsa con una pompa da giardino. Faremo
un'imbracatura, cos forse riusciamo a tirarlo fuori. A sorpresa,
Carter si tuff in piscina. Oh no, signor Vineyard, esclam
Donald, potrebbe attaccarla!. Dopo aver strillato qualcosa,
i giovani amici di Carter lo seguirono in piscina, indugiando nel
togliersi scarpe e giacche. Rodeo!, grid uno. Il cervo aveva ripreso
ad andare a fondo, in qualche modo appiattendosi come
un tappeto. Quei giovanotti con le loro camicie al vento produssero
su Annabel un effetto perturbante, sessuale, mentre afferravano
l'animale in diversi punti e lo spingevano verso la scaletta,
tra risate e sospiri di sollievo, lasciandosi dietro una scia di bicchieri
di plastica e fettine di lime. Il cervo si dibatt, svicol da
una parte e ricadde con raspante clamore di zoccoli sulle piastrelle.
Annabel fu certa di vedere del sangue nell'acqua. La sua
invitante e limpida piscina aveva subito una metamorfosi ed era
diventata disgustosa e respingente. L'animale, di nuovo in posizione
eretta sui gradini, si iss fuori dall'acqua e in un unico
malcerto balzo svan al di l del muro, nel deserto da dove era
venuto. La giacca di Carter era a brandelli; le sue mani piene di
graffi. Anche i giovanotti avevano subito vari gradi di danneggiamento
al vestiario, il che sembrava renderli felici. Risalirono
dalla piscina, tutti al settimo cielo, abbracciandosi e prendendosi
giocosamente a pugni.
Donald arriv dal capanno della piscina con le braccia cariche
di grandi asciugamani bianchi. Siete davvero una brava persona,
signor Vineyard, gli disse con seriet. Un'anima nuova, secondo
me. Gli asciug la testa con un asciugamano.
Alice era in piedi accanto al pianista, di cui si era piuttosto
infatuata.
Un evento dalle macabre conseguenze per l'ambiente, disse
lui.
Ora capisci a cosa mi riferivo, disse Alice a Annabel.
In che senso ora capisco? Non so di cosa parli! Non  cos
ogni volta che un cervo cade in una piscina?.
Annabel voleva che qualcuno spegnesse la luce della piscina.
Dov'era quello stupido interruttore! L'acqua aveva preso un
aspetto torbido e sciabordava ancora contro le pareti della piscina.
E il cervo, o qualcos'altro, aveva sbeccato la sua ceramica decorativa
preferita: la sirenetta con le stelle di mare sui seni. Met
del suo delicato viso non c'era pi; chi l'avrebbe riparato ora?
Nessuno sarebbe stato in grado.
Alice segu il pianista in casa e lo guard fumare. Non so che
fare con te, bimba, disse lui alla fine. Hai in tutto e per tutto
l'aria di una pellegrina.
No,  la mia amica, quella, disse. Senti, il mio ragazzo 
nel braccio della morte, quindi non  che possa fare niente con
te. Non possiamo avere una storia, perch c' lui, capisci, voglio
solo spassarmela un po'.
Bello, disse lui.
Vorrei semplicemente frequentarti.
Io non frequento, cara. Misericordia.
Non intendo frequentarti tipo la scuola. Non cos.
Si guardarono esterrefatti.
Lui spense la sigaretta schiacciandola e ne accese un'altra.
Cos'ha fatto?.
Cosa?.
Per finire dentro.
Oh! Un delitto passionale.
Adoro i carcerati, disse lui con uno sbuffo di fumo. Ma
dimmi, tesoro, sei pistillo o corolla?.
Non  non capisco.
Sei normale o gay?.
N l'uno n l'altro.
Conosci il detto, disse lui tamburellando con le dita sul ginocchio.
Allorch di due farete uno, allorch farete la parte interna
come l'esterna e il maschio come la femmina sicch non vi
sia pi n maschio n femmina, allora comincia la festa. E rise
senza aprir bocca.
Un'auto si avvi nel vialetto e la luce dei fanali ferm nell'argento
il volo insinuante dei pipistrelli in alto.
Questa festa, in particolare,  quasi finita, grazie a Dio.
Vai via? No, vero?, disse Alice. Dove vai, dove abiti?.
Non perdi davvero tempo, tu. Ho una stanza, una stanzetta
orribile. Non posso portartici. Sono in quell'et della vita in cui
sono assalito dalle tentazioni.
Hanno una forma le tue tentazioni?, chiese Alice. Altra gente
stava lasciando la festa.
Hanno la forma di tendenze smodate, tesoro.
Puoi usare il mio nome, disse Alice. Mi chiamo Alice.
S, ma non voglio, tesoro.
E tu come ti chiami?.
Sherwin.
Non  possibile!.
Ho rovinato tutto un'altra volta, sospir lui. Come al solito.
Schiacci un'altra sigaretta nel portacenere ormai pieno.
Non ti fa impressione questo portacenere?, le chiese. A volte
mi fanno veramente impressione. Altre volte, mentre sono l
tranquillo che fumo, guardo il portacenere e penso: Cosa succeder
nel tempo che ci metter a riempirsi? E proprio quando mi
pare di essere l l per capire cosa sia il portacenere, proprio allora,
con una certa meraviglia ma anche paura, sento che non l'ho capito,
che non l'ho mai capito e che non capisco niente. Sbarr
gli occhi.
A lei dei portacenere non importava nulla. Un portacenere
non avrebbe mai potuto sconvolgerla in quel modo. Voleva semplicemente
che lui si distraesse un attimo in modo da prendere
uno dei mozziconi delle sigarette che aveva fumato, vestigia acciaccate
del suo piacere e bisogni, metterselo in tasca e conservarlo.
Sper che pronunciasse il suo nome.
Alice?, disse lui.
 
Capitolo 11.

Ray aveva l'impressione di star tirando un po' troppo la corda
con le carte di credito di Merle Orleans. Era divertente rubare
senza una pistola in mano, ma dopo un po' ti rendeva meno virile
e meno elastico. Decise quindi di fermarsi per qualche settimana.
Quella citt era circondata da montagne. Non erano brutte da
vedere, e faceva anche pi caldo che nel posto da dove veniva. Era
un caldo vero, e a Ray il caldo piaceva. Trov lavoro in un negozio
di souvenir indiani, il Morning Star Trader, rispondendo a un
annuncio sul giornale. Ho esperienza di vendita, aveva detto al
proprietario. Il Morning Star Trader, a sentir loro, trattava pegni
scaduti, ma non era vero. Chi fosse davvero interessato ai pegni
scaduti l non ci sarebbe andato neanche morto. E comunque, da
dov' che continuavano ad arrivare quei pegni scaduti? Ray non
credeva ai vecchi pegni. Credeva s e no alla storia. Il negozio
vendeva gioielli da poco, biglietti d'auguri, kachinas, dipinti su
sabbia e feticci. Su un tavolo si potevano anche trovare delle
calacas messicane. Scheletri davanti alla toeletta, che si sposavano,
che si scoprivano traditi, che suonavano uno strumento, davano
da mangiare agli uccelli, o stavano sdraiati sulla spiaggia. Roba
buona da mettere nel cesto del coniglietto a Pasqua. Non che
il pubblico avesse bisogno di imbonimenti al riguardo, le calacas
facevano morire dal ridere. Andavano via come il pane le calacas.
Ci che richiedeva davvero talento era il campo in cui Ray era
forte: la vendita dei feticci, gli animaletti in osso o in pietra. Sono
tutte cazzate, gli aveva detto il proprietario, ma c' cazzata e
cazzata. Mi capisci, no?. Ray capiva. Ammirava il proprietario,
che non c'era mai e si fidava di lui. Ray proponeva quegli oggettini
spacciandoli per telepatici e apportatori di prosperit. Lo stile
che non aveva funzionato quando vendeva scarpe qui funzionava
a meraviglia. Aveva fatto un po' di ricerche ed era venuto a sapere
cose davvero bizzarre sull'epoca degli Zuni e dei loro feticci,
usati in origine per previsioni sulla caccia o per prevenire la malattia
o la sconfitta.
I feticci vivevano in vasi speciali dove mangiavano e respiravano
e dove era contenuto il potere. Venivano lavati di frequente
con sangue e piume, poi strofinati con pezzi di cuoio; a essi
venivano spesso appesi oggetti ripugnanti, per esempio timpani
umani. Erano appiccicaticci e puzzavano per via della farina
gialla che costituiva il loro nutrimento. Le credenze degli Zuni
erano piuttosto complesse e comprendevano ogni immaginabile
dilemma. Gli uomini dovevano stare attenti e le donne dovevano
perfino stare pi attente degli uomini, perch avevano pi occasioni
di sbagliare, per esempio se non lavavano gli scalpi a dovere
o se non tenevano pulito il vaso con gli scalpi. Avevano vasi con
gli scalpi dappertutto. Se il marito di una donna moriva - senza
dubbio in seguito a qualche casino combinato dalla moglie -,
quella aveva l'obbligo di tenere il lutto per un anno intero. Alla fine
di quell'anno doveva avere rapporti sessuali con un estraneo a
cui presentare un dono che lui avrebbe dovuto in seguito distruggere.
Questa parte era a suo modo affascinante, pensava Ray, ma
quella consuetudine, in questa ra secolare, era probabilmente
stata soppressa insieme a tante altre tradizioni affascinanti. Dopo
un po' gli Zuni cominciarono a inventare cose e le connessioni
si fecero imprecise. Il loro mondo, rozzo e innocente, croll.
In negozio Ray si limitava a spacciare i feticci come nient'altro
che onesti messaggeri del mondo interiore, voci interne tranquille
e servizievoli. Era quando i clienti sbirciavano nella bacheca
chiusa a chiave che Ray attaccava: Di solito quello giusto  il
primo su cui cade l'occhio ed  cos perch ha qualcosa da dirci.
Quello giusto esercita un fascino sottile ma potente.
Poi lasciava i clienti un attimo soli a meditare sulle sue parole,
e dopo un po' tornava. Si trattava, la maggior parte delle
volte, di donne avanti con gli anni. Il Morning Star Trader
non era un gran posto per conoscere ragazze. C'era poca richiesta
di tassi o serpenti; la decisione ricadeva perlopi sul lupo o
sull'orso. Se non prendevano la cosa proprio sul serio potevano
chiedere di vedere il rospo o magari il mostro di Gila, che per
erano poco pi che dei ninnoli. L'aquila raramente faceva effetto,
forse perch, in quanto emblema, era troppo vicina allo stile
coloniale ormai fuori moda ma un tempo popolarissimo nel
sovrappopolato e malnutrito Nord-est, regione da cui molti dei
suoi clienti erano recentemente fuggiti. Il potere dell'aquila era
stato compromesso.
A quelli titubanti Ray domandava: Vuole prenderne uno in
mano?. Spacciava i feticci come moltiplicatori della concentrazione,
mezzi in grado di distogliere dalle perplessit e dalle ansie.
Il suo viso irregolare, che effettivamente evocava il destino, sembrava
d'aiuto. Se lei si dimostra ricettiva, possono essere utilissimi,
diceva sommesso, anche se a volte si lasciava trasportare e
faceva intendere che la talpa poteva contribuire al rafforzamento
del sistema immunitario o che il falco migliorava la comunicazione
con gli animali domestici. Per lo pi, per, si limitava a
corroborare un quadro ampio e indefinito.
Dopo due settimane di lavoro al negozio solo una cliente era
tornata a restituire l'acquisto, una donna che lui aveva convinto
a portarsi via un leone di montagna. I leoni non riusciva a smerciarli.
Secondo Ray dipendeva dal fatto che l'intagliatore aveva
insistito nel farli con le spalle troppo larghe e la testa troppo piccola;
l'effetto complessivo era tutto scombinato. Alla donna aveva
detto che quel feticcio in particolare proteggeva i viaggiatori.
Come gli fosse venuta quell'idea non lo sapeva - la scimmietta
interferiva con le sue onde cerebrali -, tuttavia il caso volle che
fosse proprio ci che la donna voleva sentire, al punto che ne aveva
presi due, per assicurarsi una protezione doppia. Prima di sera
eccola di ritorno: il blocco motore della sua Buick si era rotto
ancora prima di arrivare a casa.
Quelli in macchina non sono veri viaggi, aveva detto Ray.
Aveva appena cominciato a elaborare il concetto quando si vide
costretto ad ammettere che il negozio non praticava rimborsi.
Stava per consigliarle di rivolgersi al lupo bianco, che le avrebbe
rammentato come ogni evento sia fuggevole, quando quella gli
aveva tirato addosso i feticci - ancora avvolti nella carta velina,
nemmeno tirati fuori dal sacchetto - e se n'era andata. Mentre
li stava riponendo nella bacheca era sopraggiunta un'altra cliente,
una ragazza con un completo nero cenere, dall'aspetto scontroso.
Ray si sent sicuro di s: i leoni di montagna gli avevano
fruttato settanta dollari, ed erano ancora in negozio. Quando
cominci la sua tirata la ragazza sembr sconvolta.
Ti prego, disse Alice, non inquinare tutto.
Ah, ok, disse Ray.
Per favore.
Lui si esib in un inchino d'ironica riverenza e si spost presso
il tavolo delle calacas. C'erano gli scheletri allo specchio, alla
macchina per scrivere, intenti a fotografarsi, a portare a spasso
scheletri di cani, o nella vasca da bagno. Gli era venuto il mal di
testa. La scimmietta trascinava un arto ormai inutile per tutta la
sua testa, come se stesse passando lo strofinaccio con quel braccio
molle e flaccido. Erano cos i suoi mal di testa, n acuti n
martellanti, nient'altro che il braccio insensibile della scimmietta
che penzolava avanti e indietro. Desiderava chiudere tutto, tornare
nella sua stanza, bersi una birra, calmare la scimmietta e
vedere quanti soldi era riuscito a mettere da parte. Quell'inaspettato
colpo di fortuna dei leoni di montagna aveva rimpolpato
per bene i suoi risparmi. Voleva comprare l'attrezzatura
da campeggio e trovarsi qualche posto davvero fuori mano dove
stare per un po'. Aveva gi prelevato uno zaino niente male
da un'auto incustodita. Incredibile, con i tempi che correvano,
quanti non chiudessero la macchina a chiave. Ma il suo equipaggiamento
non era ancora completo. A volte, l fuori, devi fare
affidamento pi sulla tua dotazione che su te stesso, cos diceva
la pubblicit.
Tra qualche minuto devo chiudere, disse alla ragazza.
Alice era accucciata davanti alla bacheca, le dita contro il vetro.
Poi si rialz e vi appoggi le braccia, sempre intenta a osservare.
Non appoggiartici sopra, grid lui, non ci mette niente a
rompersi. Senza volerlo, la bocca gli si apr in un sorriso, perch
la scimmietta aveva smesso di strofinare ed era come se avesse
perso l'equilibrio e fosse inciampata, cosa che capitava spesso.
Una volta, Ray aveva dieci anni, era andato da uno psichiatra
e aveva tentato di descrivere quella sensazione. A volte  come se
scivolasse e cadesse rompendo un vetro, un vetro sottile sottile,
tipo ghiaccio, e strati e strati..., aveva azzardato.
Sesso, figliolo, aveva detto il dottore cordiale.  la pubert.
I tuoi ormoni ti stanno parlando.
Sesso?, aveva detto Ray.
Mi avranno descritto il sesso in questo modo migliaia di volte,
aveva detto lo psichiatra. Gi che siamo in argomento permettimi
di dirti qualcosa sulle ragazze. Le ragazze hanno i peli
l. Se uno non lo sa pu essere un trauma.
Al giovane Ray era venuta voglia di dirgli che ridurre alla sfera
sessuale qualunque sensazione misteriosa significava mutilarne
dolorosamente la vera importanza. Gliel'aveva detto nell'unica
maniera nota a un decenne. Gli aveva detto vaffanculo. Dopo
di allora, non aveva pi fatto menzione della scimmietta con
nessuno senza che questo l'avesse calmata o consolata in alcun
modo.
Hai proprio intenzione di romperla, eh?, scatt Ray. Prese
un flacone di Windex e un rotolo di carta assorbente e con grande
affettazione si mise a pulire il vetro con lei l accanto.
Vorrei vedere quello, disse Alice.
Il corvo, disse. Costa centootto dollari.
Lo voglio vedere lo stesso.
Con riluttanza, Ray lo estrasse dalla bacheca. Voleva che arrivasse
da sola a capire che, dato il prezzo, non doveva aspettarsi
di poterlo tenere in mano. Questo  associato ai poteri di trasformazione.
In quanto confidente
Alice lo guard - e guard lui, non la sua bocca, la cosa da cui
quasi tutti non riuscivano a distogliere lo sguardo. D'accordo,
li fanno solo per guadagnare qualche dollaro, tu per non dovresti
mancare di rispetto alle loro facolt, come stai facendo. Gli
strapp di mano il corvo intagliato e lo rigir. Perch qui dice
diciotto dollari?.
Ops, disse lui. Si vede che a fine giornata non ci vedo pi
tanto bene. Segu un silenzio spiacevole. Se lo devi regalare, il
prezzo viene via con un po' di solvente per unghie. Secondo me
il grande trasformatore  il denaro, mi capisci? Pu trasformarsi
in qualunque cosa. Cio,  praticamente vivo, disse, eccitato da
quella sua intuizione.
Alice studi l'oggetto, scorrendolo con il suo pollice sporco.
Perch non te lo prendi? Prendilo, te lo regalo. Gli piaceva
fare una cosa senza averne la minima voglia, essere gentile con
chi non gli piaceva. Essere innaturale e spontaneo, creare confusione
e disagio, gli dava soddisfazione. Pens alla scimmietta
che faceva quel che non avrebbe dovuto saper fare, che vedeva
attraverso quelle palpebre chiuse, cucite, spostando una nocciolina
con quell'arto insensibile, polemizzando con un linguaggio
persuasivo e inaudito contro una morte protratta e intempestiva.
Di' grazie, sugger Ray.
Non posso accettarlo. Il feticcio fu deposto sul vetro con un
lieve rumore. Non  per la mia amica. Cio, doveva essere per
lei, ma non lo . Credo che tu abbia profanato tutta questa bacheca,
aggiunse.
Stavo solo scherzando, disse Ray. Perch dovrei darti qualcosa
per niente?.
Non appena lei fu uscita, la scimmietta ricominci, afflitta, il
circuito strascicato della sua testa.

 Capitolo 12.

Carter aveva comprato delle lenzuola di raso nella speranza che
gli favorissero il sonno.
Ginger era nella sedia davanti al tavolo da toeletta vuoto. E
allora, com' andata oggi?, chiese.
Carter diede uno sguardo concupiscente alle lenzuola. Beh,
gli Wilson sono arrivati in citt, cara, sono stato a cena con loro.
Vanno ai Four Corners per l'anniversario. Venticinque anni!.
Un quarto di secolo, con il tutt'altro che trascurabile aiuto
delle pillole di Percodan prescritte loro dopo che si erano rotti la
schiena, quella volta in cui il vagone bar del treno su cui viaggiavano
era stato colpito da un treno merci a bassa velocit. In seguito,
il treno non l'avevano mai pi preso, percorrendo invece
tutto il paese in aereo, in prima classe, completamente stonati.
Erano una compagnia impagabile.
Spero proprio per loro che non s'imbattano in qualche topo,
disse Ginger. I topi da quelle parti sollevano una polvere virulenta.
La respiri, ti viene il mal di testa... e cala il sipario. Morte
nelle ventiquattr'ore.
Un topo che.
Oh, per l'amor di Dio, te la sto facendo breve. Perch sprecare
sempre troppo fiato per tutto?.
Carter era rimasto in silenzio.
Insomma, di' a quei noiosi di stare attenti. Di cosa avete parlato
a cena?.
Non lo sapeva? Per lo pi di jazz e di palme, disse Carter.
Ecco, quei due le palme le conoscono sul serio. E non si limitano
a nominare le pi comuni, no. Non li senti certo parlare della
palma da zucchero, della butia o della palma del Madagascar.
Dunque?, disse Ginger, fissandolo intenta.
Madagascar  un termine piuttosto generico.
Mi hanno raccontato una cosa carina sugli abitanti del Madagascar.
Seppellivano nei loro cimiteri i delfini che restavano
spiaggiati.
Davvero?, disse Carter, incantato.
Ma oggi non lo fanno pi.
Carter succhiava una tic tac.
Sai che una volta, a Natale, Pat Wilson mi ha fatto un'osservazione
sulla statuetta di Giuseppe nel nostro presepe?.
Non me lo ricordo. Per Carter il presepe se lo ricordava
molto bene. L'avevano comperato a Venezia l'inverno precedente
all'arrivo di Annabel, e anche l c'era quel fenomeno che sempre
lo emozionava: la neve che cade nell'acqua. Il ricordo gett i suoi
pensieri in una fredda luce di crepuscolo. Rimase disteso sul letto
con una sensazione di smaniosa paralisi.
Non gliel'ho mai perdonata. Disse che il mio Giuseppe - la
statuetta che avevo messo dove doveva stare Giuseppe - era chiaramente
un pastore e doveva stare dietro, con le pecore. E ce lo
mise!.
Beh, adesso  su ai Four Corners, disse Carter vago.
Appuntamento con topolino, disse Ginger.
Trascorso qualche istante, Carter accese con discrezione il televisore.
In qualche parte d'Africa stavano sfoltendo un branco di
elefanti. Il branco terrorizzato si ritraeva di fronte a due piccoli
uomini armati di mitragliatrice. Ginger!, chiam, che hai fatto
al canale?. Cerc a tentoni il telecomando ma non riusc a trovarlo.
Sullo schermo, un palmo di mano umana, umida, teneva in
mostra il viscido feto di un elefante; un dito stuzzicava la minuscola
proboscide, sistemava le minuscole zampe. Alla fine Carter
individu il telecomando mentre alcuni giovani neri di un ghetto,
con vistosi capelli, si aggiravano lenti intorno a un feretro aperto
agitando le mani sul placido viso della salma in qualche bizzarra
esibizione rituale di rispetto.
Vedi che schifo tutto quanto, disse Ginger. Schifo, schifo.
Vieni con me, Carter. Vieni dove sto io. Alz le braccia.
Lui era certo che il gesto volesse essere invitante. Ma Annabel?,
disse.  ancora una bambina, e non c' nessuno a prendersi
cura di lei.
Annabel? Se la caver. I bambini restano bambini troppo a
lungo. Annabel se la caver. E comunque non la stai educando
come si deve con tutte le seratine che organizzi. C' da vergognarsi
quando sei tutto gasato con quei giovanotti intorno. E
quell'uomo, poi....
Quale uomo?.
Ginger assunse un'espressione agghiacciante. Quello pagato.
Il pianista?, disse Carter.  un pianista magnifico.
Tu proprio non capisci, vero? Non hai mai capito, non capirai
mai. Riesci ad essere cos ottuso. Eppure io ti amavo tanto,
una volta! Ti amavo tanto che ho perfino provato ad aggirarmi
per la casa come facevi tu. Mi faceva sentire meno sola.
Avrebbe dovuto baciarla, pens, ma la distanza tra loro era
cos grande e lui era cos stanco. E poi, baciarla sarebbe stato
pazzesco.
 
Capitolo 13.

A scuola, una settimana o poco pi dopo il funerale dei suoi genitori,
arriv un'altra telefonata per Corvus.
Sono John, il vicino, disse la voce. Il tuo cane non la smette
pi di abbaiare.
Sar a casa per le due, disse Corvus.
Ulula. Ho chiuso le finestre ma lo sento lo stesso. Che succede?.
Sembrava ragionevole.
 in casa, disse Corvus. Non  fuori.
Io sto a quasi due chilometri. Comincia nel momento stesso
in cui tu vai via, la mattina.
Mi dispiace.
Cos' che vuole, acqua, altro? Da mangiare? Cos' che gli
piace di pi? Gli serve una bella museruola, magari?.
Come?, disse lei in un soffio.
Se c' qualcosa che posso fare, disse John il vicino.
Adesso sono a scuola, disse Corvus. Sar a casa per le due.
Manca appena un'ora.
In altre parole, bella?.
Il cane, Tommy, gli manca mia madre. Lo disse e si sent
sconvolta. Aveva vergogna. Le parole erano inutili, non le voleva
nessuno.
Allora qualcuno dovrebbe dire a tua madre di riportare il
suo maledetto culo a casa e di far smettere quel cane di ululare.
Riagganci.
Corvus si gir verso la segretaria, seduta dietro la sua scrivania.
La figlia della donna era in piedi nel suo box e guardava
Corvus con disapprovazione. Era troppo grande per starsene in
un box, ma quello era parte dell'accomodamento grazie al quale
la segretaria poteva tenersela l un giorno alla settimana.
La tua mamma e il tuo pap sono morti, disse la bambina.
Tu non mi piaci, tu puzzi.
Melissa!, disse la segretaria. Cosa ti ho detto? Cattiva, Melissa,
bimba cattiva. Corvus, va tutto bene, cara?.
Devo tornare a casa. Usc di corsa. I finestrini del furgone
erano abbassati e, per quanto avesse infilato un cartone dietro il
parabrezza, dentro c'erano quasi quaranta gradi. Volante e sedili
scottavano.
La morte  una cosa normale, Melissa, diceva la segretaria
nell'ufficio. A volte succede, la morte.
Io non so cos'. La bambina sbatt un piede a terra.
Ci vollero venti minuti. Ci volevano sempre venti minuti. Pass
la periferia della citt e si ritrov a guidare sulla fragile superficie
del deserto e poi oltre, dove cominciavano gli allevamenti. I
falchi stavano nei canaloni sabbiosi con il becco spalancato, nel
mezzogiorno senza ombre. Super la propriet di John Crimmins.
Casa sua stava a quattro minuti da l. Super con un sobbalzo
il fosso coperto dalla griglia che faceva paura a Tommy, e
si diresse verso casa. Da una trave della veranda, sopra due sedie
di ferro, tintinnavano gli wind chime.
Tommy era appena oltre la soglia. Dimen la coda un'unica
volta e le guard alle spalle, poi si gir e and verso un cappotto
che stava per terra, nell'angolo. Vi si acciambell, con il mento
appoggiato al frusto velluto a coste del collo del cappotto della
mamma.
Tommy, disse Corvus. Lui scodinzol ancora una volta ma
non la guard. La casa era fresca e silenziosa, le tende tirate. Prese
dei cubetti di ghiaccio dal freezer e, uno per mano, se li fece
scorrere sul viso e tra i capelli. Sul pavimento della cucina le formiche
sciamavano tra le ciotoline di Tommy. Corvus butt via il
cibo e diede una pulita alle ciotole. Avrebbe messo dei lucchetti
a tutte le porte. Avrebbe procurato a Tommy un po' di compagnia.
E avrebbe preso un terzo cane, uno feroce, per proteggerli
tutti e due.
Bevve un bicchiere d'acqua e mise del cibo fresco nella ciotola,
ma Tommy non volle saperne in nessun modo. Dopo un po' si alz
e con calma fece il giro di tutte le camere, senza fare rumore:
un cane fantasma. Corvus non l'aveva sentito guaire dalla notte
dopo il funerale, la notte in cui Alice era stata l. Tommy torn
a stendersi sul cappotto, ogni aspettativa raffreddata. Poco prima
che facesse buio Corvus and in veranda con il binocolo di
suo padre e lo punt sulla propriet di John Crimmins. C'erano
due luci accese, soffuse come la luce della lanterna che sua madre
amava accendere per cena. Poi Corvus infil Tommy nel furgone
e andarono a un supermercato, dove compr del pollo fritto. Poi
all'Hohokam Drive-In, parcheggiando accanto a una donna con
accanto una grande lucertola cornuta abbandonata sul bordo del
sedile. Corvus sorrise, ma la donna le restitu uno sguardo senza
espressione. Cosa avevano in comune, in fondo, andare al cinema
con un cane e andarci con una lucertola cornuta? Niente.
Continu a dare a Tommy pezzetti di pollo unto finch nel
sacchetto non rimasero che ossa. Sarebbe finito tutto bene. Sulloschermo l'amore incontrava le sue solite traversie, i suoi rovesci
di fortuna, ma perseverava o almeno si trasformava. Tommy
sedeva davanti e guardava il grande schermo attraverso il parabrezza.
Sarebbe andato tutto bene. Corvus gli diede un bacione
sul muso con tanto di smack, come faceva sua madre. Cerc di
immaginarsi di essere sua madre, e anche di essere Tommy. Fu
un attimo di sforzo e di tormento, ma anche di serenit, o quasi.
Poi riflu.
Quella notte Tommy non emise suono. Dorm sul cappotto
della madre in anticamera. La mattina seguente Corvus and a
scuola. Non era nemmeno terminata la prima ora di lezione che
fu convocata in segreteria per una telefonata.
Credo sia sempre quell'importuno, disse la segretaria. Il
box non era pi l. Al suo fianco aveva invece una tazza bollente
di caff e una pasta luccicante.
Hello!, disse John Crimmins. Qui John, il vicino. Senti un
po' questo. E quello che tocca sentire a me.
Corvus sent il guaito dolente di Tommy, che pareva proprio
stare l con John Crimmins, accanto a lui.
Dov'?, chiese Corvus.
Non ce l'ho io, ragazzina. Perch dovrei? Sto attento a scegliermi
gli amici. L'ho registrato stamattina dalla mia porta di
casa e anche ora lo sto registrando. Fa piet, no?.
Il canto di Tommy saliva e scendeva, si torceva, saliva di nuovo.
L'avrebbe messo dentro l'Airstream, che avrebbe attaccato al
furgone, e si sarebbe inoltrata nel deserto. O invece sarebbe potuta
andare in direzione opposta, verso il centro della citt che,
superando i suoi confini, si liberava degli insediamenti pi vecchi.
Poteva fermarsi nei parcheggi del Tortoise, del Desert Aire,
del La Siesta, luoghi le cui camere erano state rase al suolo e non
ne rimanevano che le insegne, in attesa del collezionista di turno
interessato, e le piscine vuote, grandi come vagoni ferroviari. Poteva
accamparsi sul terreno di uno dei tanti centri commerciali
ormai defunti. Poteva vivere in qualunque posto.
La comunicazione fu troncata.
Non c' due senza tre, no?, disse la segretaria. La prossima
volta per gli dico che chiamo la polizia. La prima volta ho pensato
a un'emergenza, va bene, ma adesso che emergenza potrebbe
esserci?. Aveva cominciato ad agitarsi. Non lascer pi che
quella persona ti contatti, cara, disse con pi diplomazia. Quando
Corvus fu uscita, guard critica il prodotto da forno che aveva
appena mordicchiato, sconcertata dall'aver potuto una volta
di pi cedere a quello con il poco gradito formaggio.
Per la prima volta, Corvus si chiese cosa avrebbe fatto di tutti
i giorni che aveva di fronte. Come se fino a quel momento fosse
stata priva di coscienza e si fosse svegliata improvvisamente
nel mezzo di un dolore e di un'incertezza sconvolgenti. Acceler
ancora una volta in direzione di casa, ma arrivata all'altezza
dell'abitazione di John Crimmins si ferm e spense il motore.
Sentiva flebile nell'aria la voce di Tommy, seppure contenuta stavolta,
come se venisse dal fondo di un ambiente chiuso. Rest a
lungo seduta nel furgone, a guardare la casa, poi scese. Buss
piano ma nessuno venne ad aprire. Attese in veranda, concentrata
sul sottile lamento di Tommy, memento del vuoto che  al cuore
di ogni cosa. Aspett il tempo equivalente alle ore di cultura
Anzai, di Shakespeare, di pranzo e di filosofia. Nell'attesa, avvert
la presenza di John Crimmins al di l della porta, anche lui
in attesa. Di fronte alla casa c'era un tubo con un rubinetto. Gocce
d'acqua andavano formandosi lentamente per cadere in una
poco profonda depressione nel cemento rovinato che ricopriva
la terra asciutta come un osso. Di tanto in tanto Corvus alzava
lo sguardo, percorrendo con gli occhi la distanza che separava
le due case. Immaginava sua madre a casa, suo padre via -
sarebbe ritornato, la sua assenza non era insolita, sarebbe arrivato
presto - ma la madre c'era, era l a leggere il libro che aveva
appena cominciato, assorta, un po' confusa. Corvus appoggi la
nuca sulla porta di John Crimmins e dimentic cosa stava aspettando.
Da un'auto in corsa, un braccio lanci una bottiglia dal finestrino.
And in pezzi, i pezzi erano a terra, scintillanti. Come
essere sepolti, pens. Come essere sepolti.
Corvus risal sul furgone e torn a casa. -
Di nuovo, lui era appena oltre la soglia, il rumore del furgone
che passava sulla griglia del fosso l'aveva pietrificato. Come
prima, guard oltre le spalle della ragazza, poi la fiss e fu comprensivo,
dato che lei non era quella che avrebbe dovuto essere.
Corvus mise Tommy nel furgone e andarono verso l'Airstream,
facendo marcia indietro e fermandosi vicino ai blocchi su cui
poggiava il gancio da traino. Erano anni che avevano quella roulotte,
ma era un bel po' che Corvus non ci saliva. Da piccola le
piaceva far finta che fosse un'astronave da dove poteva comunicare
in maniera elaborata ed estenuante con gli alieni. Santi
com'erano, gli alieni non facevano male a nessuno, erano alti circa
un metro e sembravano dei gufi. Da sola, Corvus non era in
grado di spostare il gancio della roulotte di un solo centimetro.
Alice, che era forte, l'avrebbe aiutata l'indomani.
La mattina seguente Corvus decise di portare Tommy a scuola
con s. L'avrebbe legato a un ulivo accanto al furgone. Avrebbe
preso alcuni maglioni della madre perch ci si potesse accucciare
sopra. Lui la osserv prepararsi. Era steso sul cappotto a mangiucchiarsi
una zampa, che tra rosicchiamenti e leccate varie si
era irritata. Corvus bevve un po' di caff dalla tazza preferita
della madre - una tazza da t bianca con dei gigli disegnati
all'interno -, poi la risciacqu e la depose con delicatezza nello
scolapiatti.
Qui, Tommy. Lui si alz e and rigido da lei. Qui, oggi ti
porto con me. Avvert il ringhio sulla sua pelle, come se nemmeno
provenisse da lui. Le si era piazzato pesantemente davanti,
massiccio e cocciuto, e la guardava con occhi fissi e brillanti.
Non ringhi pi; quella scenata l era finita. Torn stancamente
sul cappotto. Corvus prese una camicetta dall'armadio della
madre, l'appallottol e gliel'appoggi accanto alla testa, come
la medicazione fresca per una ferita. Lui annus l'odore caldo e
acre, sotto un occhio aveva una crosta umida. Lei gliela strofin
via, poi prese una spazzola per cani e gliela pass lungo il mantello.
Chiuse le finestre e accese l'umidificatore e la radio. La
liberazione, sproloquiava una voce, avverr solo con la distruzione
del mondo fenomenico.... Smanett con il sintonizzatore,
gli occhi gonfi di lacrime. Al casin della riserva Yaqui era stato
avvistato il diavolo. Era bello, e quando passava davanti a una
slot machine, quella rigurgitava centinaia di monete. Trov una
frequenza di disturbi statici e si ferm l.
A scuola apprese che gli indiani d'America avevano scoperto
lo zero prima che venisse scoperto in India. Impar l'importanza
del paesaggio nell'arte medievale. Una campagna pianeggiante
era la pi gravida di significato: denotava una fine apocalittica.
La scuola le risultava irreale, i libri, i suoi compiti fitti della sua
scrittura obliqua, la sua mano che scriveva sul foglio. Prov invidia
per la tristezza di Tommy, cos assoluta, cos animale. Lo
rappresentava completamente, era inseparabile da lui. C'era elettricit
nell'aria, pur in assenza di nubi e di qualche altro segno
che volesse rinfrescare. Eppure, in quella che era come una corrente
che vibrava forte in tutto ci che quel giorno era stato, lei
ne avvert il crepitio. Ma era tutto cos lontano da lei, il momento
e la sua presenza in esso. Seppe che sarebbe stato cos, d'ora in
avanti.
Tommy aveva sempre avuto paura del fosso con la griglia,
dell'odore grasso e vuoto dei tubi. Il furgone vi sobbalz rumorosamente
ancora una volta sulla via di casa. La lunga casa, pens
Corvus. La porta era aperta, una finestra rotta. Tommy era in
veranda. Era cos lungo che la sua coda toccava quasi terra.
Corvus riusciva ancora a vedere le tracce della spazzola sul suo pelo.
La corda era bianca, nuova, e annodata stretta intorno alla trave
mentre l'altro capo era legato alla ringhiera della veranda. Il
cappotto della madre era stato trascinato per un pezzo sul pavimento.
Era stata una casa comoda, con stoviglie e sedie, un avvolgente
divano, lampade e libri, le piccole delizie di una casa. Corvus
and in cucina e apr il cassetto con dentro i coltelli. Ce n'erano
un bel po'. Aveva pensato che avrebbe potuto usare tutto. Avrebbe
esaurito lo scopo di tutte le cose a lei tanto ben note. Avrebbe
tenuto la casa e finito la scuola, e poco alla volta la sua vita si sarebbe
consumata. Con costanza e dedizione, sarebbe arrivata alla
fine del passato. Era questo il suo piano, ma ora non rimaneva pi
nulla. Non vedeva nulla, nel cassetto dei coltelli aperto.
Lontano risuon il richiamo dei coyote. Ogni volta che sentiva
quel verso, suo padre citava Huxley: Un trio per il ghoul e due
anime dannate. Smisero.
And vicino ai fornelli e soffi sulla fiammella pilota. Da piccola
quei guizzi danzanti di luce blu l'avevano sempre incantata.
Apr lo sportello del forno e dopo aver estratto la griglia di cottura,
spense anche l la fiammella. Inal le sottili fuoriuscite di gas.
Avrebbe anche potuto morire. L'ovviet della scelta le procur
un piacere speciale, rapido. Era la cosa giusta. Era ammaliante,
davvero. Ma lei non voleva morire in una maniera cos ammaliante,
cos ovviamente giusta. Voleva morire lentamente piuttosto,
esaurendo ogni singolo giorno privo di senso, disincantata,
in una aspra e insensata consapevolezza.
C'era l un bidone di kerosene, che i suoi genitori usavano per
le lampade esterne. Lo vers per tutta la casa in nastri
convoluti, poi usc e and sul furgone. Legato al pianale si trovava un bidone
di benzina, perch l'indicatore del carburante si era rotto.
Era rotto anche il cavo del tachimetro. Uno non sapeva mai a che
velocit andasse n fin dove sarebbe potuto arrivare. Fece il giro
della casa versando benzina, poi, a marcia indietro, port il furgone
sulla strada, oltre il fossato. Dovette tornare in casa a prendere
i fiammiferi. Port fuori la ciotola e dovette provare sette
bustine, provando di ciascuna un fiammifero, prima di trovarne
uno che si accendesse, rinfreschi a prezzi modici, c'era scritto
sopra la striscia di strofinamento.
All'inizio niente prese fuoco. La fiammata iniziale si ridusse a
fumo con una sua involuta energia. Poi prese vigore, come tirando
un respiro, e cominci: le fiamme protese come lingue leccarono
le pale gelatinose dei cactus, i tageti, i gradini, il pelo del cane
impiccato. Il nido dello scricciolo sotto le gronde scoppi sommessamente.
Poi il calore trov il nucleo erboso con un'esplosione,
a cui ne seguirono altre tre simili a fucilate contro i gufi al
crepuscolo, e ogni cosa and in fiamme: quadri e tavoli e orologi,
la coperta indiana con la sua astuta via di fuga per la mente,
tutto, le cose di sua madre, quelle di suo padre.
Corvus vide gufi cadere. Fu cos che lei lo percep. Cos la sua
anima ne fu testimone, la loro grande morbida caduta, l'imago
ignota dei loro volti alieni.
 
LIBRO SECONDO.

Gentile signora/signor,
il medico curante/la famiglia/il personale hanno preso in esame
la sua candidatura per il Programma malati terminali, e
quindi dalle ore 3 del mattino della data odierna e per i giorni
rimanenti non Le sar pi consentito l'accesso ai seguenti benefici
e cure elettive: televisione, ossigeno, antibiotici, biscotti,
pile elettriche, acqua fresca, pascoli erbosi e i fin qui misericordiosi
atti di assistenza, meritati o meno. E ancora: qualsivoglia
quieta oscurit che possa configurarsi come tana, covo, sacrario
o rifugio; libert dalla paura; qualsivoglia atto di grazia a
eccezione di quelli che sopravanzano ogni comprensione; cure
podologiche; cure dentali; ciambelle con la marmellata; occhiali
da vista; escursioni; qualsivoglia esercizio volto a scongiurare
l'atrofia muscolare. Le sar sottratta quella stupida pallina
di gomma che pi e pi e pi volte Lei  stata/o incoraggiata/o
a stringere senza che Lei l'abbia mai fatto; cos come qualsivoglia
augurio, speranza e desiderio; tazze piene di ghiaccio da
masticare; portachiavi; cappelli (solo per le signore). Immutata
rester la disponibilit di ogni beneficio dispensato tramite i sogni.
Si sconsiglia qualsivoglia tentativo di sognare un nuovo inizio.
 proibito sognare il primo bacio o colui/colei che diventer
l'amore della propria vita. Da evitarsi dettagli sulla bellezza della
luce, dei prati, degli occhi e sul tocco di determinate mani.
Da evitarsi certi vecchi manufatti quali casette per uccelli in legno
di cedro, librerie a incastro, altalene per bambini un tempo
cos facili da costruire. Si consigliano invece i seguenti sogni:
piccole palle all'interno di palle pi grandi, liquido d'aria azzurra,
piccole nubi risplendenti, rizomi. Sognare rizomi pi spesso
possibile.

 Capitolo 14.

Alice aveva una gran voglia di tormentare, torturare e, con un
po' di fortuna, eliminare John Crimmins, ma per prima cosa doveva
trovarlo, visto che subito dopo l'incendio era sparito. Nella
casa in cui era in affitto si erano gi stabiliti nuovi inquilini, una
coppia irreprensibile, con una pavonessa da compagnia di nome
Attila. Seppur innocenti, quei due a Alice davano sui nervi,
ignari com'erano di dove fosse John Crimmins, inconsapevoli di
Tommy o della fine che aveva fatto, serenamente indifferenti nei
confronti di quel pezzetto di terra carbonizzata poco pi a sud.
Possibile che una cos rivoltante crudelt non impregnasse tutto
ci che la circondava? Possibile che l'aria stessa non fosse contaminata
da un atto tanto ripugnante?
Capisco perch hai dato fuoco a casa tua, Alice disse a
Corvus. Erano sedute in quella lussuosa roulotte che era
l'Airstream, ormai stabile nel cortile della casa di Alice.  come
quando andavano a fuoco le tende dei Navajo e qualcuno ci moriva
dentro, giusto? Poi gli anglosassoni gli hanno insegnato a
non farlo pi; e cos se un bambino piccolo si ammalava e stava
sempre peggio, loro cosa facevano? Lo mettevano fuori, cos
non avrebbero dovuto bruciare la tenda quando sarebbe morto.
L'incipit di quell'aneddoto prometteva bene; voleva essere
di conforto e approvazione. Ma come spesso accadeva, anche
quelle parole di Alice avevano deviato dal sentiero del conforto e
dell'approvazione.
Penso che tu abbia fatto la cosa giusta, Corvus. La penso cos,
disse Alice. Secondo me tu fai sempre la cosa giusta.
Corvus non disse nulla e Alice ricominci a parlare di John
Crimmins, di come avrebbero fatto a trovarlo. Alice sapeva che
esistevano metodi grazie ai quali una persona affascinante e agghindata
nel modo giusto poteva ottenere qualsiasi informazione
desiderasse su chiunque, e lei sarebbe diventata una di quelle
persone, se necessario, e avrebbe fatto in modo che John
Crimmins ricevesse il giusto castigo.
Quei tipi avrebbero bisogno di una ripassata, disse. Possibile
che non sappiano niente?.
La coppietta di innocenti aveva ribadito che la casa gli era stata
consegnata con i pavimenti spazzati a dovere, il che era tutto
ci che il regolamento dell'agenzia immobiliare richiedeva. Per
altro, loro stessi aspiravano a diventare agenti immobiliari, prima
o poi. In effetti, quando ne avevano preso possesso, il posto
l'avevano trovato molto pulito.
Voglio scovarlo e farlo impazzire, disse Alice.
Per ora stai facendo impazzire me, disse Corvus.
Beh, se io... tu saresti la persona sbagliata. Non lascer mai
che tu impazzisca, pens Alice. Per un istante sent di essere la
pi forte delle due e ne ebbe paura. Ma poi pass tutto, sia la sensazione
di essere la pi forte sia lo spavento.
Corvus non riusciva a farsi una ragione del comportamento
di quell'uomo. Cos decise di spingerlo fuori della sua visione
della vita. Ma Alice era convinta che cos facendo sarebbe stata
male, anche se l'idea che ci che ti succede non appartiene alla
tua vita era piuttosto interessante. Corvus non credeva che John
Crimmins avesse un reale potere. Di lui non parlava mai, non assecondava
mai Alice nelle sue congetture su cosa avesse fatto prima
e cosa avrebbe fatto dopo.
Uno cos, disse Alice, non pu tornare nella societ civile
come se niente fosse.
Perch no?, disse Corvus.
Sarebbe tormentato dal rimorso e si butterebbe dalla finestra,
rispose Alice speranzosa.
No che non lo farebbe.
Tommy torner e non gli dar pace, disse Alice, anche se
non ne era del tutto convinta. Al contrario Tommy, prima impiccato,
poi ridotto a cenere, avrebbe rincorso la madre di Corvus
senza mai raggiungerla, liberato troppo tardi dal suo crudele soccorritore,
John Crimmins.
 
Capitolo 15.

L'apparizione di Ginger fu un colpo per Carter, perch avvenne
nella sua ora di lucidit, quell'ora quasi canonica che precedeva
il primo cocktail della sera.
Cara!, disse lui. Non avevi niente da fare dalle tue parti?.
No, rispose lei, niente. Lavorare, fare sesso, riposare, pensare...
non puoi fare nulla di tutto questo.
Fare sesso?, pens Carter. Deprimente.
Continua pure, disse lei impaziente. Versati da bere.
E lui lo fece con particolare cura.
Com'?.
Non un granch, per la verit. Ginger, mi metti l'ansia.
Ti ricordi come hai rovinato la nostra luna di miele, Carter?.
Ce l'aveva avuto a mezz'asta?, si chiese. No, no, quello era successo
dopo. Dunque, disse, come stai?. Bevve un altro sorso.
Come se stessi con i motori accesi al centro della pista ma
non fossi ancora decollata. C' un ritardo inspiegabile.
Oddio, disse Carter. Lo sappiamo tutti e due che effetto fa.
Quel volo per Londra
Credo sia colpa di qualcosa che tu stai facendo.
Io?, disse Carter. Ma io non sto facendo niente di straordinario,
cara. Qui i giorni sono tutti uguali.
Lei si strofin le braccia scoperte, come se avesse freddo. Quel
gesto fece venire a Carter la pelle d'oca. Pensi che io voglia ostacolare
il tuo, mmm, decollo'?.
Mi stai sempre addosso, Carter. Non fai che soffocarmi.
Devi smetterla di pensare a me, Ginger. Devi procedere oltre.
Poi guard i suoi cubetti di ghiaccio. Non avevano niente
intorno.
Non litighiamo pure questa sera, Carter, disse Ginger.
Cerchiamo di comportarci da amici. C' una cosa che vorrei
darti, un piccolo regalo.
Carter fu colto alla sprovvista.
Non  come pensi, Carter. Dove lo troverei un regalo? Usa
il cervello! Parlo di consigli, un consiglio. Quando stavamo insieme
c'era sempre questa, questo... senso di incompiutezza che
gravava su di noi.
Questo non  un consiglio, Ginger, azzard lui.
Non ho finito!, ringhi lei. Mi lascerai finire una frase una
buona volta?.
Cosa aveva fatto per evocarla, cosa, cosa? Aveva ragione lei.
Doveva essere in qualche modo colpa sua. Quale pensiero innocente
o riflessione fortuita continuava a riportarla l con tanta
vividezza? Era la sua menade personale. Forse ascoltava troppa
opera. Un'invasata che ha associato matrimonio e pandemonio
in un rituale perverso: in pratica, una definizione dell'opera. Fotografia
perfetta di Ginger.
Non puoi pi farmi soffrire, Ginger.
Ah, disse lei.
Almeno non erano intrappolati insieme in un'auto lanciata a
tutta velocit sull'autostrada. Carter vers dell'altro whisky sui
cubetti.
Ti consiglio di.... Fece una pausa. Pensa se rinnovassimo i
voti, Carter, tu e io. Lo fanno in tanti, gente di tutti i tipi. E sai
cosa fanno, prima di rinnovare i voti? Ricordano i momenti felici.
Le cose belle. La luce, non il buio. Io sono tua moglie e la tua
compagna spirituale. Voglio vederti ancora sulla soglia. Ti ricordi
quando eravamo l l per sposarci e tu vivevi soltanto di amore
e speranza?.
A quella interpretazione dei complessi sentimenti provati
all'epoca oppose il silenzio.
Voglio che tu torni a vedermi in quella luce, disse lei. Non
mi vedi nella luce giusta.  per questo che non riesco a
decollare, per usare la tua volgarissima espressione.
Carter protest in silenzio.
Cosa c' che non va?, scatt lei. Sai, quella notte per poco
non sono finita in terapia intensiva. Ho riflettuto se entrare in terapia
intensiva durante il viaggio in ambulanza, mi sono venuti in
mente tutti gli inconvenienti che sarebbero insorti e ho deciso di
no. Non avrei mai immaginato che ti saresti comportato in quel
modo, Carter. Avrei fatto meglio a scegliere la terapia intensiva.
Allora non avresti avuto tempo per nient'altro, poco ma sicuro.
Potevi decidere?, disse Carter. Davvero, potevi?.
Mi fai pentire di tutto.
Era davvero bravissima in questo, pens Carter.
Era una scelta importante, Carter, e ora tu mi stai facendo
cambiare idea.
No, in nessun modo avrebbe potuto rassicurarla di aver fatto
la scelta giusta. Si sentiva in trappola. Vorrei che mi dessi la
possibilit di rimpiangerti, disse esitante. Credo che ne saresti
contenta.
E come faresti?, lo interrog lei. Te lo dico io. Ti ricorderesti
dei bei momenti, oppure li pregusteresti e vorresti che io fossi
l a condividerli con te. Stai mettendo il carro davanti ai buoi.
No, credo che continuer a tornare finch la questione non sar
risolta. Si stava grattando nervosamente il collo, come faceva di
solito. Ormai l'ora del cocktail era scoccata da un pezzo. Non
hai quegli stuzzichini che piacciono a me, quelli piccanti?.
Lui cerc di comportarsi come se li avesse ma non riuscisse a
trovarli. Gli avevano sempre dato acidit, li detestava.
A Donald non piacciono?, disse lei velenosamente. Dov'
stasera, fuori a impollinare qualcosa con le sue belle manine?.
Il pensiero di Donald gli fece perdere un po' il filo. Donald?,
cominci.
Oh, non mi va di parlare di lui, disse Ginger. Voglio parlare
di me, di noi, Carter, del potenziale che ancora abbiamo
insieme.
Non devi essere gelosa di Donald, cara, disse Carter.  un
ragazzo serio e premuroso, studia il buddhismo. Anzi, Ginger,
credo che ti possa dare una mano.
Quelli che studiano il buddhismo, pallidi, grassi e indolenti,
mi fanno venire il voltastomaco.
Donald non  grasso, protest Carter. Ginger aveva sempre
attribuito un'importanza eccessiva al peso.
Guarda, mi pare gi di sentirlo. Non  che la morte, Ginger.
Va tutto bene. Quanto vorrei che se ne stesse zitta quella gente l.
Per caso  uno di quelli che dice grazie, illusione ogni volta che
riesce a superare qualche insulso ostacolo della sua stupida vita?
Grazie, illusione, grazie...., pronunci smancerosa.
Aveva spiato Donald? O forse in quel non-aldil si aggiravano
dei buddhisti irrealizzati - buddhisti Wasp, comunque - proprio
come Ginger?
Tu hai sempre odiato le donne, Carter. Lo davi a vedere, in
un modo o in un altro. Nei tuoi progetti non hai mai usato, nemmeno
una volta, la forma ellissoidale o ellittica. Era palese che
stavi facendo di tutto per evitare la forma ovale. Non ti piacciono
nemmeno le corse dei cavalli. Le corse dei cavalli piacciono alla
maggior parte degli uomini, quelli veri, ma a te no. La forma
della pista era troppo femminile per te, ti spaventava troppo.
Non sono mai stato attratto dalle scommesse, cara. Non ne
ho mai fatte. Il gioco  una malattia. La verit  che le corse dei
cavalli lo disgustavano: chili e chili di carne che carambolavano,
corpi riempiti di Lasix per far circolare il sangue l dove doveva
circolare. Non fosse mai che quel sangue finisse sparso sulla pista
per conto suo.
Una malattia! Come l'alcol, intendi? Come la sterilit? Sei
proprio un idiota.
Sterilit?, disse Carter. Non sapevo che fosse una malattia.
C' chi si sta battendo per inserirla tra le malattie, cos toccher
alle assicurazioni pagare il conto.
Pagare il conto? La lingua di Ginger stava cominciando a peggiorare.
E poi, per quale ragione si interessava all'attualit? Non
sembrava cos essenziale.
Ah, le cose per cui vi battete voialtri, disse sarcastica.
Stava diventando sempre pi reazionaria, pens Carter. Certo,
nulla autorizzava a pensare che i morti fossero questi grandi
fautori del progresso. Certo, lui non si batteva per niente, di sicuro
non per le malattie, nel caso glielo stesse rinfacciando. Se c'era
qualcosa per cui si batteva, era per stare sveglio, anche se aveva
appena finito il suo secondo drink. Restare sveglio era la raccomandazione
pi recente di Donald, a cui naturalmente era arrivato
seguendo la via del Buddha. A sentire Donald, quando un
tizio gli aveva chiesto come cavolo ci si dovesse comportare con
le donne, il Buddha per prima cosa aveva risposto: Evitandole.
Bene bene, era un consiglio pi che sufficiente per la complessa
situazione in cui si trovava Carter in quel momento; ma il tizio
aveva insistito, buon per lui: Ma se noi invece decidiamo di non
evitarle, cosa dobbiamo fare?. A questo il Buddha aveva risposto:
Stare svegli.
Carter sgran gli occhi, con il solo risultato che Ginger divenne
ancora pi imponente.
C' qualcosa che dovresti sapere, disse. Annabel non  figlia
tua.  figlia di Charge Peabody.
Oh, smettila, Ginger. Charge Peabody era un fesso di proporzioni
stellari, una spugna bella e buona. Ambasciatore presso
tre paesi. Si era scavato la fossa a forza di bere.
Fallo riesumare. La prova del Dna lo dimostrer.
Non ne ho alcuna intenzione, Ginger.
Legalmente  sua figlia. Annabel potrebbe farci un bel po' di
soldi con la sua eredit. Fallo dissotterrare! Credo che sia nel tuo
interesse vederci chiaro.
Carter caric il suo drink. Sembrava una bella brunetta. Sapeva
che lei non se ne sarebbe andata. Per lei la serata era appena
iniziata. C'era una dottrina per il mattino e una dottrina per la
sera - era sempre stato cos - e lui ne avrebbe fatto indigestione.
 
Capitolo 16.

Alice girovagava per i sentieri di montagna di prima mattina,
quando faceva ancora fresco. Il deserto distava solo un'ora di
cammino, cosa assurda, certo, ma  cos che andava il mondo,
tutto a disposizione, e subito. Percorreva i sentieri individuando
con gli occhi le ossa degli animali. Aveva occhio per le ossa:
mandibole di lucertola, teschi di coyote pieni di ragnatele, cavit
orbitali alate di conigli selvatici, zampine di topo incastonate in
sterco di gufo. Le lasciava sempre dov'erano, non portava mai via
niente. C'era un colibr impalato su un cactus sferico, per colpa
di un capriccio del vento o di una tromba d'aria. Sopra il corpo
trafitto e iridescente era sbocciato un fiore di un giallo intenso.
Era questo che Alice amava del deserto: il suo continuo, inarrestabile
conflitto con s stesso. Il deserto era inaspettatamente
bello e orribile allo stesso tempo. Avrebbe tanto voluto contagiare
Sherwin con il suo entusiasmo, ma lui professava avversione
per la natura in ogni sua forma, per quanto insolita fosse. Quella
mattina Alice correva per bruciare energie, cos quando l'avrebbe
incontrato, nell'appartamento di lui - l'aveva davvero invitata,
le aveva detto davvero evvieni se vuoi -, non avrebbe avuto
fiato per uscite puerili o di qualunque altro tipo.
Alice sent il sibilo di una motocicletta e vide addensarsi una
nube di polvere. L le moto erano bandite perch disturbavano le
pecore selvatiche, per quanto alcuni sostenessero che di pecore
selvatiche non ne era rimasta nessuna. Una volta se ne vedevano,
ma parecchio tempo fa. Alice non ne aveva mai vista una. La moto
si stava fiondando gi dalla montagna con brevi balzi. La moto
era gialla e il motociclista era vestito di nero: l'uomo e la macchina
sembravano una cosa sola. Il mezzo avanzava scalpitando e
crepitando. Alice abbandon il sentiero inerpicandosi su una roccia
spaccata che affiorava dal suolo, poi raccolse il primo grosso
sasso che era in grado di tenere in mano, perch di certo a quel tipo
non gliel'avrebbe fatta passare liscia.
Sherwin abitava sopra un negozio di statue e riproduzioni. Il
quartiere era un po' equivoco e sembrava fatto apposta per soddisfare
i capricci pi particolari, ma in quel momento era silenzioso
e desolato; come se tutti quei capricci stessero riprendendo
fiato.
Ecco qui, adesso la vedi, disse Sherwin. La stanza della mostruosa
leggenda. Vuoi mangiare qualcosa?.
Dove posso sedermi?, chiese lei. Va bene se mi siedo sul letto?.
Certo, disse lui. Allora, come va?.
Cosa sono tutte quelle statue l sotto?. C'era un bassotto
alto trenta centimetri e lungo un metro e mezzo. Forse ai nonni
sarebbe piaciuto. O forse no. Forse l'avrebbero trovato un po'
cimiteriale.
Hai visto Neith, quella donna col velo? A me piace. Per un
mio amico mi ha gi lasciato l'anticipo. A lui basta che abbiano
un velo.
Neith?.
S,  la pi grande dea egizia. Portava scritto su di s: io SONO
TUTTO CI CHE  STATO, CHE  E SAR, NESSUN MORTALE HA
mai sollevato il mio velo. O qualcosa del genere, insomma.
Non l'avevo notata, confess Alice. Prov imbarazzo per essersi
lasciata distrarre da un oggetto frivolo come il bassotto.
Io devo assolutamente mettere qualcosa sotto i denti, disse
Sherwin, e si mise a friggere del bacon in una padella. La stanza
fu presto invasa dal fumo e dall'odore di bacon.
Quel cibo una volta aveva una faccia, disse Alice.
Sherwin si prepar due orrendi sandwich e li divor in un
attimo.
Mia nonna di solito versa il grasso in una lattina di caff
vuota, disse Alice. Credo sia meglio non buttarlo nello scarico
del lavandino.
Ah si?, disse Sherwin. Ti va una fetta di torta?.
Mangi sempre quando stai qui?, chiese Alice. Anch'io di
solito mangio molto.
Lui appoggi la confezione bianca di una torta accanto a lei,
sul letto. Ne mancava met; sembrava una meringa al limone.
Ne tagli una fetta per s e la mangi facendo su e gi per la
stanza.
Non c' niente che funzioni a dovere l fuori, nemmeno sul
piano della nostalgia, disse Sherwin indicando la strada. Se ti
affacci alla finestra e da tutto quel trambusto non riesci a spremere
nemmeno una goccia di nostalgia allora si che hai toccato
il fondo.
Alice lo guard contenta.
Quella tua amica, Corvus, disse. Credo di aver capito che
tipo . Vive per scomparire.  una cosa che ha detto Nietzsche.
Te lo ricordi?.
No. Alice non voleva pensare a Corvus, in quel momento.
Lui rise. Secondo me la tua amica  il tipo da azioni drastiche.
Anch'io sono il tipo da azioni drastiche.
S, d'accordo, tu hai voglia di lasciare il segno. Di diventare
una figura influente. Ma cosa hai voglia di fare ora? Usciamo a
mangiare qualcosa?.
Non possiamo restare qui?.
Vuoi, non so, un bicchiere d'acqua?.
Ma sar un bicchiere d'acqua perfetto?, chiese Alice allusiva.
L'acqua  cos misteriosa, io la amo. Non pu bagnarsi. Ne 
esente, perch  esattamente ci che .  proprio questo che amo
dell'acqua. Non sono pensieri su cui uno possa indugiare, per;
sono pensieri che hanno una vita loro, per cos dire. Di quelli che
dici: Ah!,  viva..
Alice immagin di essere sola e che a un certo punto arrivasse
un uomo che assomigliava a Sherwin. Si sarebbero leccati le mani,
seppelliti l'un l'altro il viso nei capelli.
Se io fossi un ragazzo della tua et, con gli stessi occhi, la
stessa bocca, con pure la stessa rozzezza, ma gay, di me non te ne
importerebbe niente, disse. Quando avevo sedici anni volevo
essere conosciuto per la bassezza della mia morale e l'altezza del
mio intelletto. Ah,  un po' che volevo chiedertelo: fai gli stessi
sogni di tua madre?.
No!
Ho sentito che capita. Alle ragazze e alle madri.
A Alice faceva di nuovo male la bocca, un dolore cos forte
da portarla ad abbandonare la stanza e la propria felicit. Fece
scorrere la lingua sul dente penzolante. Eh s, dondolava proprio.
Il sasso tirato al motociclista non era stato privo di conseguenze.
Dopo aver sbandato, era tornato verso di lei, si era tolto il casco,
e cos lei s'era potuta fare un'idea della sua faccia da scemo,
e l'aveva colpita proprio con il casco. Lei s'era scansata, quindi
l'impatto non era stato quello atteso, ma la visiera l'aveva comunque
colpita. Probabilmente Sherwin pensava che quel livido
alla bocca se lo fosse procurato da sola, magari per rendersi interessante.
Lei, almeno, avrebbe pensato cos. Quando era pi giovane
lo faceva, per esempio si prendeva con due dita la pelle sotto
gli occhi e si dava un bel pizzicotto per acquistare fascino. Ma
erano anni che non lo faceva pi.
Sherwin le si sedette accanto sul letto. Alice indossava i jeans
e una maglietta celeste con la scritta allevamento? no, grazie.
Smise di toccarsi il dente con la lingua.
Ti amo, disse lei con prudenza.
Ti amo anch'io.
Questa risposta la lasci con un senso di delusione.
Alice, le parole sono solo rumore, le assicur lui. Il linguaggio
produce soltanto rumore. Le mordicchi una guancia con
fievoli grugniti di piacere.
Alla fine il dente si stacc. Con la maggior discrezione possibile,
Alice si port la mano alla bocca per manovrare il dente.
Inghiott sangue, lamentandosi. Lui si ritrasse e sulla maglietta
di lei vide piccole macchie di sangue spumoso.
Mi  caduto un dente. Apr la mano. Grosso e bianco, il dente
sembrava quasi un oggetto vud. Quella vista la turb; si chiese
come facessero i dentisti a fare quel lavoro.
Hai ancora i denti da latte?, chiese Sherwin. Sei pi giovane
di quel che pensavo. La verit  che era sconcertato. Aveva
il corpo che fremeva e la mente che fantasticava, ma per quel
pomeriggio ne aveva avuto abbastanza. La guard entrare in bagno,
il dente nel palmo della mano, i jeans larghi sul culetto piatto.
Sent lo scorrere dell'acqua nel lavandino e, dopo, il suono di
una sontuosa pisciata.
Quando usc le disse: Pisci come una cavalla, Alice. E un rumore
bellissimo.
Oh, grazie, rispose Alice un po' svagata. Aveva avvolto il
dente in un pezzetto di carta igienica e se l'era infilato in tasca.
Un altro pezzetto l'aveva incastrato nella cavit sanguinante della
gengiva. Pens che era ora di tornare a casa. Quando avrebbe
avuto i soldi forse se ne sarebbe fatto fare uno d'oro con tanto di
stemma, magari uno scorpione, anche se quella era roba per gente
con l'anello al naso, gente con cui lei non voleva avere niente
a che fare. Ogni volta che le veniva un'idea, aveva l'impressione
che fosse gi venuta da un pezzo a centinaia di altre persone, se
non addirittura migliaia. E se alla fine le idee si fossero esaurite?
Tiravi un po' a campare finch non andavi a sbattere in una cosa
che era sempre stata l, e te la prendevi a cuore, perch bisogna
pur prendere a cuore qualcosa. Le era caduto uno stupido dente
ed ecco che si sentiva esaurita, rovinata, ma forse era proprio cos
che ci si sentiva nel perdere un dente; forse l'effetto di un dente
che cade era proprio quello.
Hai un sacco di medicine con la ricetta del veterinario, osserv
lei.
Sono un lupo mannaro, disse Sherwin. Il che spiega lo smoking.
No, pi che altro non conosco nessun medico che sappia
scrivere. Non per farmi gli affari tuoi, Alice, non vorrei che ti facessi
una brutta opinione di me, ma com' che ti cadono i denti?.
Lei valut la strategia da adottare. Non gli avrebbe detto niente.
Sarebbe stata misteriosa, intrigante. Non lo so, disse.
Hai avuto un incidente?.
Le sue azioni sarebbero state affascinanti, insondabili.
Sei stata picchiata?.
Gli raccont tutto. Non le sembrava nemmeno che fosse successo
a lei.
Non metterti a fare l'idealista, Alice, non porta a nulla. Ognuno
ha la sua opinione, si sa.
La montagna  interdetta ai veicoli a motore. C' una regola.
E se avesse avuto una pistola?.
Oh, ce l'aveva. Me l'ha agitata sotto il naso. Le aveva detto
che l'avrebbe potuta benissimo violentare ma che non l'avrebbe
fatto perch era troppo brutta. Non sei troppo brutta!, sarebbe
insorta Annabel quando l'avrebbe saputo, e poi avrebbe assunto
un'aria perplessa.
Non lasciarti coinvolgere, disse Sherwin.  questo il segreto.
Non immischiarti nei problemi della societ.
Non me ne importa niente dei problemi della societ, disse
Alice. Lo voleva cupo, che dicesse cose cupe. Non aveva bisogno
dei suoi consigli n del suo aiuto.
Senti, tesoro, se hai fede nel valore ultimo dell'individuo, 
necessario che il resto del mondo perda importanza.
No, ti sbagli.
Si invece,  inevitabile. E logico che sia cos.
Se parlo mi fa male, disse Alice.
Lui trit del ghiaccio e lo avvolse in uno straccio. Sono pulitissime
quelle mutande, sta' tranquilla, disse.
Come sembro?, chiese Alice. Normale?.
Non ci sono superlativi per descriverti. Le premette il ghiaccio
sulla guancia, poi scroll le spalle. Per questo  un po' tardi.
Hai gi nostalgia?.
Dalla punta macchiata delle sue dita e attraverso il freddo, le
giunse l'odore di nicotina.
Quel tipo aveva un lavoro, poi l'ha perso grazie a voi ambientalisti.
Adesso non ha altro da fare che andarsene in giro in
moto, il suo unico tesoro, per poi tornare a casa la sera a terrorizzare
i figli e picchiare la moglie. La violenza coniugale  direttamente
legata alla normativa ambientale. La si pu sradicare solo
sradicando la natura - non dico la natura umana, ma l'altra. Solo cos torneranno ad esserci posti di lavoro e si arrester
il tracollo della famiglia americana.
Malvolentieri Alice ritrasse la lingua da quel vuoto che la allettava.
Si vede quando sorrido?.
Tanto per cominciare dovresti perdonarlo. Il perdono  roba
per gente di classe.
Il perdono  facoltativo, disse Alice. A volte  del tutto fuori
luogo.
Il perdono  complicato. Credimi, ti piacerebbe.
Io non sono una persona complicata. Era come se avesse ricominciato
a parlare di Corvus.
Guardi mai quel programma televisivo, Ricky e Romulus?
Ogni marted, dalle cinque alle cinque e mezza? Ci sono due tizi,
uno  un nero paraplegico e l'altro  il bianco che l'ha ridotto
in quel modo durante una rapina. Il nero dice: Ti ho perdonato,
sono nel bel mezzo del cammino di perdono, voglio aiutarti
a trovare un lavoro, un appartamento, a prendere un diploma di
scuola superiore, voglio aiutarti a rifarti una vita, voglio coprire
i debiti della tua carta di credito. Romulus  un brav'uomo. Pu
muovere solo le labbra e le sopracciglia. Sembra un melone grosso
e grigio piazzato su una sedia. Ricky invece  pelle e ossa, un
fanfarone smanioso, gasato, strafatto, che s'incazza e strilla: Lasciami
in pace, ho scontato la pena, ho pagato il mio debito con
la societ, non voglio il tuo perdono del cazzo, togliti dalle palle,
ma perch non crepi?. Se ne dicono di tutti i colori per quindici
minuti, poi la gente chiama da casa a favore dell'uno o dell'altro.
 un programma fantastico.
Ogni marted? Ma come fanno?.
Ormai  pi di un anno che va avanti. La qualit della compassione
 un tema inesauribile.
Alice pens che per essere la prima volta da soli, lei e lui, era andata
bene. Insomma, abbastanza bene. Quando fu di nuovo a casa
domand alla nonna e al nonno di Ricky e Romulus. Esisteva
davvero? Se ne rest al buio, accanto a loro, spaventata dal flagello
che il suo dente avrebbe potuto rappresentare per i loro esili
risparmi.
Io non lo guardo, disse la nonna.  come quei programmi
di wrestling. C' qualcosa di falso. Se non abbiamo nient'altro da
fare, disse la nonna, il marted tra le cinque e le cinque e mezza
guardiamo Donne tradite dai loro animali da compagnia. Ne
raccontano certe che ti fanno rizzare i capelli.
Le luci dell'Airstream erano spente. Alice fil silenziosa nella
sua stanza, che ai suoi occhi era quel tipo di stanza in cui trascorre
i suoi anni formativi chi un giorno o l'altro compir un'impresa
cataclismatica. Unica decorazione, il quadro della donna con
il calamaro. Alice amava quel quadro e l'aveva studiato nei minimi
dettagli. Mentre si svestiva, sfilandosi la maglietta da sopra
la testa, il dente cadde sul pavimento. Lo raccolse e ci manc poco
che non lo mettesse sotto il cuscino. Quand'era piccola, naturalmente,
i denti avevano fatto il loro dovere trasformandosi in
moneta sonante, una delle tante consuetudini perverse e gioconde
perpetrate a danno dei bambini. Classico stratagemma consumistico
del capitale, escogitato per disabituarli in tenerissima
et al salutare orrore e al ragionevole sconforto sostituendoli con
un senso d'aspettativa avido, illusorio, solare. Solo l'idea che da
qualche parte ci fosse uno spirito disposto a dare soldi in cambio
di denti... per costruire cosa, poi? Che problema aveva quello?
And a letto e aspett l'arrivo del sonno. Le piaceva aspettare
il sonno. Non sentiva neppure il peso dell'attesa.
Riflett sul calamaro, come faceva quasi ogni sera. Intelligentissimo
e timido ma che si protendeva, per cos dire, oltre la sua
natura solitaria: non pi calamaro, perduto in un amore impossibile.
Si era sempre sentita pi in affinit con il calamaro che con
la donna, per quanto la donna dovesse essere un tipo interessante,
per trovarsi in una situazione del genere. Un calamaro sapeva riflettere
e progettare il futuro, era risaputo, lo sapevano tutti, e
il quadro l'aveva colto in quel preciso momento, assorto nella riflessione,
nel progetto, mentre la donna sembrava averci rinunciato.
Il calamaro, tanto intelligente, solitario e strano, era tutto
concentrato su quella situazione mentre la donna sapeva che il
solo trovarsi nella medesima stanza con lei lo soffocava, gli avvelenava
il sangue: e non c'era riflessione o progetto che l'avrebbe
potuto aiutare. Era proprio quella differenza di atteggiamento
a rendere tragica la situazione.
  Capitolo 17.

Corvus aveva deciso di fare volontariato una volta a settimana
presso la casa di riposo Green Palms, e il suo primo gioved Alice
e Annabel la accompagnarono. Vennero accettate e divennero
una presenza apprezzata al pari dei due cani Tiffany e Helen, di
turno il venerd.
Un pulmino verde, con a bordo alcune donne delle pulizie
dall'aria triste e un fisioterapista con un faccione simile alla luna
piena e dall'aspetto un po' ossessivo, passava a prenderle per
portarle ai piedi delle colline, dove Green Palms si nascondeva in
una stupenda area nei pressi della riva del fiume. In teoria doveva
essere un'area non edificabile, ma le imprese edilizie avevano ottenuto
le autorizzazioni facendo della casa di riposo la punta di
diamante del loro pacchetto turistico. Green Palms era il vecchio
West allo stato dell'arte. Con un autentico colpo di genio e buongusto,
era nascosto alla vista dei ristoranti, delle sale da ballo,
delle piscine, delle palestre e delle scuderie del villaggio; se ne poteva
intravedere uno scorcio solo dal campo di golf mentre dalle
suite pi costose era invisibile, e gi da una certa distanza scompariva
alla vista. Il pulmino si inerpicava lento lungo stradine anguste
oltrepassando un certo numero di cancelli sorvegliati che si
aprivano alla vista di una decalcomania sul parabrezza.
Anch'io vorrei vivere in una comunit isolata da tutto, disse
Annabel. Il fatto  che a volte si presentano i tipi pi assurdi.
Dicono di essersi persi, e pap ci crede.
Comunit recintate come queste dovrebbero essere proibite
dalla costituzione, disse Alice.
Infine, eccole l. La palma al termine della mente, pens Alice
quando arrivarono. Era il verso di una poesia che aveva letto
a scuola. L'insegnante gliel'aveva un po' guastata specificando
che il poeta, come mostravano le carte che aveva lasciato, aveva
considerato la possibilit di inserire in quel punto un altro verso.
L'alpeggio al termine della strada. Lei non capiva proprio in che
modo, partendo dall'alpeggio al termine della strada, si potesse
arrivare alla palma al termine della mente; tuttavia, pens, il fatto
di riuscirci bastava a dare un senso a quel posto. Tutta Green
Palms era popolata da solipsisti, eroi ed eroine della propria coscienza
in dissolvimento.
Corvus sugger a Alice e Annabel di considerare le persone di
quel posto come se fossero gi morte; in quel modo, le loro visite
e le piccole incombenze come spalmargli la crema sulle mani
o spruzzare profumo sui cuscini sarebbero state qualcosa di
speciale.
Annabel si ribell all'idea.
Mi sembra un'orribile esagerazione, convenne Alice.
Quando state con loro, immaginatevi di bere da un bicchiere,
disse Corvus. E immaginate che quel bicchiere sia gi stato
rotto, che sia in frantumi.
Annabel non aveva mai visto Corvus cos... animata, se cos
si poteva dire.
Una volta prese, a Alice furono assegnati i signori Barlow e
Very Brucie e la signora Ottolie. A Annabel fu assegnata una certa
signora Fresnet. Oh, come quello champagne economico,
disse lei. Fa parte di quell'impero?.
Intanto occupati della signora Fresnet, poi vedremo cosa farti
fare, disse un'aiuto-infermiera.
A Corvus fu indicata una sala d'aspetto dove un certo numero
di ospiti era in attesa di un solista di marimba che non si era
fatto vedere. Era gi passata un'ora. Per loro sarai una delusione
tremenda, le disse l'aiuto-infermiera. Ma farai un gran favore
al personale.
Annabel guardava qualcosa di malconcio che se ne stava fermo
nel corridoio e andava ripetendo: Una bella pesca morbida.
Intorno a lui, un vortice di figure claudicanti. Era un ometto
davvero malconcio che da buoni dieci minuti non faceva che ripetere:
Una bella pesca morbida. Si avvicin terrorizzata alla
stanza della signora Fresnet.
Alice cominci con la stanza del signor Barlow. Il signor
Barlow era stato un giardiniere - capo-giardiniere, di fatto - alla
Floral Library di Washington ma, in quel momento, dei suoi tulipani
non gliene importava un bel nulla, come di qualunque altro
tulipano, come il Mary Poppins, il Dreaming Maid, il White
Triumphator o il Queen of th Night. Alice combin ben poco
con il signor Barlow visto che si limitava a fissarla con occhi scintillanti.
And un po' meglio con Very Brucie, lui almeno aveva
ancora qualche aneddoto da raccontare. In giovent, cos le disse,
era stato bello e temerario, e le pazzie che aveva combinato
venivano definite very Brucie, molto Brucie. Divideva la stanza
con un compagno che a stento dava segni di vita e non gli era
di alcun fastidio. Le cose si mettevano male solo quando l'uomo
riceveva le visite del figlio, un vero stress per tutti. Nelle ultime
settimane il figlio, un omone pelato in un completo grigio attillato,
era venuto a trovarlo molto spesso; si sedeva al capezzale del
padre e gli faceva ascoltare la Rosa Mystica su un piccolo registratore.
La Rosa Mystica era considerata musica di affrancamento
e sostegno, ma siccome il padre non ne voleva sapere di
morire, il figlio aveva smesso di andarlo a trovare. Alice si chiese
se non si trattasse della cassetta che aveva visto nel parcheggio
proprio quella mattina: rotta, in mille pezzi e con il nastro srotolato,
pareva che qualcuno ci fosse passato sopra con la macchina
o l'avesse calpestata, chi lo sa. Ma non c'era modo di saperlo.
A Green Palms l'aria sembrava trattenuta. C'era un'atmosfera
di salvazione deliberatamente e crudelmente negata. C'era un
tacito accordo che prevedeva che contasse poco o nulla che nelle
loro vite avessero comprato regali di compleanno, strappato le
erbacce, scritto le lettere, lavato le finestre, che avessero dato disposizioni
per le esequie. E se pure, con uno sforzo, riuscivano a
rievocare gli amori consumati, le strade imboccate, le lingue padroneggiate,
gli strani piatti assaggiati in terre straniere, a cosa
sarebbe servito? La destinazione era stata quella fin dall'inizio.
Essere stati bravi capifamiglia, aver gestito le cose al meglio, essere
sempre impegnati sul fronte giusto: niente, non importava pi
niente. Alice spingeva Very Brucie sulla sua sedia silenziosa e lucida
lungo i corridoi, e le mani le tremavano un po'. Era li grazie
a Corvus.
La signora Fresnet, la quale, sulla base delle indagini di Annabel,
non aveva niente a che fare con l'impero Fresnet, era preoccupata
che il modulo del suo diniego alla rianimazione non
fosse stato archiviato. Annabel and in amministrazione a informarsi
e torn con una copia in mano. La signora Fresnet prese il
modulo e lo esamin, poi sorrise a Annabel. E cosa dovrei farci,
con questo?.
Non  quello che voleva?, chiese Annabel, restituendo il sorriso.
Per mettersi l'anima in pace?.
Ma questa  una copia, disse la signora Fresnet, non  l'originale.
L'unica cosa originale che ti danno qui  la crema pasticciera.
Spalanc la bocca e Annabel temette di sentirne uscire
uno strillo coi fiocchi, invece la signora Fresnet richiuse la bocca
lentamente. Sul mio conto corrente ci sono quindici dollari che
possono essere prelevati ogni settimana per le spese d'igiene personale.
Voglio che li ritiri tu quei quindici dollari e che te li tieni.
Sono per te. Poi voglio che mi porti via da qui. Voglio andare nel
deserto, nello scenario sferzato dal sole di un mondo pi vasto
e cupo.
Non poteva essere sferzato dal sole e allo stesso tempo essere
cupo, pens Annabel, ma bisognava essere un po' elastici con
persone come quelle. Non posso, le rispose. Non ho la patente.
Non ho la macchina.
Alla tua et me la sapevo cavare meglio, disse la signora
Fresnet. Poi apr la bocca di nuovo e lasci andare un urlo lacerante
e prolungato. Annabel abbandon la stanza di corsa e and
nella sala-infermiere, presidiata dalla solita aiuto-infermiera
dall'aria afflitta.
Dopo averlo fatto si sente meglio, disse la donna. Poi chiede
la crema pasticciera, devi portargliela e stare l a guardarla
per tutto il tempo che ci mette a mangiarla, cio per un'eternit.
Per favore, dica alle mie amiche che le aspetto sul pulmino,
disse Annabel.
Non c' il pulmino, adesso.
Le aspetto nel posto in cui si suppone ci sar il pulmino
quando arriver, disse Annabel. Non avrebbe mai pi rimesso
piede in quel posto.
Alice era passata alla signora Ottolie, che somigliava a un'iguana.
Stava sulla sua sedia, avvolta in uno scialle color iguana, e
ci volle un po' prima che s'accorgesse di Alice.
Non dormo mai, io, sai, le disse infine Ottolie. Mai. C'
una che dorme per me. Abita in Nebraska.
Fantastico!, disse Alice.
Aksarben. Li trovo quasi tutti l. Bisogna imparare a delegare
i compiti.
Mi piace molto il suo nome, disse Alice.  cos grazioso.
Mi dice come si scrive?. Alice aveva preso un opuscolo all'ingresso
in cui si diceva che i visitatori dovevano aiutare gli ospiti
a fare semplici esercizi per la memoria.
Ho cambiato nome. Ottolie sbatt lentamente le palpebre.
Da piccola, quando viaggiavo con i miei genitori, si chiamavano
Wright. Signore e signora Wright. Avevamo un cavallo di
nome Tony. Tony il cavallo. Hai mai dovuto seppellire un cavallo?
 un dilemma mica da poco. L ci vuole un padre. Loro sanno
come si fa. In situazioni del genere, le madri servono a poco.
Sai cosa potrebbe succederti domani? Potresti cadere, o potrebbero
spingerti. Potresti essere il bersaglio di un proiettile vagante.
Per i dettagli, si sporse verso Alice: Qualcuno spara in aria
per festeggiare la nascita di sua figlia. Tu passi di l per caso. Non
era destinato a te, doveva ricadere a terra senza far male a nessuno,
invece eccolo che finisce nel tuo piatto. Oppure del mercurio
ti entra nei guanti. Per dire, stai conducendo un esperimento
con un tipo di mercurio che non ha alcuna pertinenza con qualcosa
di conosciuto e ti si versa sulla pelle e poi, di l a sei mesi, ti
ritrovi a marcire da dentro. Allora vorresti chiederti, ma cosa
avevo in testa?.
Un'infermiera pass davanti alla stanza di Ottolie e fece un
cenno con la mano.
Ognuna delle persone che muore qui dentro, confid Ottolie,  vittima di una di queste stronze che d sfogo alla sua
tensione sessuale. Ci strangolano, e cos si liberano della loro
tensione sessuale. Tu non sai niente della tensione sessuale,
ne sono sicura, sei troppo magra, ma queste infermiere ce
l'hanno.
Pass un'altra infermiera.
Quella  la peggiore, disse Ottolie.
Contemplarono entrambe la soglia vuota e, oltre quella, lo
spicchio di corridoio tirato a lucido. A dire la verit, qualche sospetto
sulle infermiere Alice lo aveva gi. In un libro che aveva
letto sulle esperienze delle infermiere in Vietnam si era imbattuta
nel racconto di una di loro a proposito di certe gare di sputi.
Quell'infermiera lavorava in un reparto in cui nessuno, ma proprio
nessuno, se la sarebbe cavata. C'erano solo ragazzi molto
giovani, al massimo poco pi che ventenni, in stato comatoso,
per lo pi senza braccia e gambe, e quando capitava l'occasione,
di solito nei giorni di festa, le infermiere li facevano gareggiare.
Facevano scommesse, c'era un bel giro di soldi. Le infermiere li
sistemavano seduti sui letti, poi mettevano i letti in fila. Ad ogni
infermiera era assegnato un ragazzo e a ognuno, nel medesimo
istante, veniva estratto il tubo dal buco della tracheotomia; cos i
ragazzi, per riflesso condizionato, lasciavano partire grossi proiettili
di catarro che a volte raggiungevano distanze considerevoli.
L'infermiera raccontava che una volta tornata a casa aveva
fatto fatica a riadattarsi, dettaglio che non aveva sorpreso Alice.
I ragazzi degli sputi erano morti da un pezzo e le infermiere,
all'epoca ragazze, erano ormai delle anziane in balia dei ricordi
della loro giovinezza.
Alice decise di non condividere il racconto dell'infermiera con
Ottolie, che nel frattempo continuava a fare ipotesi sul futuro di
Alice.
Poniamo che stai preparando un sandwich e per sbaglio ti
bruci. Sei capace di fare un sandwich? Il forno prima va riscaldato
a centocinquanta gradi.
Sulla soglia apparve Corvus. Ottolie le sorrise e disse: Credo
che tu sia qualcun'altra.
Io devo andare, Ottolie, disse Alice.
Sai quando ho capito che ero spacciata?, disse Ottolie. Stavo
per parlare delle montagne a una mia amica. Stavo per dire:
Ci sono le Mustang e le Whetstone Ranges e poi, ma meno
appuntite, le Rincons e le Tanque Verde, mentre in lontananza
si vedono le nobili e dolci Santa Catalinas. Stavo per alzare
un braccio per indicarle con gesto solenne ma non sono riuscita
ad alzarlo. Mi ero dimenticata di come si faceva ad alzare il
braccio.
Mi spiace, ora devo andare, disse Alice. Ci vediamo la
prossima settimana.
Sull'altro versante della valle ci sono le Mule, le Dragon, le
Winchester e in lontananza le selvagge Galiuros. Ottolie contrasse
le labbra. In lontananza, le selvagge Galiuros, grid come
rivolta a qualcuno.
Uscendo, Alice e Corvus passarono accanto a una signora che,
piegata quasi a met, strisciava furtiva per il corridoio aggrappata
al suo tutore. Stava compilando la lista della spesa. Farina, lievito,
uvetta, diceva. T, uova, farina gialla. Una buona scopa.
Buona per....
  Capitolo 18.

Carter entr nel soggiorno e vide le tre ragazze sedute sul divano.
E allora, cosa state tramando oggi?, disse allegro. Dopo una
settimana difficile si sentiva in forma smagliante. Donald lo aveva
esortato a perseverare in quella specie di digiuno in cui beveva
soltanto acqua e mangiava soltanto una specie di argilla, e si
sentiva euforico, per quanto un po' debole. Le nere tossine scorpioidi
comparse nella tazza del bagno erano... beh, non voleva
pensarci troppo, ma accidenti, erano davvero impressionanti.
Spaventose, certo, ma finalmente era in grado di capire il pacato
orgoglio che alcuni provavano durante la purificazione del
proprio tratto intestinale. Si sentiva meravigliosamente bene, del
tutto ignaro di quanto apparisse tirato e poco sano.
Alice lo guard, stupefatta. In quel momento sul suo volto
mobile ed espressivo lui lesse sgomento e un senso di colpa passeggero.
In un confronto all'americana lei non se la sarebbe mai
cavata.
Signor Vineyard, disse.
Ciao, rispose Carter, poi pens che avrebbe dovuto ricominciare
daccapo. Lo guardavano tutte e tre esterrefatte. La pazzia
 una fuga, questo gli veniva in mente ogni volta che incontrava
Corvus, che nome strano, bello per. Non aveva mai capito
perch Ginger avesse insistito con quel nome sgraziato, Annabel,
per quel po' di discendenza. Gli faceva venire in mente un
caseificio.
Carter guard la sua cara Annabel. Tesoro, disse. Non volevo
interrompervi.
Stai bene, pap?.
Sto benissimo, gorgheggi Carter. Grazie a Dio, a Donald e
alla sua argilla. E anche grazie al fatto che Ginger non si era fatta
vedere nelle ultime sere. Forse se n'era andata sul serio... Era
cautamente ottimista. L'ultima volta che era apparsa non aveva
smesso di chiedergli: Secondo te sono belli i miei occhi?, ma
lui era stato abbastanza furbo da non guardarla, da non fissarli,
insomma. I suoi occhi non erano mai stati particolarmente belli,
anche se sarebbe stato un pazzo se le avesse detto una cosa del
genere. Erano occhi normali, cos li ricordava, non certo occhi
capaci di trafiggerti.
Stavamo pensando di andare in campeggio, disse Annabel,
e stavo dicendo che potrei fare un souffl, ma.
Carter si accigli. Un souffl?.
Ma Alice ha detto no, solo uova sode.
Ma non fa troppo caldo per il campeggio? Non che intenda
mettere il minimo freno al vostro entusiasmo.
Pi che altro  un ritiro, disse Alice.
Mi sembrate un po' troppo giovani per un ritiro, disse lui.
Pap, disse Annabel, non siamo pi bambine.
Io avrei paura degli orsi.
Oh, pap.
No, davvero.
Gli orsi sono stati estirpati da questa zona, disse Alice, da
pi di cinquantanni.
L'altro giorno stavo leggendo e mi sono imbattuto in questa
frase di John Muir, disse Carter. Gli orsi non sono compagni
dell'uomo, ma figli di Dio, da lui teneramente amati. L'aveva
detta per Alice. Gli piaceva la vecchia Alice.
Che cazzata, disse Alice.
Era un uomo in gamba, si ribell Carter. Fu lui a fondare il
movimento conservazionista in America.
Non sopporto le persone che parlano in quel modo, disse
Alice. Fanno solo una gran confusione.
Ha scritto un libro molto bello su un cane, Carter non demorse.
Stickeen.
Alice rimase impassibile. Corvus lo guard e sorrise.
Tu hai un cane?, le chiese Carter.
No, disse Corvus. Per un attimo lui fiss il viso della ragazza,
e non gli sembr del tutto umano. O meglio, era certamente
umano, ma in un modo diverso dalla maggior parte degli esseri
umani. Un'assurdit, si capisce. Improvvisamente si sent vacillare.
Aveva bisogno di un bel milk-shake.
Dovrei procurarvi la tessera della biblioteca, a tutte e tre,
disse, cercando di scuotersi da quello che gli pareva uno strano
indolenzimento. Non vi piacerebbe avere una tessera della biblioteca
tutta per voi? Quando ero ragazzo i libri hanno allietato
molte ore delle mie estati.
Una volta, pap, disse Annabel.
S, beh, disse Carter.
Parliamo del presente.
Ammetterlo non gli riusciva facile. Si era seduto di fronte a loro
ma, dopo aver suscitato quegli sguardi di disapprovazione, era
saltato subito di nuovo in piedi. Non intendevo interrompere le
vostre decisioni.
Ecco Donald, disse Annabel. Sta arrivando.
S, Donald! Nella sua macchinina bianca come un loto. Carter
si sent al settimo cielo. Allo stesso tempo gli parve di scorgere un
avvoltoio levarsi sulle sue ali voluttuose dalla piscina, dov'era stato
accovacciato a bere. Incredibile in quanti vengano qui a bere.
Triste, per. Si scus e corse ad accogliere Donald, per istruirlo
o farsi istruire sui lavori da fare.
Fa ancora il giardiniere?, chiese Alice.
Certo che fa ancora il giardiniere. Cosa vuoi dire?. Annabel
guardava gli scarponi che Alice si era comprata apposta per la gita.
In vita sua non aveva mai visto nulla di cos privo di charme.
Beh, voglio dire che non mi sembra che qui sia rimasto un
granch da fare. Sembra tutto molto in ordine.
Per molti il giardinaggio  una passione, Alice. Pu diventare
una vera ossessione. A volte si mettono a spostare e rispostare
rocce. Donald  un convinto sostenitore della lotta all'ass...
acid... Dio, com' quella parola?.
Accidia, disse Corvus.
Esatto! Quante cose sai, Corvus. Dovresti andare a Jeopardy
o a qualche altro quiz televisivo. Vuol dire pigrizia, no?.
Pi che altro vivere con un peso che ti opprime. Vuol dire indolenza
di spirito. Corvus si sistem dietro l'orecchio un'ala di
capelli neri fuori posto.
Annabel non sapeva cos'altro fare, dunque sorrise magnanima.
Beh, ha fatto spostare le rocce a pap, perfetto.
Alice era molto curiosa di sapere che lavoro facesse Carter
esattamente.
Ha studiato qualcosa che ha a che fare con la progettazione.
Non di palazzi, di uffici o grattacieli, di altre cose. Neanche
di case o mobili, esattamente. Ha studiato come usare lo spazio,
Alice. Ma questo mestiere non l'ha mai fatto. Credo che lui e la
mamma volessero solo rilassarsi. Una volta gli hanno chiesto di
progettare uno zoo. A lui erano venute delle idee magnifiche. Era
a Newark e aveva una fascia di foresta pluviale, con muffe, microbi,
tutto. E pure un quetzal. Me lo ricordo perch quando 
morto ho chiesto una delle sue penne. Per non me l'hanno mai
data, o se me l'hanno data non mi ricordo che fine abbia fatto.
Comunque era davvero bello come zoo. C'era un'elefantessa che
dipingeva con la proboscide. Acquerelli. Erano in vendita.
Facevano fare acquerelli a un'elefantessa?.
Lei si divertiva, credo. Per non erano granch.
Era stata di tuo padre l'idea di far dipingere acquerelli a
un'elefantessa?.
Oh no, l'aveva sempre fatto. Era stata in un altro zoo per un
sacco di tempo e anche l dipingeva.
Annabel, gli zoo sono prigioni.
Ma non  questo il punto. Pap voleva renderlo pi piacevole.
La sua idea era di costruire muri invisibili o qualcosa del genere,
cos nessuno avrebbe avuto l'impressione di essere in prigione.
Muri invisibili? Mi spiegheresti cosa intendi per muro invisibile?,
chiese Alice inquisitoria.
Alice, non starmi addosso! Eccola che mi d addosso di nuovo,
disse a Corvus. Aveva sentito dire che era possibile emarginare
una persona facendo finta che non esistesse, parlando di lei
a qualcun altro come se non fosse presente. Un'arma sociale che
avrebbe voluto padroneggiare meglio. Con Alice non funzionava
neanche un po'.
Cos' successo al quetzal?  andato a sbattere contro un muro
invisibile? Quando  morto, tuo padre ci  rimasto male? Come
se avesse le mani sporche del sangue dell'uccello?.
Ma certo che no. Per quel che ne so, sar morto di vecchiaia.
 morto, basta. Sul serio, Alice, sai cosa mi viene voglia di fare,
quando fai cos? Di mentire. Tu incoraggi le persone a mentire.
Fai una domanda, poi quando senti la risposta ti irriti
Le risposte sono tutte irritanti, disse Alice.
Mio padre non ha mai progettato uno zoo, d'accordo? Mai!.
Non ha mai progettato uno di quelle speciali stanze degli aeroporti
dove accompagnano le persone per informarle di un incidente
aereo?.
Annabel la guard.
Le persone in attesa del volo 501 sono cortesemente pregate
di recarsi nella saletta riservata, salmodi Alice. Mi domando
come siano quelle stanze. Le usano anche per qualcos'altro, o
servono solo per quello scopo?.
Sei senza cuore, disse Annabel.
In quei posti, di muri invisibili non ne trovi. Ci vogliamo
scommettere?.
Se tua nonna e tuo nonno avessero un incidente aereo, saresti
distrutta.
Sono anni che non prendono l'aereo. Fa male ai loro seni paranasali.
Certo che sarei distrutta, disse Alice.
E che mi dici di quell'idiota di Sherwin? Se quel maledetto di
Sherwin precipitasse tra le fiamme, saresti distrutta?.
A dire il vero, non lo so, disse Alice.
 inquietante. Odio il modo in cui ti guarda, ha lo sguardo
inquietante.
S, beh, io non ci faccio troppo caso.
Mi sembra che guardi anche Corvus in modo inquietante.
Perch Corvus sa il fatto suo, disse Alice svagata.
Corvus scosse il capo ridendo.
Non potrai mai avere una relazione d'amore soddisfacente
con lui, disse Annabel. E poi  troppo vecchio.
Ha ventisei anni. Nemmeno dieci pi di me.
Mente, strill Annabel. Ecco vedi,  questo l'effetto che fai
alla gente. Vuoi sapere cosa penso quando vedo che ti guarda?
Penso: Tratta delle bianche. Tratta delle bianche, ripet un po'
titubante. Penso che voglia usarti per qualcuno dei suoi loschi
traffici. Per procurargli uomini in un modo o in un altro. Vi fareste
vedere insieme, il che naturalmente sembrerebbe strano, ma
attirerebbe certi uomini che altrimenti non lo guarderebbero nemmeno,
schifoso com'.
Potremmo spassarcela noi due, cos aveva detto Sherwin a
Alice, soli, tu e io.
 gente scafata quella, capisci, difficile sapere cos'hanno veramente
in testa, prosegu Annabel. Non gli chiedi mai cosa prova?
Scommetto che ti direbbe: Non provo niente. Penso che sia
timido e solo, e che sia abituato a ottenere le cose, anche se non
sono proprio quelle che vuole. Non solo per la brutta pelle. Io
una volta ho preso una cotta per un giocatore di football con una
brutta pelle. Ma era un giocatore di football. E poi per uno che
zoppicava, ma a me piaceva. Aveva una gamba un po' pi corta
dell'altra ma per il resto era adorabile e riscuoteva successo. Le
cose non perfette riscuotono successo e Sherwin non  solo imperfetto,
 che... a quelli l le donne non piacciono nemmeno. Ci
considerano, non so, come pesci, per loro.
Pesci?.
S, ci chiamano pesci, Alice, non hanno il minimo rispetto
per noi.
Spassarcela noi due, e alla fine della festa avresti ancora tutta
la vita davanti. Tutto il tempo per un'altra vita, cos le aveva
detto.
Al tuo posto non lo vorrei nemmeno per amico. Non ci penserei
proprio.
Infatti, disse Alice. Negli ultimi giorni quel po' di interesse
che aveva per Sherwin era svanito, per quanto confessarlo
le costasse. Aveva scoperto di non essere interessata al mistero
dell'umanit. Era il mistero del non umano a offrirle, se non proprio
una promessa, almeno degli indizi, anche se non erano propriamente
indizi quelli, e Sherwin, con i suoi vuoi essere la mia
pupilla? Vuoi essere la mia Eustochio?, cominciava a darle sui
nervi. Sherwin, finalmente cominciava a capirlo, rappresentava il
mistero umano in una delle sue forme pi involute e goffe. Aveva
detto che quando se ne sarebbe andato di l l'avrebbe chiamata,
le avrebbe mandato un biglietto. Avrebbe voluto raggiungerlo
laggi?
Se ti offrissero gratis un biglietto per andare da qualche parte,
tu lo accetteresti?, chiese Alice.
Oh, io s, rispose Annabel. Mio Dio. Via di qui? Ma certo,
di corsa.
Io credo di no, disse Corvus.
Abitare nell'Airstream l'aveva resa ancora pi strana, pens
Annabel, tuttavia non fu sorpresa di sentire che Corvus non
avrebbe accettato un biglietto in regalo. Avrebbe insistito per
fabbricarsene uno da s, con rovi schiacciati o chiss come. Che
poi non l'avrebbe portata nemmeno da nessuna parte! Cio, non
certo a Roma, per dire, o a Parigi.
Lo so,  solo un biglietto immaginario, disse Annabel, tanto
per dire, ma vuoi davvero restare per sempre qui, Corvus? Non
 che verranno a tormentarti, non so, i servizi sociali?.
Alice disse: Annabel.
Beh, cerco di essere ragionevole.
Chi  che voleva preparare un souffl per il campeggio?,
chiese Alice.
Voglio dire, la prima cosa che abbiamo fatto io e pap quando
mia madre  morta  stata levare le tende. Tutta la nostra roba
ce la siamo fatta spedire dopo, anche quella della mamma,
cosa che fece stare pap parecchio in pensiero, anche se era sicuro
di aver lasciato disposizioni molto precise. All'inizio ero frastornata,
perch eravamo scappati come ladri, in pratica, per
ora ho capito che una persona non pu rimanere facilmente in
posti pieni di dolore. Se ogni volta che andavo da qualche parte
fossi dovuta passare davanti a quel ristorante, ogni volta in quel
punto della strada, io
Annabel, disse Alice, quando saremo in ritiro non parleremo
cos tanto.
Oh, parlare fa bene, disse Annabel. E perch continui a
chiamarlo ritiro? E cos deprimente. Perch non ci limitiamo a
entrare in comunione con la natura? Non  per questo che si va
in campeggio?.
Caricheremo un materasso dietro il furgone di Corvus e arriveremo
il pi lontano possibile seguendo uno di quei sentieri dei
vigili del fuoco. La prima notte la passeremo nel furgone, poi faremo
escursioni tutto il giorno e la sera torneremo al furgone.
Andremo in cerca di quella cascatella. Come era gi successo
con la pecora selvatica, Alice, a differenza di altri, non aveva visto
nemmeno la cascatella.
Scommetto che sar pieno d'immondizia, disse Annabel.
Quei posti sono una calamita per l'immondizia della gente. Non
che la natura ci faccia caso. Saremo in comunione con una natura
indifferente. Oh, alle volte Alice la faceva sentire cos perfida.
Mica vorremo partire domani!, disse seccata. Domani ho
da fare.
Domani io e Alice andiamo a Green Palms, disse Corvus.
Annabel non avrebbe mai pi messo piede in quel posto. Come
avrebbe detto sua madre: Se devo essere seppellita in quel
modo, meglio non morire. Lo diceva dopo ogni funerale a cui
lei e Carter partecipavano. La sua povera mamma! Come le piaceva
vestirsi a puntino per andare ai funerali e poi dire cose divertenti
e terribili su tutti i presenti.
Annabel guard fuori. Carter e Donald, in pantaloncini da
bagno, giacevano fianco a fianco su tappetini da piscina di un
azzurro intenso. Nessuno dei due stava sistemando le rocce.
 
Capitolo 19.

Ray aveva pensato di portare con s un feticcio ma, primo, lui
non ci credeva - aveva visto gli intagliatori portarli in negozio
dentro sacchi di juta, come noci di pecan - e, secondo, la sua
scimmietta era gi abbastanza fetish per chiunque. Negli ultimi
tempi la scimmietta se n'era stata tranquilla, forse perch le
piaceva la musica flautata che mettevano sempre nel negozio. Se
non avesse dovuto preoccuparsene di continuo, Ray sarebbe stato
riconoscente, molto riconoscente. Forse la scimmia se n'era
fatta una ragione, forse si stava perfino accorgendo che lei e Ray
erano una cosa sola, che quello era stato lo scopo del suo sacrificio.
Ma la loro, comunque, non era una relazione simbiotica. La
scimmietta non aveva mai avuto opinioni proprie; per dire, Ray
non pensava che la scimmietta avrebbe avuto un'opinione al riguardo,
il giorno che lui avrebbe trovato una ragazza. Ray stesso
non si sarebbe nemmeno arrischiato a domandare: E allora,
che te ne pare?. Si preoccupava solo di non turbarla. Voleva che
fosse consapevole e serena. Chiedeva troppo? Se fosse stata inconsapevole,
o, diciamo, se Ray lo fosse stato di lei, le cose sarebbero
andate peggio. Sono le cose di cui non ti accorgi quelle
che ti uccidono.
Per l'attrezzatura da campeggio, Ray aveva lavorato d'astuzia.
Da un catalogo aveva ordinato una tenda, del costoso cibo
liofilizzato e un binocolo, poi, una volta ricevuto il pacco,
aveva negato di aver mai fatto l'ordine, perch aveva firmato
con inchiostro simpatico. Ah, quante ne aveva imparate nei boy
scout! Come frequentare una scuola per truffatori. Quante ne
aveva imparate in quei giorni prima dell'ictus. Se solo fossero
stati di pi.
Oltre a procurarsi con l'imbroglio le cose pi importanti, si
era concesso il lusso di comprare qualche altra cosetta, per esempio
un coltello e una bussola. Aveva comprato un bastone da
escursione con il pomolo intagliato a forma di testa di grizzly
(grizz=cacciatore, farmacista della natura), anche se preferiva
quello con l'orso bruno (forza, adattabilit) perch se la cavava
meglio lungo i tortuosi sentieri del bosco. Ma alla fine aveva preso
il grizz. Del resto, chi era in grado di sapere quali meccanismi
regolano l'impulso dell'acquisto? Li avesse saputi avrebbe trovato
lavoro ovunque; l'avrebbero pagato solo per non rivelarli alla
concorrenza. Aveva comprato un kit di pronto soccorso per i morsi
di serpente che sembrava un piccolo Topolino (topo=servilit,
conformismo), ma almeno era equipaggiato contro quell'evenienza.
Visto che un antidoto contro tutto non esisteva, stava a te procurarti
quello che potevi.
Era la sua prima escursione in solitario, anche se in tutta onest
non poteva essere considerata un'escursione; non si sarebbe
spinto a pi di una trentina di chilometri da cose tipo un ranch,
una miniera in attivit o un rifugio per il controllo delle trappole.
Aveva qualche cartina. Comunque, anche se non poteva definirsi
un'escursione vera e propria, avrebbe potuto, passo dopo
passo, diventarlo e magari trasformarsi in un'escursione con tutti
i crismi, e senza fine. Avrebbe conosciuto qualcosa di segreto,
appagante. Sarebbe tornato solo per prepararsi per qualche altra
spedizione in luoghi remoti, deserti e bellissimi, dove coscienza e
buonsenso non avrebbero avuto pi significato di quello del vento
che cala quando si fa sera. Avrebbe sperimentato il non-significato
e si sarebbe sentito integro e non spezzettato come in quel
momento. Queste cose la scimmietta le sapeva, conosceva il valore
del non-significato. La scimmietta aveva sofferto, per questo
sapeva, e Ray gliene riconosceva il merito. La scimmietta esisteva
in un futuro atemporale. Il passato, la luce che la illuminava
dall'esterno perfino quando gli occhi dei monitor e dell'acquisizione
dati se n'erano stancati, continuava a brillare.
Ray raggiunse l'ufficio della guardia forestale proprio nel momento
in cui apriva, con lo stomaco che gli bruciava per i troppi
caff. Con grande calma il ranger si mise a sistemare un gruppo
di libri pop-up nel migliore dei modi. Tirava la linguetta del gufo
elfo e quello faceva capolino dal saguaro. Tirava la linguetta
della lepre e quella se la squagliava dal falco. Tirava la linguetta
del gatto selvatico e quello tirava una zampata a una farfalla.
Mi servirebbe una mano con questa cartina qui, disse Ray.
I ranger che si mettono a smerciare cianfrusaglia, ma pensa che
roba. Una professione in teoria rischiosa, ed eccolo l a gingillarsi
con dei libri per bambini. La targhetta sopra la tasca diceva
DARLING.
Sempre con calma, il ranger raggiunse Ray. Ray distese la cartina
e gli espose i suoi piani. Il ranger gli diede una rapida occhiata,
senza tradire emozioni: Sta bene?.
Ehi, disse Ray.
Dopo l'ictus, la faccia di mia madre s'abbass cos. Si tir il
labbro verso il basso.
E che cavolo!, disse Ray.
Il ranger alz le spalle. Ecco qui un bel percorso per il tempo
che ha a disposizione. Due giorni per arrivare, un giorno di sosta,
due per tornare. Prenda il West Fork Trail per sei chilometri
e mezzo nello Harold's Canyon, prosegua finch non incrocia lo
Scorpion Flat, svolti a destra sul Bitter Biscuit Trail per una decina
di chilometri finch non arriva in cima al Bless Your Heart
Peak. Se incontra un mucchio di pietre con il segno rosso,  andato
troppo in l, perch quello  dove il Pig Root incrocia il Bill
Bustard Trail... l c' un casotto per birdwatcher.
Ray si rimpossess della sua cartina. Quel tipo gli aveva fatto
passare la voglia di ricevere indicazioni. Ma che razza di scansafatiche
era uno che dava un nome a ogni cosa? Non si lasciarono
nel migliore dei modi. Ray s'inoltr di gran carriera per il West
Fork Trail e sei ore dopo non sapeva pi dove fosse. Ma gli andava
bene cos. Benissimo.
Il pomeriggio del secondo giorno trov il casotto per
birdwatcher. Consult la cartina. Forse non lo usavano pi. La porta
era chiusa, le finestre sbarrate. C'era un lungo lucchetto, cilindrico,
con lettere anzich numeri sulle rotelle. Ray compose uccellare
e quello scatt. Le persone sono cos trasparenti, pens,
cos sospettose, semplicistiche e reticenti. Depose lo zaino sulla
veranda, poi si lev il cappello e si pass vigorosamente entrambe
le mani sui capelli sudati. Nel casotto era tutto in ordine, con
un tocco femminile di civilt, il tocco di una birdwatcher avida,
benestante, istruita. Doveva essere bello arrivare fin quass,
trovare i rari uccellini nei loro nidi, ascoltarli cantare. Ray non
sapeva niente di uccelli. Sapeva che le colombe dicevano who
cooks for you-all, ma non molto altro. Certo, non  che dicessero
proprio cos, fin l ci arrivava anche lui.
La stanza, grande e aperta, era ingombra di brandine e tavoli,
e lungo il muro in fondo c'era una teca di vetro piena di esemplari
avicoli. Il metodo l praticato prevedeva la raccolta del pacchetto
completo: mamma e pap, nido, uova, pulcini nei vari stadi di
crescita. Ray si trov un paio di acchiappamosche sotto il naso.
Il nido fatto di nervature di foglie di algarrobo e piume di quaglia
e pagliuzze, cos recitava la targhetta, era tenuto insieme con
filature d'insetti. Una struttura a cupola di straordinaria fattura,
unica nel suo genere.  vero, disse Ray ad alta voce. Le uova
erano screziate, tutte in toni di lavanda e di rosso. Covata,
disse Ray. Gli era venuta cos la parola. Dietro la testa avvert un
improvviso sfrigolio, come una cucitura che stesse cedendo. A
proposito dei pulcini pi piccoli, sulla targhetta si leggeva: Appena
fuori dall'uovo, questi piccoli non sono molto diversi dai
vermi di cui si nutrono. Come faremmo senza questa mirabile
intuizione?, osserv a voce alta Ray. Prese in mano uno degli uccelli
adulti; era asciutto e leggero come un popcorn. Cosa bizzarra,
pens, quasi indecente. Sarebbe piaciuto, a quei birdwatcher,
che i loro crani fossero trasformati in vaschette per uccelli? Che
lo scrivessero nel testamento, che mostrassero dedizione autentica
all'hobby di tutta la loro vita. Ray gliel'avrebbe suggerito. In
un cassetto trov una penna e dei fogli a righe. Presa un'altra
serie completa!, era scarabocchiato su uno. Un'attivit sadica, la
conta degli uccelli. Ray premette la penna sulla carta, ma i suoi
propositi erano gi sul punto di dissolversi come nebbia. Premette
pi forte ma la penna non dava segni di vita. Tracci qualche
segno rapido e insoddisfacente. Ray rialz gli occhi frustrato.
C'erano fiori secchi in un vaso, e una grande cornice con una foto
di gente che rideva, con vestiti color kaki e cappelli flosci. Li
aveva maledetti, inventato nuovi insulti per loro, per i suoi simili.
Ebbe la sensazione che la nuca gli si stesse aprendo, con piccole
dita a riafferrare e spingere dentro le pieghe di materia che ne
fuoriuscivano. Guard quello che aveva scritto. La sua calligrafia...
avrebbe dovuto metterci pi cura. Demoralizzante. Trov il
suo cappello e se lo mise in testa con precauzione. Aveva scoperto
che cappello e mal di testa andavano di pari passo.
Lasci il casotto senza richiudere la porta e riprese zaino e bastone.
La sua fugace equanimit verso i birdwatcher era svanita.
All'inferno,  l che dovreste andare a guardare gli uccelli!,
url. Quel grido gli ridiede il buonumore. Si avvi deciso verso
ovest, dove si vedeva gi la mezzaluna, e poco prima che facesse
buio piant la tenda alla buona. Mangi due tavolette di cioccolato,
poi si distese su una coperta e punt gli occhi alle bellezze
eterne del cielo. Quella sera non stavano fermi. Gli uccelli
significavano... libert, era quello il loro significato, ed era quello il
motivo per cui si era cos agitato dentro il casotto. Ma, allo stesso
tempo, gli uccelli avevano anche un significato diverso da quello che si poteva immaginare. Le ali di un uccello erano in realt
i suoi arti superiori. Quando eri sul punto di concentrarti su una
cosa troppo a lungo poi ti toccava tornare indietro, ti toccava
tornare indietro.
All'alba Ray era gi in marcia. Alle dieci non aveva ancora incontrato
nessuno. Ma come, davano un nome a tutti quegli stupidi
sentieri e poi non ci rimettevano pi piede? Prese il binocolo e
guard il pozzo d'estrazione di una miniera abbandonata. Ecco il
carrello per il trasporto del minerale grezzo. Con il binocolo perlustr
la parete del canyon, poi scese pigramente attraverso la fitta
boscaglia, seguendo da vicino il letto tortuoso di un torrente.
Tra il marrone e il verde delle rotondit vide un ammasso bianco
e cap subito che si trattava di una pecora selvatica. Se l'avevano
cresciuta e allevata quelli della forestale, doveva essere stupida
come un lampione. Poi stabil che era troppo immobile, anche
per una stupida attivit di ruminazione, e che in realt era morta.
Si precipit gi. Era un ariete ed era morto da poco. In vita era
stato robusto, efficiente e forte, ma di cosa lo aspettasse ora non
aveva la pi pallida idea. Era carne: taglio dritto, bistecche, costolette
e stinchi allo stato nascente, come saltati fuori da The Joy
of Cooking di sua madre. Ma ovviamente la gente non mangiava
cose del genere, si serviva solo della testa e delle corna. Anche
se le corna erano piccole, uno Zuni in gamba ne avrebbe ricavato
un bel po' di feticci.
Non sembrava che all'ariete avessero sparato; era caduto stecchito
e basta. Secondo Ray, era stato trapiantato l. In genere gli
animali trapiantati erano sempre disorientati, non si liberavano
mai dai tranquillanti. I condor nati in California e trasportati altrove
potevano annegare in una pozzanghera. Ray voleva prendersi
l'ariete, voleva mostrarlo a quella testa di cazzo di Darling.
Si tolse lo zaino e riusc a sollevare la bestia e a issarsela in spalla.
Tenendolo stretto per le zampe, fece qualche passo incerto
prima di lasciarlo rotolare al suolo. Poi tir fuori bussola e cartina
e si concentr sulle loro arcane proiezioni. Sapeva dov'era. Se
fosse tornato indietro in linea retta, il percorso della sua escursione
avrebbe assunto la forma di un triangolo scaleno. Non ce
l'avrebbe fatta ad arrivare all'ufficio del ranger prima di notte,
ma al mattino sarebbe stato l. Ray tolse dallo zaino
l'inessenziale - perch diavolo aveva portato l'acqua di colonia? - e si agganci
alla cinta la borsetta per le emergenze. Gett uno sguardo
alla costosa attrezzatura che si stava lasciando alle spalle e la vide
per quello che era: merce rubata, inutile merce rubata. Il bastone
sembrava una vera frivolezza. Ray sent che grazie a quel
viaggio sapeva qualcosa di pi di s. La cosa importante, in quel
momento, era portare via l'ariete; era quello che stava dando una
forma alla sua escursione, per esempio l'angolo del tragitto di ritorno.
Eh s, si sarebbe caricato un pecorone selvatico!
Qualche ora dopo, Ray cominci a sospettare che la bellezza del
triangolo scaleno fosse illusoria, il prodotto di un esuberante inganno
percettivo. Forse in natura non esisteva la distanza pi
breve tra due punti. Ad un certo punto, per trasportarlo meglio,
si era legato l'ariete sulla schiena, ma quando scivol e cadde,
per poco uno zoccolo non gli stacc un orecchio. Ray gett uno
sguardo risentito al ripido arroyo-, come tutti gli altri, maledetti
loro, prometteva una discesa lenta e pericolosa, seguita da una
pericolosa risalita. Quando si fermava per riposarsi cercava di
bere meno acqua, dedicandosi a strappare le spine dei cactus con
una pinzetta. Certe forme di vita larvali, che avevano cominciato
a lavorare nello stomaco dell'ariete, gli erano entrate sotto la
camicia, a meno che non fosse la sua immaginazione. Aveva l'impressione
di essersi caricato sulle spalle delle braci ardenti. Dopo
aver pinzettato tutto quello che era a portata di mano si mise
ancora una volta di pi l'ariete sulle spalle, e quello vi si adatt
con una certa familiarit. Ma il peso si fece subito sentire. Avrebbe
dovuto svuotare la carcassa, ma con ci avrebbe sminuito il
trionfo che lo attendeva. Fece qualche passo incerto sulla roccia
friabile, poi scivol per sei o sette metri, reggendosi in piedi a
stento. Alla successiva caduta di sette metri perse i sensi e sogn
una limonata di formiche, secondo la ricetta di quand'era lupetto.
Schiacciava le formiche con la testa grossa nell'acqua, seguendo
le istruzioni del capolupetto, che diceva: Queste sono della
casta dei soldati, hanno la testa grossa e gonfia cos riescono meglio
a bloccare l'entrata nel formicaio.... Ma in quel momento,
pens Ray, le spiegazioni avevano poca importanza, era la sete
ad essere importante. E sogn la sete.
  Capitolo 20.

Gli investigatori della polizia di Stato si aggiravano per i corridoi
del Green Palms per appurare che a quei poveri vecchietti
non fosse stato servito del levriero insieme alla carne macinata.
Era venuto fuori che i bambini del Jiminy Cricket Day Care
avevano mangiato tacos di levriero per tutto il mese e, dopo che
gli era stato detto, mostrarono gravi segni di disturbi emotivi
e comportamentali, disturbi che allo stato delle cose si poteva
prevedere che si sarebbero protratti fino all'adolescenza e probabilmente
anche oltre. Tuttavia, non c'era prova che i vecchi si
fossero trovati a ruminare cani da corsa. I residenti pi anziani,
il cui sangue scorreva lento come uno sgocciolio verso e dentro il
loro cervello, non parevano prestare troppa importanza a quella
possibilit.
Io non ci sento sapore di levriero, disse Elmer. Non sa di
veloce.
Per molti di coloro che abitano nei moderni paesi industrializzati,
disse Alice, il contatto principale con altre specie ha luogo
a tavola.
Una volta una cavalla di nome Miss Whirl mi ha fatto vincere
centocinquanta dollari.  stata quella la volta che mi sono
sentito pi vicino al regno animale, disse Elmer. Non per contraddirti,
bambina.
 suo nonno?, chiese l'investigatore a Alice.
Certo che lo , disse Elmer.
Mi sparerei piuttosto che finire in un posto come questo,
confid l'investigatore. La mia ragazza fa tirocinio al Mercy; sa
come le chiamano l queste persone, le stesse che intasano sempre
il pronto soccorso? Le chiamano ferrivecchi e matusa. Le
chiamano impiastri, dissoluti, perdigiorno, spazzatura.
A Alice questo investigatore piaceva poco.
Sarebbe questo il massimo che possiamo avere?, disse Elmer.
Levriero macinato da mangiare col cucchiaio? Sono mesi
che imploro un'iniezione. Spremi i testicoli di un giovane cane,
gli dico, passali su un filtro di carta, iniettali in una gamba
e bingo! Vedrai come cominceranno a funzionare di nuovo le
ghiandole sessuali! Allora s che vedresti un reale miglioramento
fisico!.
Neanche Elmer le piaceva.
L'investigatore si fece una risatina rauca, una specie di gargarismo
liquido in cui Alice riconobbe l'origine dei suoi problemi
cardiovascolari e del suo irreversibile declino mentale. Almeno
cos si augurava.
Alice attravers il corridoio sbirciando nelle camere. Sonno,
sonno, sonno. Si ferm da Annie, che non dormiva ma stava rigida
su una sedia, assorta a osservare le sei vaschette per uccelli - a vassoietto, ovali e tubolari - appese alla sua finestra e ignorate
da tutti gli uccelli, soprattutto perch pendevano pi verso l'interno
che verso l'esterno, visto che Annie non si fidava di quello
spazio l fuori, una veranda occupata da un immenso condizionatore
che serviva tutto il piano. Annie era stata bersaglio di
qualche discussione dopo che la figlia le aveva portato le ceneri
del marito e le aveva messe nell'ultimo cassetto del com. Nessuno
aveva detto a Annie che il marito, con cui era stata sposata
per cinquantasette anni, era morto: a Green Palms la diffusione
di simili informazioni era malvista. A che scopo se il dolore,
dal momento che non poteva essere n compreso n combattuto,
era privo di conseguenze? L esisteva solo il presente. Annie
non aveva mai dato segno di aver capito che suo marito le riposava
accanto, nel terzo cassetto, quello che aveva sempre usato
poco anche quando l'elegante com arredava la stanza da letto
della cascina gialla, all'interno dell'aranceto di cui si prendevano
cura. Annie e il marito avevano conosciuto quegli alberi uno per
uno, caratteristiche e pedigree di ognuno, la loro resa, i preferiti
dagli uccelli cardinale.
Che stiano insieme,  cos che vogliono, aveva detto la figlia
deponendo l le ceneri. Si sentiva in colpa, perch aveva permesso
al padre di lasciarsi morire di fame nel pratico monolocale
che gli aveva trovato dopo la vendita dell'aranceto, da lui sempre
osteggiata.
Le ceneri erano state riposte in una scatola di legno d'arancio.
Chi passava accanto alla camera di Annie ne avvertiva la persistente
fragranza. Un tempo, sul fianco dell'autostrada che costeggiava
l'aranceto, c'era un negozietto dove Annie e il marito
avevano venduto un sacco di arance, e profumo d'arance e vino
d'arance, miele di fiori d'arancio e scatole di legno d'arancio con
uno specchietto dietro il coperchio. La scatola era una di quelle.
Il personale teneva silenziosamente d'occhio le reazioni di Annie.
Lei per non ne aveva avuta alcuna. L'arancio stava facendo
davvero del suo meglio. Annie era una delle beniamine, una
delle cocche, ancora sveglia, autosufficiente e di buon carattere,
ma perfino una lupa o un'oca avrebbero percepito pi di Annie
la morte del compagno e ne avrebbero sofferto; anche un mollusco
si sarebbe accorto che mancava qualcosa. Se determinate sostanze
chimiche erano in grado di creare piccole isole morte nel
cervello, annichilire la giungla abbagliante e trafitta di ombre
dell'amore, del desiderio e del piacere, e appiattire tutto in una
crosta cotta dal sole su cui nemmeno il pi rudimentale dei pensieri
poteva insinuarsi o lasciare traccia, se ci era possibile, a
cosa serviva tutto ci che era successo durante la vita? Era questo
che si chiedeva il personale, a dispetto dei sei dollari e mezzo
all'ora. E sebbene la loro conoscenza dei grovigli neurofibrillari
e dei neurosecretori corrispondesse alla punta di una matita, rimanevano
un po' straniti quando si apprestavano a tornare a casa
con una rosa e una fetta di torta farcita, perch sembrava che
i visitatori di quel posto non facessero che portare torte farcite
e rose. Ma lo straniamento passava in fretta, bisognava far da
mangiare, pagare le bollette, e mostrare apprezzamento per i disegni
dei bambini, quel disegno a matita della ragnatela che sembrava
il sole.
Alice indugi mordicchiandosi le dita, pensando a Tommy e
a tutte le storie che aveva letto sul dolore delle creature, i fedeli
segugi che non si volevano allontanare dai gradini dell'ospedale,
dal molo, dal bar, dalla bara dove avevano visto per l'ultima volta
l'oggetto del loro ardore. Gli animali erano preveggenti, medium
risoluti, ostinati nei loro taciti avvertimenti, nei loro spettrali saluti
finali. Non li si vedeva sempre uggiolare e grattare alla porta
dell'ufficio della persona amata, il serico pelo arruffato, gli occhi
spettrali e imploranti, quando in realt giacevano a chilometri di
distanza, schiacciati sulla strada da un'auto in corsa? Non ululavano
e si agitavano sempre nel preciso istante in cui la figlia, in
un college lontano, faceva la conoscenza del serial killer, quando
il figlio perdeva il controllo dell'auto e subiva uno scontro frontale,
quando il padrone in terapia intensiva esalava l'ultimo respiro?
Non se ne stavano sempre nel giardino del caro estinto ad
agitare la coda, in omaggio a qualcosa che non c'era? Ed ecco
qui Annie, che non aveva fatto una piega quando suo marito era
morto di fame, dal momento che l'ultima cosa vista dal suo stomaco
era stata una cucchiaiata di pappa d'avena. In cinquantasette
anni, non avevano trascorso una sola notte separati, fino al
momento in cui a lei non era caduta di mano quella tazza di t,
e le foglie lustre degli aranci sopra la sua testa avevano tremato,
una tazza che cade, la morte alle porte, l'inizio della fine per tante
delle ospiti di Green Palms. Ecco qui Annie, occhi azzurri spalancati
e attenti, attenti a nulla, fissi su quelle vaschette vuote.
Il mondo era un garbuglio insensato per Annie. Non c'erano indicazioni,
n lei ne forniva. In quella camera non c'era la pi pallida
ombra di un filo, di una connessione. Non c'era niente.
L'arancio si affaticava nel vuoto.
 
Capitolo 21.

Carter sapeva riconoscere le costellazioni. Lass nel cielo c'era il
Triangolo dell'estate. C'erano le ali dell'Aquila e del Cigno. Il telefono
l'aveva svegliato poco prima di mezzanotte, ma aveva lasciato
che rispondesse la segreteria. Che risponda la segreteria,
aveva pensato. Poi per si era incuriosito e in un attimo aveva
raggiunto l'altra stanza e aveva premuto il pulsante dei messaggi.
Domani torna il nonno dalla casa di riposo, aveva detto una
voce femminile senza inflessioni. Decisione del reparto amministrativo.
Ce lo mollano a noi, armi e bagagli.
Sembrava che stesse chiamando da un take-away. Il triplo
bacon e jalapeno del quattordici si sta raffreddando!, berci
qualcuno.
Qualche suggerimento?, la voce tacque.
Ventuno pronto, ventitr
Lo so che sei l, coglione. Meglio che alzi la cornetta....
Carter torn in camera da letto. La sua cravatta Herms con
le volpi e le galline giaceva per terra. Era certo di averla messa
via. O forse ora Ginger appariva anche quando lui non era in camera?
Lo distraeva con un numero di telefono sbagliato, con voci
sconosciute, per combinargliene una? C'erano fenomeni inspiegabili,
come Ginger, e poi ce n'erano di ancora pi inspiegabili,
di ordine superiore e pi inquietante. Esamin la cravatta: non
sembrava danneggiata. La appese con cura insieme alle sue pi
sobrie compagne.
Spense le luci e torn a contemplare le stelle dalle enormi finestre.
La casa era davvero bella e silenziosa, pens Carter. Anche
la notte era silenziosa. Poi, il rumore inconfondibile di qualcuno
che si accaniva con una mazza da baseball contro la sua cassetta
delle lettere, in fondo al vialetto. Arriv forte e chiaro attraverso
l'aria setosa: una decina di violenti colpi seguita da uno stridio di
pneumatici. Poi di nuovo silenzio.
Pap?, bisbigli Annabel alla porta. Pap, posso entrare?.
Carter apr la porta che dava sulla sala, ma Annabel non c'era.
Tesoro?.
Non c'era. Era nella sua stanza ordinata e fragrante che dormiva,
e sognava di essere in un grande magazzino per comprare un
paio di guanti bianchi e lunghi fino al gomito, con tre piccoli bottoni
di madreperla al polso. La commessa era sua madre ed espletava
la sua funzione con altera professionalit. Annabel si perse
lungo i corridoi stipati di merci - tutta testa, com' consuetudine
nei sogni, anzi pi coscienza che testa, con la sensazione di essere
dietro la propria testa e che quella non fosse che una specie di
maschera che le si adattava come se fosse fatta di gomma impalpabile.
Poi non si trovava pi nel grande magazzino, ma in spiaggia.
Lei e i suoi genitori avevano preparato un picnic e sua madre
stava piantando l'ombrellone mentre il padre stendeva il plaid
e miscelava qualche Dark and Stormy nei bicchieri di alluminio colorati.
Era una deliziosa spiaggia di sabbia bianca isolata, con erba
soffice e meno spazzatura del solito scaricata dalle navi con
destinazioni lontane, non esotiche. Suo padre se la cavava bene:
aveva gi messo in mano a Annabel il suo bicchiere preferito pieno
di succo di mirtillo rosso e da parte sua si era portato avanti
con il suo rum e birra di zenzero. La madre invece sembrava in
difficolt. Continuava a spingere l'asta dell'ombrellone nella sabbia,
ma senza riuscire a far penetrare la punta. Il puntale, come
si vide, era coperto di gusci e tuorlo d'uovo, non identificabili per
tali a prima vista ma che, con la madre che continuava a pugnalare
e a rimestare nella sabbia, ad alzare e ad affondare l'asta nella
sabbia, divennero sempre pi inequivocabilmente gusci e tuorlod'uovo. Per fissare l'ombrellone, Ginger aveva scelto la tana di
una tartaruga di mare, riducendone il coriaceo contenuto a una
pastella salmastra.
Annabel si svegli dispiaciuta.
A rendere il sogno particolarmente sgradevole era il fatto che
quel picnic c'era effettivamente stato, pi o meno, e purtroppo
era degenerato in modo analogo. Annabel non aveva mai fatto
un sogno cos pleonastico.

 Capitolo 22.

Corvus, Corvus. Continuavano a ripetere il suo nome. Non sapeva
il nome delle altre due. Una era molto carina e l'altra, che
nemmeno si ricordava di lui, era solo una pazza scatenata. Come
faceva a non ricordarsi per niente di lui? Aveva qualche rotella
fuori posto, quella.
Corvus, disse lui. Vuol dire corvo, no?.
Non si aspettava che avrebbe risposto, e invece lei disse: 
anche una costellazione.
Ah davvero, e dov'?.
A sud della Vergine.
Senza accorgersene, lui alz gli occhi al cielo. Era ancora pieno
giorno.
Mi avete trovato, disse con modestia, ma perch mi avete
legato?.
L'ariete giaceva disteso con la testa su un masso, rivolta verso
Ray. Il resto del corpo era stato ricoperto con terra e sterpaglie,
o gli aveva forse mozzato la testa, come aveva sognato di fare per
accelerare il passo? Dov' il mio cappello?. Tanto sarebbe valso
chiederlo all'ariete.
Sapete, disse, presto far notte e verremo attaccati da qualche
bestia attirata da quello. Credetemi.
Credo che il solo essere vivente nei dintorni l'abbia ucciso
tu, disse Annabel. Non abbiamo visto nient'altro, neanche uno
di quegli affarini che sembrano chipmunk.
Pensate che l'abbia ucciso io? Non l'ho ucciso io!. Gente cos,
questi strambi anticaccia e antivita, era meglio trattarli con i
guanti. L'ho solo trovato, cercavo di portarlo in salvo. Non ho
nemmeno un fucile. Come l'avrei ucciso? E anche se fossi stato
io, sarei stato nel mio pieno diritto. La gente li ammazza questi
animali, sapete, ne hanno ammazzati uno sfracello.
Uno sfracello?, rise Annabel.
Esatto. Ray prese un po' di coraggio.
La caccia alle pecore selvatiche negli anni  stata molto limitata,
disse Alice. E dall'anno scorso  proibita. Aveva alzato
due cumuli di rametti verdi ai lati della testa dell'ariete.
Ray torn a rivolgersi a quella carina. Indossava una giacchetta
rosso acceso che sembrava piuttosto costosa. Le altre erano vestite
come due barbone. Nutro fondati sospetti sulla forestale,
disse. Credo che abbiano interferito con le leggi della natura. Io
l'ho trovato e basta. Guardate, vi state preoccupando per una cosa
che non  mai successa. Me lo sono ritrovato tra i piedi, ve lo
giuro.
Dovunque vai,  l che sei, disse quella carina, e sorrise.
Veramente  dovunque vai,  l che devi essere', disse Alice.
Caspita, Annabel.
Ray era seduto su un tappeto di fichidindia che lo pungevano
a ogni minimo movimento. Non gli sarebbe dispiaciuto, in quel
momento, rivedere il ranger Darling. Quelle tipe avrebbero ricevuto
una bella strigliata! L'unica cosa buona di quella faccenda
era che non si era perso. Se solo se ne fossero andate e l'avessero
lasciato in pace, si sarebbe ripreso. Ma c'era qualcosa di peggiore
che perdersi. Quando ci si perde, basta stare tranquilli e
non farsi prendere dal panico. Perdersi era un problema sopravvalutato.
Ray si assop. Quella carina, cio Annabel, stava difendendo
contro la pazza la sua versione del motto dell'andare e
dell'essere, sostenendo che avevano detto praticamente la stessa
cosa. Mancava poco al crepuscolo. Poi il crepuscolo sarebbe arrivato.
Poi la notte. Poi di nuovo il giorno. Le piccole morti - las
muertes chiquitas -, poi quella grande.  la prassi. Ray fiss la
cosa, l'animale. Con le ragazze da una parte e dall'altra, la scena
era come una versione perversa delle foto sulle riviste di caccia,
quelle in cui giovanotti raggianti e l'occasionale pupa in mimetica
marroncina posavano con l'ultima preda. I morti sembravano
rilassati e conservavano un bell'aspetto, ma era come se non
si rendessero conto della situazione. Presenti, ma al tempo stesso
lontani anni luce da quell'eccitazione. I vivi sembravano felici,
anche se la loro gioia non aveva molto senso, a un livello pi
profondo. Si domand se anche gli animali avessero un senso di
las muertes chiquitas. Perch mai gli era saltato in mente di raccogliere
quell'affare!
Non hai smesso di parlare un secondo, disse Annabel.
Sar perch sono nervoso, disse Ray. Voialtre non avete mai
fatto del male sul serio a nessuno prima d'ora, vero?.
No, disse Alice. Usiamo te per fare pratica.
Mica mi farete del male..., disse Ray.
Ti lasceremo qui e basta, disse Corvus.
Alice vuole che comprenda il male che hai fatto
immedesimandoti, nella tua mente, spieg Annabel. Dopo vedrai le cose
in maniera diversa e sarai una persona migliore.
Questo andava fatto prima, protest Ray. Sta andando in
putrefazione ormai, va tutto a pezzi l, non funzioner.
Cosa non funzioner?, chiese Alice.
Ray non si sentiva molto bene. Riusciva a sentire il cuore della
scimmietta battere debolmente sotto la pelle grigia. La scimmietta
si era stiracchiata in tutta la sua scheletrica lunghezza e si
era distesa contro di lui. La scimmietta era silenziosa partecipe
di quella situazione. Nemmeno lei si era persa. Aveva subito un
intervento chirurgico superfluo, a stento ne era guarita, era stata
uccisa un pezzo per volta e buttata via parte dopo parte, e questa
era stata la sua orbita di eterno ritorno, ogni volta con rinnovata
sofferenza. Ma in quel momento stava uscendo dall'orbita, fremeva
per essere liberata. La relazione tra lei e Ray era agli sgoccioli,
e alla scimmietta non avrebbe potuto importare di meno.
Ma a Ray importava. Cosa che si sforz subito di esprimere, perch,
se la scimmietta se ne fosse andata, sarebbe andato anche
Ray. Fu sorpreso dalla profondit del suo sospiro.
 questa la cosa pi brutta che hai mai fatto?, Alice gli stava
chiedendo.
Io non ho fatto niente!. Ray non aveva intenzione di raccontarle
di quando aveva cercato di colpire con un fucile a pallini
una mela posta sulla testa di un cane. L'idea era stata di quel
fetente di Rocky, ma Rocky sapeva essere persuasivo. Seduto,
aveva detto Rocky al cane, un randagio qualunque. Quasi tutti
i cani si siedono se gli dici di sedersi; curioso,  come se fossero
programmati al martirio. La mela l'aveva mancata di qualche
chilometro e per pura fortuna non aveva preso il cane, che in
quel momento era un tutt'uno con la mela.
Non mi sento bene, confess. Sentiva dolore alle gambe e
ai polsi, stretti da nodi per giunta fatti male. La sua militanza
nei lupetti gli aveva insegnato a riconoscere un nodo ben fatto.
E questo non lo era. La scimmietta, ancora una volta, si trascinava
in tutta la sua lunghezza nella testa di Ray, che si faceva via
via pi piccola.
Vuoi un'aspirina?, chiese Annabel.
Annabel, disse Alice, lascia che stia male, se  cos che vuole.
Ray era convinto che se avesse avuto con s un cane, nulla di
tutto ci gli sarebbe mai capitato. Uno di quei cuccioli meticci di
lupo, quelli che aveva visto nella pubblicit. Gli avrebbe preso un
collare come si deve, fatto di grosse catene d'argento pendenti, il
genere di oggetto che i cavalieri si legavano al collo per proteggersi
dalle frecce.
Io l'aspirina ce l'ho sempre dietro, disse Annabel. Ho un
portapillole d'argento, le metto l.
Annabel, disse Alice, chi ti ha insegnato ad essere sempre
cos gentile con tutti?.
Forse sono le buone maniere, pens Ray incupitosi, quando ti
educano come si deve e in posti come si deve; e tu, Alice, gli sarebbe
piaciuto chiederle, dove sei cresciuta, nell'asilo nido di un penitenziario?
Armi non ne avevano, da quel che aveva potuto vedere
- Dio, tieni lontano le armi dalle donne! -, e i loro piani erano a
dir poco confusi. Sper che non indulgessero in malvagit gratuite,
ma di norma le ragazze non facevano cose del genere, o no?
Annabel gli ficc un'aspirina in bocca.
Me ne dareste altre cinque o sei?, chiese Ray. E un po' d'acqua?.
La circostanza aveva una vacua parvenza di religiosit,
sessualit, perfino: non in quell'istante esatto, ovvio, ma forse in
un istante a venire. Tre pollastrelle e un maschio americano, minacce
e sottomissione, divertimento sfrenato in attesa di un'improvvisa
scintilla. Tre vasi di fiori in attesa del suo seme. Era alla
loro merc e al loro servizio. Ce la poteva fare! Doveva solo lasciar
passare quel mal di testa e continuare ad essere cordiale.
Sono timido, ma dotato come un cavallo, ecco il sottinteso che
voleva lasciar trasparire. Voleva trarre il meglio dalla sua condizione
di ostaggio.
Ma si sentiva la testa fragile, quasi trasparente, mentre la spettrale
scimmietta era andata a rintanarsi in un angolo. Anche la
scimmia era trasparente e, dentro, lui riusciva a vederci un'altra
scimmia ancora pi piccola. Ecco la novit: nella scimmia che
aveva dentro c'era un'altra scimmia dentro.
Credo che non stia bene, disse Annabel. Non ha per niente
un bell'aspetto.
Ray non avrebbe mai ammesso di essere soggetto a mancamenti.
Era vittima dell'ictus, e le vittime dell'ictus non lo ammettono
mai. Quando si era ristabilito dal primo attacco, parlava in
modo incantevole. Sul serio, parole sfavillanti che gli venivano
da non si sa dove! Era un poeta, un I Ching ambulante. Era stato
bellissimo.
Come sono quelle frittelle, figliolo? Buone?
Tronchi infuocati di indaco trasportati dalla corrente!
Vieni a fare un giro in macchina con me, figliolo? Devo comprare
il pane e gli assorbenti.
Sventurato il temporeggiatore, bench forte!
Il secondo attacco, invece, l'aveva lasciato furente e incattivito.
Lasciate le belle parole alle spalle, arrivarono i
merdacazzoculo ogni volta che bussava a una porta, in risposta a ogni
domanda. Ringhiava e smaniava in una caverna dalle pareti untuose.
Il mondo esisteva per essere maledetto. Poi, passata quella
fase, cominci a piangere per qualsiasi cosa. Un bidone della
spazzatura stracolmo per strada, la madre che si metteva il rossetto,
i cereali versati nella tazza. Piangeva nel sonno. Attaccava
a piangere per qualsiasi cosa, tranne che per le lacrime altrui.
Quando la madre cominciava a frignare, Ray chiudeva subito i
rubinetti. Non poteva farne a meno, anzi, quando lei piangeva,
a lui veniva da ridere. Si capiva bene a quale stress la sottoponesse
con le sue reazioni strampalate a quel variegato campionario
di forme che assumeva il suo ictus, o i suoi ictus, quelli che
i medici chiamavano familiarmente i suoi AIT, attacchi ischemici
transitori, applicando cos agli attacchi, agli incidenti, un suono
modesto e senza pretese, come onde placide che s'infrangevano
leggiadre contro il suo sistema cellulare anzich forti correnti di
ritorno che gli risucchiassero il cervello.
Eppure, nonostante quella raffica di novit, la scimmietta era
rimasta con lui, e Ray ne aveva apprezzato la fedelt. E aveva apprezzato
il fatto che non si trattasse di un beagle o un coniglietto,
che pure finivano in massa nei laboratori, perch con un beagle o
un coniglietto nella testa sarebbe senz'altro diventato matto. La
scimmia era la conferma e l'esempio dei benfici impieghi della
scienza. La scimmia, forse, faceva un po' paura, ma non era pazza.
Ray la percepiva come dotata di un'intelligenza naturale, un
po' com'era lui stesso, e come lui ugualmente infelice.
Quando i pianti incontrollabili cessarono, qualche mese dopo,
Ray se ne and di casa. Prese i soldi dal portafogli pingue e consunto
di suo padre, la mera vista del quale appena prima l'avrebbe
ridotto in singhiozzi, e ripul la credenza dell'argenteria per
impegnarla. Roba di valore e di peso, un servizio da dodici che
avevano usato poco, cosa di cui Ray si rammaricava: sarebbe stato
un tocco di stile alla banale e disgustosa dieta anti-ictus che
tutti quanti trangugiavano, sera dopo sera, al tavolo di cucina.
Come si chiamava quel modello di posate? Spulatore. No, non
poteva chiamarsi Spulatore.
Stava sbavando un po', come quando dormiva. Port avanti
una spalla e ci si strofin il mento.
Perch usi una scatola d'argento per l'aspirina?, chiese Alice.
Perch?.
 di Tiffany, disse Annabel, e a me piace moltissimo. Mi
piacciono le cose superflue. Non riuscirei a vivere senza. Guard
Ray e sorrise.
Lui si sforz di ricambiare il sorriso, ma non gli parve di esserci
riuscito. Forse erano lesbiche, pens, lesbiche escursioniste
e montanare, altro che vasi di fiori.
Non mi sento pi le braccia, disse. Lo giuro su Dio. Mi
avete legato troppo stretto.
Ma se sei legato appena, disse Corvus.
Corvus, borbott lui. Gli piaceva pronunciare il suo nome.
Corvus, hai un bellissimo nome, raffinato, tipo Pitagora.
Geometria. Prima dell'ictus, Ray aveva amato la geometria.
Ci era portato. Angoli, linee, tutto preciso, tutto chiaro. Ci era
proprio tagliato. Pitagora, poi, era stellare. Da bambino, ancora
prima di riconoscere il proprio amore per la geometria, aveva letto
uno di quei libri per bambini con le scritte grandi sui vari eroi
- riusciva ancora a vederlo chiaramente, aveva la copertina dorata
-, e c'era Pitagora con una tunica morbida. Aveva letto che
Pitagora era convinto di essere stato un cespuglio in un'esistenza
precedente, una convinzione cos magnifica da confessare.
Parlami ancora, Corvus, disse Ray. Qui sei l'unica che
ragiona.
Fu invece Alice a parlare. Noi tra poco dobbiamo andarcene.
Ma prima, se vuoi, possiamo discutere sull'etica della caccia.
Stava giocherellando con un coltello e una forchetta. Per un
attimo temette che potesse infilzargli una coscia e cominciare a
tagliare, ma poi vide che lavorava su un ramoscello, via via accorciandolo.
Si asciug ancora la bocca con la manica. Non ho
un'etica della caccia.
Proprio come pensavo, disse Alice. Per me  lampante.
Io ti ho gi conosciuta, voleva dirle, e invece disse: Il problema
sono i transitori. I transitori, lo disse con trasporto. Il problema
 con i transitori e con il lampadario. Non fanno caso al
lampadario finch non  troppo tardi. No, no. Scusate. Sanno del
lampadario, ma non sanno che si spegner. Quelle tre avevano
intenzione di ucciderlo, pens, ma le avrebbe dissuase. Gettate le
fondamenta, ora si apprestava a innalzare la possente struttura
del suo pensiero. Prendiamo il caso della scimmia, la scimmia
pu riscaldarsi vicino a un fuoco, ma non pu alimentare un fuoco,
non le verrebbe mai neppure in mente di alimentare il fuoco,
per pu trarne conforto. Nel caso del lampadario, invece, tutti
sanno del lampadario, che ci pensino o no. Tutti - animali compresi
- sotto il lampadario, ne siamo tutti coscienti, tutti insieme!.
Ray sent che gli venivano le lacrime agli occhi. Anche la
scimmietta. Una volta... ne era stata colpita.
Alice lo guard. Era muto come quel povero vecchio pecorone
selvatico. Perch non dici qualcosa?, chiese.
Intanto Ray si stava impegnando allo spasimo. Gli esseri umani
hanno il linguaggio, non sono indifesi. La scimmietta si accasci
nell'angolo della sua testa, solo i suoi grandi occhi neri
parevano vivi. La storia del lampadario non le aveva fatto nessun
effetto. La scimmietta avrebbe rinunciato a ogni attaccamento
nei suoi confronti, a ogni sollecitudine e funzione, a ogni fiducia
e fede. La Scimmia come il Signore: in una parola, se ne stava
liberando.
L'aria si stava rinfrescando e il cielo, aprendosi, assumeva un
bizzarro color pesca.
Corvus, disse Ray. Ma non la vedeva bene, perch aveva
la visuale ostruita dal pecorone, che lo fissava con cattiveria. E
l'odore era terribile, anche se non sembrava provenire dall'animale,
che era lontano. Era vicinissimo, era qualcosa che bruciava
nei ventricoli del suo stesso cuore, che ribolliva nelle cavit ripiene
di fluido del suo cervello.
Pasci le pecore da macello, disse. Da quant' che se n'erano
andate quelle tre? Infatti se n'erano andate, si avvide d'un tratto,
ma prima l'avevano distrutto. La sua mente era una ciotola
che traboccava e spandeva, e la scimmietta annaspava con le
sue lunghe dita fredde nel tentativo di ristabilirsi, di rinfrescarsi,
forse, nel tentativo di trovare la forza per andare avanti. Bene,
pens Ray, con distacco. Non lo stava abbandonando. Sentiva
tutta la testa come se fosse una noce di cocco spaccata a met, e
la scimmietta annaspava nel latte acquoso fuoriuscito. Una volta
Ray aveva visto un uomo aprire una noce di cocco con un machete.
All'epoca la cosa non l'aveva colpito, ma in quel momento
cap: la polpa inanimata che non ha progetti per s. Sua madre
protest, era pericoloso aprire una noce di cocco in quel modo.
Quell'uomo era alto, con un colorito sporco, dal collo gli pendeva
un dente di squalo avvolto in uno spago e portava un cappello
verde di fronde intrecciate. Tutto ci in Florida, a beneficio
dei turisti: un uomo che spacca noci di cocco accanto a un acquario
a cielo aperto con all'ingresso di ogni stanza un cartello
che avverte:
VIETATO FISCHIARE O BATTERE LE MANI
VIETATO FARE MOINE
Ricord di essersi messo a correre, preventivamente redarguito,
tra le vasche scure.
La scimmietta continuava a premere le sue manine contro la
mente di Ray. Ray sentiva pi fastidio che dolore, si sentiva assonnato
e dolcemente dilaniato. Poi si accorse che stava muovendo
le mani da una parte all'altra dietro la schiena e che con la
punta delle dita arrivava a toccare l'estremit della corda. E poi
fu libero. Tremava. Voleva alzarsi, ma tra l'intenzione di muoversi
e il farlo c'era il mare. Si sfreg le mani sulle ginocchia. Avevo
proprio voglia di farlo, pens. Le guard, guard le sue mani
chiuse a coppa sulle ginocchia. Ma non  cos che ci si rialza, il
modo  un altro. Fece scendere le mani lungo le gambe, fino agli
stivali. L'animale gli sorrideva da sotto le corna ricurve spezzate.
Ma a quanto pare non sono ferito, pens Ray dopo un po'. Segatura,
disse, ascoltandosi con orrore, perch segatura non
era la parola giusta: lo era di rado, praticamente mai.
Ray si era sempre visto come un cucciolo che insegue felice una
pallina. Si era gettato a capofitto e con ardore nella vita che gli
era toccata, s, con ardore, e in quel momento non era nemmeno
in grado di camminare dritto, riusciva giusto a gattonare, a strisciare,
come un serpente, senza esserlo. Il braccio sinistro era fuori
gioco e la gamba sinistra, che pure aveva un po' di sensibilit
in pi, sembrava indecisa se seguire o meno i suoi comandi. Ray
non si sentiva che un simulacro di s stesso mentre rotolava con
affanno lungo il sentiero cercando disperatamente un appiglio.
Sapeva che si trovava sul sentiero, e che era vicino al punto da cui
era partito, dalla puzza e dalle tante impronte umane nella polvere.
Sapeva che era solo perch non sentiva pi la scimmietta. La
scimmietta era in congedo. Non si era fidata ad assegnare a Ray il
compito di riavvolgere il paracadute. L'animaletto - che, sulle prime,
 sempre sacro e onnipresente ma che nel caso di Ray, va detto,
era storpio e negletto, al di l di ogni consolazione - se n'era
finalmente andato. Ray strisci ansimando lungo il percorso segnalato.
Sapeva che la sua vita era cambiata.
 
Capitolo 23.

Guidava Corvus; Alice, la pi magra, sedeva in mezzo. Che
frustrazione, disse Alice. Aveva una voglia matta di un po' di
schermaglia ontologica e trovare quel... quella vittima, pens
sprezzante, che non era in grado di tenerle testa, l'aveva scoraggiata.
E poi, quella bocca... cosa aveva? Sembrava un poppante
che frigna.
Per un attimo Annabel aveva temuto d'aver perso il suo portapillole
d'argento, dopo aver dato l'aspirina a quel ragazzo, invece
eccolo l, grazie al cielo. Sempre damigella, mai sposa, pensava, e
non sapeva perch. Sempre testimone, mai sposo, questo non lo
diceva nessuno. Quel tipo non riusciva a immaginarselo sposato
con qualcuna. Che intenzioni aveva avuto Alice con lui? Aveva
agito senza pensare, tipico di lei. Un comportamento al limite
della ferocia: Annabel non avrebbe saputo come altro descrivere
il modo di fare di Alice, che poi, in realt, non era n selvaggia n
cattiva; era solo che, se non stavi ogni minuto in guardia contro
le sue opinioni assurde, ti ritrovavi... beh, non proprio ipnotizzato,
Alice non era proprio una che ti ipnotizzava, ma disarmato, o
qualcosa del genere. Annabel restava spesso senza parole davanti
a quei suoi slanci ciechi. Dove abitava prima, Annabel aveva
recitato piccoli ruoli in spettacoli teatrali, organizzati non dalla
scuola ma dall'amministrazione comunale, e si era fatta notare,
le avevano detto che aveva talento. Una volta aveva recitato per
una pubblicit - non doveva fare altro che guardare un pacchetto
di gomme con aria estatica -, anche se aveva avuto l'impressione
di essere solo una comparsa.
Non credo che faremo pi gite cos insieme, disse Annabel.
Non mi ci faccio pi portare in campeggio da te.
Guarda che in campeggio non ci siamo proprio andate, disse
Alice.
E quello non era nemmeno un cacciatore, disse Annabel.
Non farti illusioni, per piacere.
Sembrava una larva, o no?. Alice aveva capito che non era
stato lui a uccidere l'animale, ma la cosa non la preoccupava pi
di tanto. Il male va ripagato con il male e non  detto che a pagare
sia il colpevole. Dovevi prendere il primo antipatico che ti capitava
e stare a vedere che succedeva, in quel caso, per la verit,
non molto. Era stata la sua aria familiare a irritarla, come se tra
loro ci fosse qualcosa in sospeso.
Una larva?, disse Annabel. Beh, carino non era, ma nemmeno
cos ripugnante.
Se ti dimentichi che devi morire, disse Corvus, secondo me
puoi fare solo cattive azioni.
Oh, disse Annabel. Corvus le dava l'ansia. Ma poi, a che velocit
stavano andando? Il tachimetro del Dodge era rotto, come
l'indicatore della benzina. Quel furgone era una trappola mortale
e all'interno c'era tutto quel pelo, il pelo di Tommy, sempre
per aria. Io gli avrei dato una passata con l'aspirapolvere, pens,
e una passata come si deve.
 sapere che morirai che ti fa fare cattive azioni, disse Alice.
E poi di cattivo non abbiamo fatto niente. L'abbiamo aiutato a riprendere
conoscenza. Se fosse rimasto l abbracciato a quella povera
cosa torturata sarebbe potuto soffocare. Aveva visto la sua
prima pecora selvatica, ma allo stesso tempo non l'aveva vista.
Le mani di Corvus, verdi alla luce del cruscotto, scorrevano
sul volante. I saguari facevano cenno di proseguire ma le tre ragazze
si fermarono allo stop di un incrocio. Da un'auto a sinistra
provenivano le urla di una canzone: Liar fuckin liarah'm gonna
squash you like an insect. L'auto si avvi decisa verso le orride
amenit cittadine.
Stiamo per rientrare, disse Corvus, nel mondo della bistecca
e dell'aragosta.
Da piccola mi piacevano questi incroci, disse Alice. Non
so, mi affascinavano. Mi inginocchiavo tutta timorosa sul sedile
posteriore. Per me erano la prova che gli adulti sapevano quello che facevano.
Avremmo dovuto starlo a sentire, disse Corvus. Parlava
una specie di lingua perduta.
Non aveva molto senso quello che diceva, disse Alice. Come
esperimento, non era poi cos complesso.
Come esperimenti, siamo tutti complessi.
Annabel non pensava a s come a un esperimento. Lei era Annabel,
nata Vineyard, e avrebbe fatto del suo meglio per far finta
che quell'anno, una volta finito, non fosse mai esistito.
Perch siamo fatti sia per questa vita sia per un'altra, disse
Corvus. Dobbiamo considerare questa vita, la prossima e quella
nel frattempo come un'unica cosa.
La vita nel frattempo?, disse Annabel. Quella che definiscono
la cosiddetta vita?.  l che mi trovo io, pens. Superarono
un grande cartello pubblicitario: servizi di vasectomia reversibile.
Non  questo che aveva in mente quel tipo, disse Alice.
Perch qualcuno ce l'ha?, pens Annabel.
Si fermarono a una stazione di servizio. Corvus fece benzina
mentre Alice puliva il parabrezza. Le piaceva il sovrapporsi e
il cancellarsi delle linee tracciate dal lavavetri. Annabel entr a
guardare le riviste. Your Prom sembrava interessante. Ne prese
una copia e si mise in fila per pagare, preceduta da un uomo con
un'immensa fistola sul retro del collo. Al centro c'era un piccolo buco nero, come se per trovarla usasse uno spillo o una penna.
E se l'eternit fosse stata cos? In piedi davanti a un'enorme
fistola in una fila immobile per pagare l'ultima copia della rivista
Your Prom. Si spost all'altra fila, e l la cliente che la precedeva
indossava un vestito come quelli di sua madre. Era quasi convinta
che fosse proprio uno di quei vestiti, quello color mirtillo,
con i bottoni grandi. La donna era decisamente troppo grassa
per quel vestito.
Annabel corse fuori. Decine di persone si erano radunate a fumare
e guardare nel vuoto sotto i lampioni screziati di falene.
Era tutto cos affollato e squallido, pens Annabel, cos inconcludente.
Vide Corvus e Alice sul furgone che guardavano fuori
dal parabrezza verso lo sfondo rovente. Ovviamente Alice non
aveva pulito bene il vetro, ne aveva lasciato intere aree insaponate,
come sempre.
Annabel si strinse tra loro sul sedile mentre alcuni ragazzi di
passaggio le guardarono di traverso, con aria critica. E se si fossero
imbattute di nuovo nel ragazzo che avevano legato, si domand
Annabel? Non sembrava il tipo da serbare rancore, da
denunciarle, identificarle o chiss che, ma sarebbe stato lo stesso
imbarazzante. Cosa si sarebbero detti? Ci aveva pensato, Alice,
a una simile possibilit? Certo che no. Non sapeva cosa avrebbe
fatto Alice - e nemmeno cosa avrebbe fatto Corvus, resa, a suo
parere, anormale dal dolore -, ma se lei quel ragazzo lo avesse rivisto
sarebbe morta l su due piedi.
 
Capitolo 24.

Hickey stava facendo il baby sitter a suo. figlio Mallick.
Mallick che vuol dire re. Quel nome era stato un'idea di Loretta,
lui non ci aveva messo becco: era stata lei a mettere per prima le
mani sul certificato di nascita, e per qualunque modifica, passate
settantadue ore, erano cinquanta dollari: e cos era rimasto
Mallick. Il bambino aveva ormai quasi due anni, ma Hickey
a quel nome non si era rassegnato e, pensava, mai lo sarebbe stato.
Che razza di nome  Re? Stava facendo un giretto in macchina
con il bambino, dopo cena. Erano tre giorni che facevano vita
da scapoli, perch Loretta se n'era andata in Minnesota a sentire
gli ululati dei lupi.
Che meraviglia, Hickey, gli aveva detto al telefono quando
l'aveva chiamato per dirgli a che ora doveva andarla a prendere
all'aeroporto. Centinaia di persone sotto le stelle in perfetto silenzio.
Non si sentiva volare una mosca fino a quando i lupi non
hanno cominciato a ululare. Alla fine si sono messi tutti a urlare
grazie, grazie!, e poi ad applaudire. Era come un tuono quell'applauso.
Da brividi.
Lui non voleva sentirle nemmeno queste cose. E poi lui e Re
erano stati deliberatamente esclusi da quella spedizione. Una volta
ogni quattro mesi Loretta li abbandonava per un fine settimana
e se ne andava dio sa dove a combinare dio sa cosa, sempre
con un mare di gente. Loretta amava essere circondata da un mare
di gente. Per indole, Hickey era pi solitario, e pensava che lo
fosse anche Re, con il quale, per il momento, non era ancora riuscito
a legare.
Re sedeva in macchina sul suo seggiolino ed esaminava il paesaggio
con l'aria di trovarlo vagamente inammissibile. Perfino
infagottato nei suoi goffi vestiti da bambino, proiettava un'aria
aristocratica piuttosto odiosa. A volte Hickey lo chiamava con
una certa cattiveria Miss Me, cosa che lasciava Re del tutto
indifferente.
Quella sera in macchina con loro, intento a trattenere nei polmoni
il fumo di marijuana, c'era Kevin, un amico di Hickey, che
una settimana prima era stato mollato dalla moglie.
Semplicissimo, Kevin gliel'aveva raccontata cos. Vuoi sapere
com' cominciata? E cominciata che una mattina mi guarda
mentre mi bevo la mia birra e dice: Lo sai come si scrive woman,
Kevin? Si scrive w-o-m-y-n, senza man, ecco come si scrive woman,
brutto ritardato buono a nulla. Come vedi non ho bisogno
di uomini. Poi prende e se ne va. Aveva sempre voluto aprire una
panetteria in Belize, e mi sa che ora  proprio l. Io le dicevo sempre:
Ma che razza di ambizione , una panetteria in Belize? Perfino
io sono pi ambizioso..
Tempo prima Kevin aveva pubblicato un libro di fotografie di
saguari, dove i cactus dicevano battute divertenti, adatte alla loro
natura incongruente. Una di quelle letture da fare seduti sul
cesso. Poi ne aveva pubblicato il seguito, con altre battute, ma
questa volta senza grande successo. Hickey gli aveva detto che
aveva spremuto troppo l'idea.
A volte mi auguro che Loretta se ne vada e non torni pi,
disse Hickey, mica come ora, una volta ogni quattro mesi. Allora
s che la mia vita riprenderebbe a marciare. Guard suo figlio
e fece pi volte s con la testa. Re lo ignor.
Se se ne andasse per sempre ti mancherebbe. A me manca un
casino il culetto della mia signora. Forse dovrei andare anch'io
laggi, trovarmi un lavoro in un negozio di articoli per subacquei,
non so, a riempire d'aria le bombole. Provare a riconquistarla.
 un lavoro pericoloso, disse Hickey. Metti che fai una cazzata
e uno si ritrova a venti metri di profondit con una bombola
difettosa. Finisci in tribunale. Hickey aveva terrore dei processi,
anche se non aveva mai messo piede in un'aula di tribunale, nemmeno
come giurato popolare. A volte per sognava di trovarsi di
fronte a una donna in toga, in procinto di rivelargli qualcosa con
catastrofica precisione.
Devi conoscere il kairos, Hickey, disse cupo Kevin. Spense
il mozzicone della canna con le dita e lo ingoi.
E che diavolo sarebbe?.
Il momento giusto. Devi capire quando ti si presenta il momento
giusto. Devi essere pronto a riconoscerlo. Come ho fatto
io con i cactus, quella volta. Ne ho intuito le potenzialit economiche,
non  detto che l'avrebbero fatto in molti. Adesso li odio.
Li odio anch'io, disse Hickey. Che cazzo di ore sono?.
Il tempo  una cosa provvisoria, disse Kevin. Le ore sono
un'occasione per l'agire umano, nient'altro. Ti dispiace se ne faccio
un'altra?.
Sta' solo attento a non soffiare il fumo su Re. Sua madre sente
l'odore.
Fermati che scendiamo, disse Kevin. E tu che dici, Re? Sai
gi parlare?.
Macch. Mi sarebbe piaciuto che cominciasse mentre Loretta
era via, cos ci rimaneva male. Cos imparava che non pu prendere
e andarsene cos, perch poi succedono cose, piccole pietre
miliari che si presentano una volta sola.
Superarono un descanso, una croce bianca di legno decorata
con un nastro sbiadito e il nome dello sfortunato defunto scritto
con i chiodi. Re, reggendo nella manina una crosta di pane
smangiucchiata, gli rivolse uno sguardo cisposo. Hickey rallent
ma non si ferm finch la croce non usc dalla visuale. Lui e
l'amico scesero, mentre Re rest fermo dov'era.
Qualche sorriso lo fa ogni tanto?, chiese Kevin.
Beh, s, ma non molti, ammise Hickey.
Comunque  un bel bambino, disse Kevin esitante. Si passarono
e ripassarono la canna. Due arroyos poco profondi convergevano
a formare una verde V. Kevin non gli avrebbe chiesto
se lui e Loretta avessero mai pensato di far vedere Re. Hickey
sembrava di cattivo umore. Ed era di cattivo umore anche lui.
I saguari lo guardavano come se stesse facendo la figura dello stupido,
l fuori. Una volta, dopo aver fumato, sentiva un'affinit
profonda con i cactus giganti, ma in quel momento aveva solo voglia
di conciare per le feste quegli affari balordi. E poi erano cos
grossi, cristo, cosa che Kevin, molto suscettibile al fatto di essere
alto un metro e sessantasette senza rialzi sotto i suoi stivali da
cowboy, non aveva mai trovato divertente. Quando la sua ragazza
gli voleva ancora bene, aveva cercato di rassicurarlo dicendogli
che Kant era alto solo un metro e mezzo, ma era stato lo stesso
un grande e influente pensatore. Kevin era andato a guardarsi un
riassunto dell'opera del filosofo nanerottolo sulla biblioteca ambulante,
ma il piccolo Immanuel gli era parso piuttosto datato oltre
che confuso: un cialtrone, diciamola tutta. A parte questo, in
Dio ci credeva o no? E nella libert personale e nell'immortalit?
I saguari, le braccia levate simulando terrore, sembrava dovessero
rotolarsi dalle risate da un momento all'altro.
Chi  che disse: La paranoia si  impossessata dei fatti?.
Mi venga un colpo se lo so. Hickey stava elucubrando sul
tipo di rapporto che avrebbe avuto con Re, quando il bambino
sarebbe cresciuto. Forse Re avrebbe cercato di ucciderlo; si immaginava
la scena, l'uno di fronte all'altro nel soggiorno a soqquadro.
O meglio, Re non ci avrebbe provato di persona, troppo
furbo: avrebbe pagato qualcuno che in piena notte si intrufolasse
in casa di suo padre per farlo fuori. Quel giorno Loretta
non ci sarebbe stata, ovvio. Si sarebbe opportunamente trovata
in mezzo a un sacco di gente, la sua presenza attestata da migliaia
di persone, e anche Re avrebbe avuto il suo alibi grazie ai
suoi leccapiedi; ma Hickey non avrebbe lasciato che succedesse,
ah no. Ne sarebbe uscito vivo, e poi lui e Re avrebbero fatto due
chiacchiere.
Qualcuno l'ha detto, disse Kevin.
Che poi, forse, quelle due chiacchiere tra lui e Re non ci sarebbero
mai state. Poteva essere. E la sua vita sarebbe stata sempre
un incassa e schiva. Il tormentone dei suoi anni. Il giudizio
finale.
Re se ne stava seduto in macchina tutto sommato a suo agio,
anche se gli mancava il borboglio della marmitta Floatmaster
del padre: un piacere che, come l'esperienza gli insegnava, sarebbe
ripreso non appena avessero ricominciato ad andare. Per Re,
il suono della Floatmaster era l'inno degli di.
Ce l'hai il fucile?, s'inform Kevin.
Certo. Tutti e due.
Spariamo un po' ai saguari. Guarda che braccia ha quello.
Indic una configurazione sgradevolmente cosmica.
Facciamoli ballare, lo assecond Hickey, scuro in volto. Torn
alla macchina e, da sotto una coperta messicana dietro i sedili,
prese i fucili. Era da un po' che non sparava a un saguaro.
Allontaniamoci, Re ha paura dei rumori forti.
 un bel bambino, sensibile, ma guarda che  meglio se non
diventa troppo sensibile, ammon Kevin.
Ogni tanto ho l'impressione che Re e io non condividiamo la
stessa atmosfera, disse Hickey accorato. E Loretta incoraggia
questa cosa.
La paranoia si  impossessata dei fatti, disse Kevin, sincero.
L'avrebbe voluto far incidere sulla mensola del caminetto.
Sparare era bello. La gioia, dopotutto, consisteva in quello, nell'espandere
il proprio potere. Procedevano come se stessero facendo
una ricognizione su un territorio ostile, sparando e polverizzando
nell'aria, come un getto d'acqua, la corteccia verde dei cactus. Cinque
o sei dei colpi di Kevin smangiarono un enorme ramo proteso
a mo' di braccio che cadde pesante al suolo dissolto in brandelli
fradici.
Se ti finisce addosso uno di questi accidenti, ti ammazza,
disse Kevin.
Hickey sembrava indignato, ma in realt si sentiva meglio; era
perfino contento. L'aria l era buona, quasi morbida e delicata. E
poi Hickey era contento di sottrarsi allo sguardo vigile e
supereminente di Re. Fece scoppiare alcune schiere di cbolla.
Anche Kevin si sentiva meglio. Fece fuoco senza troppo impegno
contro un cactus che pareva supplicare comicamente per la
propria vita, ma in realt stava solo facendo lo scemo, diceva: La
vita  uno schifo, e poi si muore, ed era proprio per questo che
Kevin non riusciva a vendere il seguito dei Discorsi del cactus.
Erano cretinate, roba trita e ritrita.
Un aereo attravers il cielo immacolato molto in alto sopra
le loro teste - era l'aereo di Loretta, senz'altro, in orario, proveniente
da nord e in fase di atterraggio. Hickey sarebbe andato a
prenderla all'aeroporto, lei avrebbe voluto essere portata a cena,
a mangiare qualcosa di indiano dell'india, quel posto dove
la gente cacava e faceva il bagno nello stesso fiume e venerava le
mucche. Sul naso, come sempre dopo i suoi viaggi, avrebbe avuto
un brufoletto. Gli avrebbe parlato delle persone meravigliose
che aveva conosciuto. Gente niente di speciale. Nel mondo ci sono
cinque miliardi e mezzo di persone, non si rendeva conto che
non potevano essere tutte speciali? Pensaci un attimo, Loretta,
per la miseria! Lui il cibo indiano lo detestava. Incassa e schiva,
medit Hickey tirando il grilletto. Lui e Kevin si stavano allontanando
sempre di pi dalla macchina e da Re, quel moralista in
miniatura. Visto che i loro bersagli erano immobili, furono contenti
di vedere qualcosa che avanzava incerto e frenetico verso di
loro nel crepuscolo. Per la verit Hickey non avrebbe saputo dire
cosa fosse. Con quell'andatura scomposta, era cos indistinto
che non si capiva un bel nulla. Non si poteva nemmeno dire se
arrancasse verso di loro o se invece non se la stesse filando via.
Come lo interpreti, Kevin?, url. Ma Kevin stava sparando,
lo aveva gi interpretato come qualcosa di inanimato ma mobile,
inanimato ma sicuro nella sua spontanea attitudine a farcela
senza nemmeno la fatica di essere vivo, una possibilit che sconcertava
Kevin. Scaric il fucile con il pretesto di onorare un impegno.
Anche Hickey spar. Lui aveva il fucile migliore, quello del
padre, con il falco dalle zampe piumate in picchiata sulla bascula.
Ray non ebbe nemmeno la possibilit di vedere il suo vecchio
amico Pitagora nella morbida tunica bianca, con un animale in
bocca per coglierne l'ultimo respiro, perch, per Pitagora, solo
gli animali perpetuano lo spirito. Ray non pot cogliere quella
visione consolante. Il suo essere, semplicemente, si disintegr.
Nella lacuna.
...
.
...
FINE Parte 1.